Archeologia - tutti i libri per gli amanti del genere Archeologia - Johan & Levi Editore
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Archeologia

Storia culturale degli Etruschi
Quella degli Etruschi è una cultura rimasta a lungo misteriosa che non ha mai smesso di conquistare l’attenzione di studiosi di tutte le epoche. Aperta ai decisivi influssi greci e orientali, ma proiettata anche verso le popolazioni vicine dell’Italia centrale e settentrionale, è riuscita a far arrivare la sua eco fino al di là delle Alpi.Di questo popolo, Sybille Haynes delinea il carattere peculiare e segue l’evoluzione storica, accompagnando i lettori tra i luoghi, i reperti e le testimonianze più significativi e affascinanti. Attraverso un vasto repertorio di fonti ne ricostruisce la vita e la morte, la religione, la lingua, l’architettura, l’arte e molto altro ancora: in particolare la condizione femminile è indagata con un’attenzione inedita. Dagli approfondimenti dedicati, infatti, emerge come le donne etrusche, almeno quelle di classe elevata, godessero di una sostanziale parità di considerazione sociale rispetto agli uomini e di una libertà tutt’altro che consueta per l’antichità.Un percorso per immagini permette di esplorare e osservare da vicino il mondo etrusco nell’ambito di un quadro complessivo la cui organizzazione è scandita seguendo le grandi tappe della sua storia, dalle origini fino all’annessione romana, lungo tutti i momenti di fioritura, crisi e rinascita. Un mondo che, posto al centro dei commerci e delle influenze del Mediterraneo, ha saputo assorbire, unificare e tramandare usi e costumi alle origini della nostra cultura.
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Storia culturale degli Etruschi

Sybille Haynes

pagine: 520 pagine

Quella degli Etruschi è una cultura rimasta a lungo misteriosa che non ha mai smesso di conquistare l’attenzione di studiosi di tutte le epoche. Aperta ai decisivi influssi greci e orientali, ma proiettata anche verso le popolazioni vicine dell’Italia centrale e settentrionale, è riuscita a far arrivare la sua eco fino al di là delle Alpi.Di
Tesori etruschi - La collezione Castellani tra storia e moda
La mostra “Tesori etruschi. La collezione Castellani tra storia e moda” (25 ottobre 2023 – 3 marzo 2024), ospitata presso la Fondazione Luigi Rovati e organizzata in collaborazione con il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, porta a Milano i più importanti reperti archeologici e gli straordinari gioielli della collezione Castellani, una delle raccolte antiquarie romane più ricche e conosciute, non solo per l’importanza degli oggetti che la compongono, ma anche per il rilievo delle personalità che contribuirono a costituirla nel corso dell’Ottocento.Al nome della famiglia Castellani è legata sia l’invenzione di un nuovo genere di gioielleria e oreficeria “nello stile degli antichi”, che imitava nell’aspetto e nelle tecniche i materiali di origine archeologica, sia un’intensa attività di collezionismo e commercio di antichità provenienti dalla Penisola, culminata nel 1926 con la cessione del nucleo più consistente della raccolta al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.La possibilità di esporre una selezione di questi oggetti, per la prima volta eccezionalmente al di fuori della loro sede, permette di apprezzare non solo la grande varietà di materiali, ma anche la singolare qualità, che aveva reso a lungo lo studio di ricevimento Castellani una tappa obbligata per i visitatori della Città Eterna. Il catalogo ricalca il percorso espositivo presentando le opere esposte nelle seguenti sezioni: i capolavori, le produzioni mediterranee, la vita femminile, le oreficerie, dèi ed eroi e la famiglia Castellani. Con testi di Maria Paola Guidobaldi, Antonella Magagnini, Daniel Neumann, Valentino Nizzo, Giulio Paolucci, Giuseppe Sassatelli, Annalisa Zanni, il catalogo è arricchito da importanti contributi che aggiungono diverse novità a quello che già si sapeva sull’importanza storica della collezione Castellani e sulle sue caratteristiche, con particolare riguardo al suo intreccio tra antico e moderno.Il catalogo è pubblicato in lingua italiana con testo inglese in allegato.
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Tesori etruschi

La collezione Castellani tra storia e moda

pagine: 208

La mostra “Tesori etruschi. La collezione Castellani tra storia e moda” (25 ottobre 2023 – 3 marzo 2024), ospitata presso la Fondazione Luigi Rovati e organizzata in collaborazione con il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, porta a Milano i più importanti reperti archeologici e gli straordinari gioielli della collezione Castellani, una
Vestire all'etrusca
A giudicare dalla varietà di indumenti raffigurati con abbondanza di dettagli nella produzione artistica degli Etruschi, questo popolo risentì di molteplici influenze culturali, anche in fatto di moda. Tanto che, se un vestire “all’etrusca” c’è stato, non sarebbe possibile immaginarlo fuori dal contesto delle relazioni commerciali e dei frequenti scambi tra i popoli del Mediterraneo e del Vicino Oriente.È il caso delle diverse varianti del chitone, veste di origine greca, ma anche di acconciature come la lunga treccia portata sulla schiena, di derivazione orientale, o del tutulus di importazione greca, declinato però secondo forme tipicamente locali.Per individuare i tratti più autoctoni della moda etrusca, Larissa Bonfante compie un’articolata analisi dei suoi sviluppi dall’VIII fino al V secolo a.C. Lo fa attraverso un ricco percorso iconografico che segue l’evoluzione dei singoli capi di vestiario, calzature, ornamenti e pettinature, sui quali le fonti scritte hanno lasciato scarse notizie. È grazie agli artisti, infatti, che conosciamo il gusto per il lusso che portava gli Etruschi a adornarsi di gioielli e accessori; l’abitudine di vestire indumenti cuciti su misura in opposizione a quelli ampi e fluenti dei Greci; la riluttanza nei confronti della nudità di questi ultimi e la passione per una vasta gamma di cappelli in contrasto con l’uso greco di andare a capo scoperto; o, ancora, l’usanza femminile di indossare abiti che altrove erano riservati agli uomini, come la tebenna semicircolare, il mantello corto infilato alla rovescia e le calzature con i lacci. Usanza che rifletteva la libertà di cui godevano le donne nella vita pubblica e nella società rispetto ad altre civiltà coeve.Per Bonfante l’abbigliamento diventa un documento storico importante per datare i reperti e attribuire un sesso, un rango sociale e perfino un nome alle figure rappresentate. Se la moda degli Etruschi è espressione delle influenze assorbite dai modelli greci e vicino-orientali e trasmesse poi al mondo romano, questa polarità non esclude lo spazio di uno stile specificamente etrusco.
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Vestire all'etrusca

Larissa Bonfante

pagine: 304 pagine

A giudicare dalla varietà di indumenti raffigurati con abbondanza di dettagli nella produzione artistica degli Etruschi, questo popolo risentì di molteplici influenze culturali, anche in fatto di moda. Tanto che, se un vestire “all’etrusca” c’è stato, non sarebbe possibile immaginarlo fuori dal contesto delle relazioni commerciali e dei

Autobiografia

Gian Francesco Gamurrini

pagine: 128 pagine

Scritta all’età di 86 anni, l’Autobiografia di Gian Francesco Gamurrini ripercorre momenti salienti di un’intera vita dedicata all’archeologia e alla difesa del patrimonio culturale del territorio aretino dalle razzie di speculatori e mercanti d’arte, soprattutto in seguito alla soppressione degli enti ecclesiastici. Una minaccia da evit
La stele di Kaminia, gli Etruschi e l'isola di Lemno
La stele di Kaminia, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Atene è una delle tre iscrizioni, tra le più illustri dell’antichità, che hanno guidato generazioni di italiani nell’Ellade alla ricerca del passato. Creata nel VI secolo a.C. come segnacolo di una tomba, e recuperata tra il 1883 e il 1885 nell’isola di Lemno, era originariamente alta un paio di metri ma oggi rimane solo la metà superiore, con il profilo di un uomo che impugna lancia e scudo e che si era distinto nella società per le sue virtù di combattente. Intorno alla figura e sul lato destro della pietra furono incise duecento lettere dell’alfabeto greco: in tutto trentatré parole su undici righe scritte in direzione alternata, dall’alto in basso e di seguito dal basso in alto, oppure da destra a sinistra e poi viceversa. Ma la lingua scritta in greco non è greca né indoeuropea e appartiene alla stessa famiglia dell’etrusco e del retico, che si parlava e scriveva in una zona ai confini tra Austria, Svizzera e Germania. Gli archeologi, gli storici e i linguisti che si occupano della stele di Kaminia e del suo contesto sono alle prese con una questione ancora irrisolta. Ci si chiede infatti se gli abitanti di Lemno, testimoniati dalla stele e dalle altre iscrizioni, siano della stessa stirpe degli Etruschi migrati dall’Anatolia, con un gruppo stanziato a Lemno e un altro arrivato in Etruria, oppure se si tratti di Etruschi giunti a Lemno dall’Italia, per fondare una colonia o una stazione commerciale e di pirati nell’Egeo. Non è facile sapere cosa sia successo. La comunità che scriveva sulla pietra e sulla terracotta nella lingua lemnia non si distingue da altri eventuali gruppi sociali ed etnici dell’isola, con i quali poteva condividere la stessa cultura materiale e figurativa, tecnologie, riti religiosi e funerari, modi di vivere. Se i Tirreni di Lemno sono venuti dall’Etruria, non hanno mantenuto molti contatti con la madrepatria a giudicare dalla completa assenza di oggetti fabbricati in Italia. Per l’ipotesi della migrazione dall’Anatolia siamo completamente all’oscuro del luogo di provenienza, della cultura e delle tradizioni di origine. «La verità nessun la vide, non c’è che l’opinione» (Simonide di Ceo).La storia della stele, e del popolo di cui era espressione, è narrata in questo libro che si compone di quattro testi firmati da Carlo De Domenico, Riccardo Di Cesare, Germano Sarcone ed Emanuele Papi, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, oltre all’introduzione dello stesso Emanuele Papi.
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La stele di Kaminia, gli Etruschi e l'isola di Lemno

Emanuele Papi, Carlo De Domenico, Riccardo Di Cesare, Germano Sarcone

pagine: 120 pagine

La stele di Kaminia, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Atene è una delle tre iscrizioni, tra le più illustri dell’antichità, che hanno guidato generazioni di italiani nell’Ellade alla ricerca del passato. Creata nel VI secolo a.C. come segnacolo di una tomba, e recuperata tra il 1883 e il 1885 nell’isola di Lemno, era originari
Fondazione Luigi Rovati - Museo d'arte
Questo volume è il racconto della genesi e dei principi operativi di Fondazione Luigi Rovati, un’infrastruttura materiale e immateriale della società della conoscenza, e del Museo d’arte ospitato nella sede di corso Venezia 52 a Milano, dove antico e contemporaneo dialogano all’interno di uno spazio rinnovato dall’archistar Mario Cucinella, inserito nella prestigiosa Wow List 2023 delle più importanti opere di architettura, arte e design al mondo selezionate dalla rivista AD Architectural Digest. L’architetto, del resto, non si è limitato al riassetto e al nuovo allestimento dei piani storici dell’edificio, ma vi ha aggregato un’immaginosa e rigorosa addizione ipogea, che nella forma, nella luce, nella suggestione emotiva è ispirata alla collezione di arte etrusca annoverata fra i vanti della Fondazione.Il mito etrusco ha viaggiato e viaggia sottopelle, affiorando, talvolta clamorosamente, in parte importante dell’arte e del pensiero del secolo scorso e ancora nel xxi secolo. È una rete dai molti nodi e implicazioni che Fondazione Luigi Rovati ha posto al centro del suo progetto culturale, ospitando non solo straordinari reperti archeologici, ma anche una raccolta di opere moderne e contemporanee – fra cui le installazioni site specific di Luigi Ontani, Giulio Paolini, Francesco Simeti – intese non come un corpo autonomo e separato bensì come vitali e stimolanti interlocutrici dell’antico.Oltre a una sezione dedicata al cantiere e alla storia del Palazzo a cura di Mario Cucinella, il volume è arricchito da testi di Salvatore Settis (sul rapporto fra il museo e la città), Mario Abis (sul valore sociale del museo), Giulio Paolucci (sulle alterne fortune del collezionismo milanese di antichità) e Martina Corgnati (sugli echi e le suggestioni della cultura etrusca nell’arte del Novecento), nonchè di due testi introduttivi di Giovanna Forlanelli, Presidente di Fondazione Luigi Rovati e Lucio Rovati, Presidente onorario.
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Fondazione Luigi Rovati

Museo d'arte

Autori vari

pagine: 136 pagine

Questo volume è il racconto della genesi e dei principi operativi di Fondazione Luigi Rovati, un’infrastruttura materiale e immateriale della società della conoscenza, e del Museo d’arte ospitato nella sede di corso Venezia 52 a Milano, dove antico e contemporaneo dialogano all’interno di uno spazio rinnovato dall’archistar Mario Cucinell

Storia degli antichi vasi fittili aretini

Marco Antonio Fabroni

pagine: 112 pagine

L’area di Arezzo ha attirato sin dal Medioevo l’attenzione di collezionisti e studiosi di antichità per via dei sottili e lucenti vasi fittili, che affioravano dal terreno con frequenza e in quantità. Si trattava di vasi dal rivestimento di colore corallino, spesso decorati a rilievo con motivi vegetali e scene figurate che suscitavano curios
Il lampadario di Cortona - Dal collezionismo delle origini alle raccolte contemporanee
Tra i capolavori etruschi più noti, un posto da protagonista spetta al lampadario conservato al Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona. Con un peso di oltre mezzo quintale, è considerato uno dei più pregevoli esempi di bronzistica antica, unico esemplare di lampadario etrusco ritrovato integro, entrato a far parte delle collezioni museali a seguito di un ritrovamento fortuito e di una complessa trattativa di acquisto. Oggi gli esperti sembrano concordi nel ritenere che la monumentale lucerna a sedici beccucci sia stata prodotta in un’officina dell’Etruria interna centro-settentrionale, tra Arezzo e Orvieto: una zona che nel IV sec. a.C. era ben attrezzata per produzioni di questo tipo e dalla quale provengono altri grandi bronzi.La complessità dell’iconografia, la straordinaria qualità della tecnica fusoria e il pregio del materiale portano a escludere la collocazione privata di un manufatto di tale valore: l’ipotesi più plausibile è che fosse destinato a un santuario pubblico, dove avrebbe potuto svolgere con continuità ed efficacia la sua funzione. Il volume include alcuni saggi sul tema dell’illuminazione nel mondo etrusco, sulla storia antiquaria, sulla realizzazione e l’analisi dell’apparato decorativo, a cui si aggiungono una selezione di lettere e documenti tratti da Nuove letture del lampadario etrusco (1988) e un nuovo saggio introduttivo di Paolo Bruschetti e Giulio Paolucci, scritto in occasione dell’esposizione presso il Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati.
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Il lampadario di Cortona

Dal collezionismo delle origini alle raccolte contemporanee

pagine: 112 pagine

Tra i capolavori etruschi più noti, un posto da protagonista spetta al lampadario conservato al Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona. Con un peso di oltre mezzo quintale, è considerato uno dei più pregevoli esempi di bronzistica antica, unico esemplare di lampadario etrusco ritrovato integro, entrato a far parte delle collezioni museali a s

Lo strano caso di Francesco Mancinelli Scotti

pagine: 656 pagine

Il conte Francesco Mancinelli Scotti, di nobile famiglia umbra decaduta, viene colto a circa quarant’anni dalla “insana passione” per l’archeologia e gli scavi e dedica i successivi quaranta a “devastare” il territorio del Lazio settentrionale. Uomo di grandi slanci, che lo portano a vent’anni a entrare nelle fila garibaldine, Frances
Viaggio archeologico nell'antica Etruria
La civiltà etrusca e i luoghi che ne furono la culla sono tutt’oggi studiati anche grazie ai diari di viaggio del Grand Tour, intrapreso da eminenti personaggi come l’esploratore ed etruscologo George Dennis, l’acquarellista Samuel James Ainsley o Elizabeth Hamilton Gray, figura pionieristica dell'etruscologia ottocentesca al femminile. Precursore di questi nomi illustri è Wilhelm Dorow, diplomatico alla corte di Federico Guglielmo III di Prussia, storico, letterato, orientalista ma soprattutto archeologo e collezionista di antichità, tra i primi a viaggiare tra le città dell’antica Etruria con l’attenzione dello studioso, documentando le ricchezze artistiche e archeologiche dell’entroterra senese e aretino con Cortona, Chiusi e Arezzo.Pubblicato quasi vent’anni prima del celebre The Cities and Cemeteries of Etruria di George Dennis, il taccuino di Dorow rappresenta un tassello cruciale per la storia dell’etruscologia e del collezionismo antiquario ed è qui tradotto dall’edizione francese del 1829 e completo delle sedici tavole originali. Dedicato a Bertel Thorvaldsen, con cui Dorow intrattenne negli anni scambi epistolari e dal quale ricevette parole di apprezzamento per la propria collezione, documenta il viaggio intrapreso da Firenze nell’estate del 1827.Accompagnato dal cavaliere Francesco Inghirami, autore – tra le altre – della poderosa opera illustrata Monumenti Etruschi, e dall’artista Giuseppe Lucherini, che aveva l’incarico di riprodurre gli antichi reperti, Dorow si distingue in modo netto dai colleghi inglesi: con una profonda conoscenza del contesto italiano, a lui si devono annotazioni di un’arguzia e precisione indiscusse e per questo ancora di estrema utilità per lo studio archeologico contemporaneo. Il resoconto delle sue visite ai luoghi che conservano i più importanti lasciti etruschi e alle principali collezioni private di antichità etrusche si accompagna a una descrizione dettagliata dei reperti, resa possibile anche grazie ai disegni minuziosi di Lucherini. Emerge da queste pagine una sorta di istantanea dell’Etruria del XIX secolo, che fa risaltare il fondamentale contributo di Dorow nella ricostruzione storica delle collezioni e delle loro sorti, nonché nel decisivo passaggio da un puro interesse antiquario allo studio scientifico del mondo etrusco.
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Viaggio archeologico nell'antica Etruria

Wilhelm Dorow

pagine: 164 pagine

La civiltà etrusca e i luoghi che ne furono la culla sono tutt’oggi studiati anche grazie ai diari di viaggio del Grand Tour, intrapreso da eminenti personaggi come l’esploratore ed etruscologo George Dennis, l’acquarellista Samuel James Ainsley o Elizabeth Hamilton Gray, figura pionieristica dell'etruscologia ottocentesca al femminile. Prec
Immaginare l'Unità d'Italia. Gli Etruschi a Milano tra collezionismo e tutela - Atti del convegno internazionale, 30-31 maggio 2019, Palazzo Litta, Milano
Il convegno “Immaginare l’Unità d’Italia. Gli Etruschi a Milano tra collezionismo e tutela” è stato promosso da Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano, Comune di Milano (Civico Museo Archeologico), Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali) e Fondazione Luigi Rovati in occasione della mostra milanese “Il Viaggio della Chimera. Gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo”.Seconda tappa del percorso di approfondimento e studio dedicato agli Etruschi, il volume si focalizza sulle tematiche legate alla storia e alle peculiarità del collezionismo archeologico etrusco quale fenomeno che fu sostenuto, da metà Ottocento a inizio Novecento, dalle aspirazioni nazionalistiche e identitarie che riconobbero nella storia di questo popolo la prima esperienza di unificazione del territorio sotto una comune “identità”.Gli interventi approfondiscono in primo luogo le figure di grandi collezionisti che contribuirono a formare la storia dell’archeologia in Italia, con particolare riguardo alla città di Milano, intrecciando le vicende delle collezioni e delle istituzioni – università, musei, istituti – che ne hanno raccolto l’eredità fisica e morale di tutela e studio. Lo sguardo si sposta quindi sullo stretto legame tra collezionismo e tutela e prende in considerazione l’evoluzione delle attività e della normativa a protezione delle antichità partendo dalle leggi emanate nel periodo preunitario fino a giungere al Testo Unico, soffermandosi su casi di rilievo nella gestione della tutela e valorizzazione in età moderna.
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Immaginare l'Unità d'Italia. Gli Etruschi a Milano tra collezionismo e tutela

Atti del convegno internazionale, 30-31 maggio 2019, Palazzo Litta, Milano

pagine: 304 pagine

Il convegno “Immaginare l’Unità d’Italia. Gli Etruschi a Milano tra collezionismo e tutela” è stato promosso da Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano, Comune di Milano (Civico Museo Archeologico), Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali) e Fondazione
Cerveteri, Pyrgi e le origini degli Etruschi
Cerveteri, anticamente denominata Cere, è una delle più importanti città etrusche e la sua necropoli è nota per la grandiosità e suggestione delle sepolture. Per la sua importanza la città, che aveva il suo porto presso Pyrgi, è stata inserita nel 2004 tra i siti Unesco. Tappa del Grand Tour ottocentesco, famosi autori come George Dennis ed Elizabeth Hamilton Gray le hanno dedicato pagine intense e disegni minuziosi, e ai racconti di viaggio si sono affiancati, tra Ottocento e Novecento, numerosi studi storico-archeologici. Dal novero dei nomi consolidati in ambito accademico è tuttavia rimasto escluso il sacerdote Sabino De Nisco, “dottore in lettere” come si autodefinisce, formatosi a Napoli probabilmente sotto la guida del latinista e filologo Enrico Cocchia, i cui acuti e preziosi contributi alla conoscenza di Cere e Pyrgi, a discapito della qualità delle osservazioni, non compaiono nella letteratura scientifica su Cerveteri posteriore alla metà del XX secolo.In questo volume sono riproposte le due brevi pubblicazioni uscite a Napoli nel 1909 che De Nisco dedica alle origini della città e alla divinità del tempio di Pyrgi; nei due testi risultano evidenti la conoscenza diretta della realtà archeologica ceretana, la padronanza assoluta delle fonti letterarie unita alla solidità e alla autorevolezza delle argomentazioni, l’acuta intelligenza critica e un vivo senso della ricerca storica, con le quali l’autore giunge a sostenere l’origine terramaricola della città, allontanandosi dalla teoria di una fondazione a opera dei Pelasgi, e a ricondurre la divinità del tempio di Pyrgi a una figura squisitamente greca da identificare con Leucotea.Con questa riedizione si intende ricollocare gli scritti di De Nisco, dopo un secolo di oblio, accanto ai principali risultati della ricerca storico-archeologica su Cerveteri.
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Cerveteri, Pyrgi e le origini degli Etruschi

Sabino De Nisco

pagine: 128 pagine

Cerveteri, anticamente denominata Cere, è una delle più importanti città etrusche e la sua necropoli è nota per la grandiosità e suggestione delle sepolture. Per la sua importanza la città, che aveva il suo porto presso Pyrgi, è stata inserita nel 2004 tra i siti Unesco. Tappa del Grand Tour ottocentesco, famosi autori come George Dennis ed

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