fbevnts Tutti i libri di di Johan & Levi Editore
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Catalogo

Bestiario surrealista

Animali strani e visioni fantastiche

Desmond Morris

pagine: 256 pagine

Desmond Morris raccoglie l’eredità del bestiario medievale – in cui la descrizione degli animali si accompagnava al loro significato allegorico, morale o religioso – e ci conduce nell’immaginario surrealista. Coniugando l’occhio esperto da scienziato con la sensibilità del pittore, si addentra in un regno misterioso popolato di creature
Novità In miniatura - Perché le cose piccole illuminano il mondo
È più probabile farsi un’idea dell’universo creando oggetti infinitesimali che nel rifare il cielo intero.A metterla su questo piano è lo scultore Alberto Giacometti che, per afferrare la verità e darle forma tangibile, finiva spesso per ridurre in scala l’esistente. D’altronde gli oggetti rimpiccioliti hanno qualità profondamente rivelatrici: fin da bambini maneggiamo macchinine, omini, mattoncini, dando vita a imperi in miniatura da poter dominare, mettendoci alla pari di un adulto, forse perfino di un gigante. Un’aspirazione che non sempre si estingue una volta cresciuti, e che talvolta si trasforma in dedizione totale alle imprese più eccentriche. Come è accaduto negli anni venti a Edwin Lutyens, che progettò con minuziosa maniacalità la casa delle bambole per la regina Maria, dotandola di oggetti piccoli, piccolissimi, tutti perfettamente funzionanti e realizzati dai più famosi artisti e artigiani dell’epoca.Simon Garfield si muove nel tempo e nello spazio alla scoperta di un microcosmo popolato di collezionisti, modellisti e appassionati irriducibili. Ne celebra il puntiglio e l’ossessione, indaga l’origine di questa scintilla e riesce a scovare universi insospettati nelle crune degli aghi: incontreremo allora abilissime pulci circensi, microscopici abitanti di città lillipuziane, una signora di Chicago che ricostruisce scene del crimine delle dimensioni di un guscio di noce, l’esercito di migliaia di minuscoli Hitler dei fratelli Chapman. Perché la miniatura ha molto a che fare con l’arte: amplia la percezione di ciò che la nostra mente crede già di conoscere, donandoci spunti profondi e illuminanti sul mondo, in scala reale, che ci circonda.
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In miniatura

Perché le cose piccole illuminano il mondo

Simon Garfield

pagine: 216 pagine

È più probabile farsi un’idea dell’universo creando oggetti infinitesimali che nel rifare il cielo intero.A metterla su questo piano è lo scultore Alberto Giacometti che, per afferrare la verità e darle forma tangibile, finiva spesso per ridurre in scala l’esistente. D’altronde gli oggetti rimpiccioliti hanno qualità profondamente rive
Novità Robert Mapplethorpe - Fotografia a mano armata
New York, autunno 1978. Giovedì sera, alle otto spaccate, Robert Mapplethorpe, elegante e sfrontato nella sua giacca di pelle nera, scende le scale e fa il suo ingresso nella sala principale del famigerato Mineshaft, il brulicante club sotterraneo per soli uomini tempio e ricettacolo di ogni forma di perversione. È il decennio famelico e scintillante dell’emancipazione gay: arte e sesso sono legati a doppio filo e il pronostico warholiano sui quindici minuti di celebrità è un imperativo esistenziale. Mapplethorpe, il fotografo scandaloso e provocatorio per eccellenza, brandisce la sua Hasselblad come fosse un revolver e mira dritto al lato oscuro di quegli anni, di cui è insieme testimone e protagonista: nudi statuari o corpi fasciati in latex e corde, scene leather e pratiche feticiste, fino agli autoritratti luciferini. Un “fuorilegge” venuto dall’Inferno, che ha preso d’assalto i dogmi della società americana e diventato, nonostante i tentativi di censura, uno tra gli artisti più acclamati del Ventesimo secolo dopo la sua morte per AIDS nel 1989. Questa di Jack Fritscher – amante e compagno di Mapplethorpe alla fine degli anni settanta e direttore della prima rivista che pubblicò le sue controverse immagini – non è una biografia in senso stretto: è il ritratto di un’epoca dal cuore selvaggio, raccontata nei suoi estremi e bizzarrie attraverso una scrittura sincopata, ironica, fatta di dialoghi fulminei e ritratti allucinati.Ma è soprattutto un collage intimo e personale di ricordi, incontri, amori, vizi, ossessioni, malattie, amicizie illustri, divagazioni liriche, scene di vita quotidiana e cronache audaci, che lascia emergere il profilo di un uomo vulnerabile, di purezza cristallina e allo stesso tempo ambizioso e spavaldo, sempre intento ad alimentare la mistica della sua immagine pubblica. Robert Mapplethorpe amava il rischio, nella vita e nell’arte, e rincorrendo il pericolo, ha fatto della sua stessa esistenza una sequenza di “scatti perfetti”.
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Robert Mapplethorpe

Fotografia a mano armata

Jack Fritscher

pagine: 352 pagine

New York, autunno 1978. Giovedì sera, alle otto spaccate, Robert Mapplethorpe, elegante e sfrontato nella sua giacca di pelle nera, scende le scale e fa il suo ingresso nella sala principale del famigerato Mineshaft, il brulicante club sotterraneo per soli uomini tempio e ricettacolo di ogni forma di perversione. È il decennio famelico e s
Novità Duty Free Art - L’arte nell’epoca della guerra civile planetaria
Giganteschi musei segreti spuntano oggi in terre di nessuno che eludono le sovranità nazionali e sbarrano l’accesso al pubblico. Sono i luoghi di stoccaggio esentasse, dove le opere ‒ pur restando sigillate nelle loro casse ‒ sono usate come valuta alternativa per la circolazione di capitali miliardari da una sponda all’altra del globo. Un’arte senza frontiere intrappolata in zone di transito permanente; un’arte immune da tasse ma non dall’obbligo di essere una risorsa, o una facciata.È ancora pensabile produrre e perfino apprezzare l’arte in un’epoca come la nostra, sconvolta da guerre civili permanenti e in balìa di multinazionali pronte a capitalizzare una ricostruzione perpetua, magari impreziosendola con un museo d’avanguardia disegnato da un’archistar? Che valore hanno oggi istituzioni artistiche il cui principale obiettivo è imbellettare l’immagine pubblica di questo o quel regime? È ancora possibile restituire autonomia all’arte?Scandagliando archivi di WikiLeaks e fake news, dark web e truffe sentimentali online, Steyerl individua con rabdomantica precisione una strategia di contrattacco e resistenza. Con scrittura affilata ricostruisce i tratti di un’arte capace di farsi pratica insurrezionale, libera da ogni imperativo di esibirsi, rappresentare, educare, incarnare valori o servire una causa o un padrone. Un’arte duty free, per rifuggire alla tentazione di farsi trascinare dentro l’abisso, inglobati dal rumore bianco della contemporaneità.
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Duty Free Art

L’arte nell’epoca della guerra civile planetaria

Hito Steyerl

pagine: 212 pagine

Giganteschi musei segreti spuntano oggi in terre di nessuno che eludono le sovranità nazionali e sbarrano l’accesso al pubblico. Sono i luoghi di stoccaggio esentasse, dove le opere ‒ pur restando sigillate nelle loro casse ‒ sono usate come valuta alternativa per la circolazione di capitali miliardari da una sponda all’altra del gl
L’arte che cura - Nuove evidenze scientifiche
Molti considerano le arti un hobby o un lusso. E se invece fossero una vera e propria risorsa per il nostro benessere? Se avessero un effettivo potere curativo, come tramandano i racconti della medicina araba e di quella ayurvedica?Daisy Fancourt, ricercatrice pluripremiata e autorità indiscussa sul rapporto virtuoso tra arti e salute, attraverso solide evidenze scientifiche, illustra il potere trasformativo di questo binomio. I numerosi studi passati in rassegna dimostrano che le canzoni favoriscono lo sviluppo strutturale del cervello nei bambini; che arte visiva e musica riducono depressione, stress e dolore con effetti paragonabili a quelli dei farmaci; che la danza costruisce nuove connessioni neurali dopo traumi cerebrali; che frequentare concerti, mostre e spettacoli abbassa il rischio futuro di isolamento e fragilità; e che le attività artistiche ritardano il decadimento cognitivo e sono utili in caso di malattie neurodegenerative come il Parkinson e l’Alzheimer. Soprattutto, Fancourt ci svela gli strumenti più efficaci per curarci in modo sano. Basata sulle ricerche più avanzate in neuroscienze, psicologia, immunologia, fisiologia, scienze del comportamento, epidemiologia, e arricchita da testimonianze toccanti, L’arte che cura è una guida pratica essenziale e coinvolgente per costruire la nostra personale “prescrizione artistica”.Con una prefazione di Pier Luigi Sacco, Catterina Seia e Annalisa Cicerchia.La traduzione dell’opera è stata realizzata grazie al contributo del SEPS – Segretariato Europeo per le Pubblicazioni Scientifiche.
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L’arte che cura

Nuove evidenze scientifiche

Daisy Fancourt

pagine: 320 pagine

Molti considerano le arti un hobby o un lusso. E se invece fossero una vera e propria risorsa per il nostro benessere? Se avessero un effettivo potere curativo, come tramandano i racconti della medicina araba e di quella ayurvedica?Daisy Fancourt, ricercatrice pluripremiata e autorità indiscussa sul rapporto virtuoso tra arti e salute, attraverso

L’artista ecologista

Filipa Ramos

pagine: 176 pagine

Nella nostra epoca, segnata dall’angoscia crescente per un mondo che sta scomparendo e dalla percezione di vivere uno stato di crisi permanente, l’ecologia rappresenta un avamposto del possibile, che mette in campo intelligenza, attenzione, cura e creatività. Il termine, inizialmente tecnico e accademico, oggi è diventato “arborescente”,
Atlante delle emozioni - In viaggio tra arte, architettura e cinema
Che cos’è la “geografia emozionale”? È questa la domanda a cui Giuliana Bruno risponde attraverso le pagine del suo Atlante delle emozioni, un sapiente e avvincente excursus che va dalla geografia all’arte, dall’architettura al design e alla moda, dalla cartografia al cinema, avventurandosi in un paesaggio vario e incantevole nel tentativo assolutamente originale di condensare in un’unica mappa la storia culturale delle arti visive e dello spazio. Vedere e viaggiare – sostiene l’autrice – sono inseparabili, e lo dimostra grazie a un montaggio evocativo di parole e immagini che trasformano il voyeur in voyageur, rivelando che non solo sight (vista) e site (luogo), ma anche motion (moto) ed emotion (emozione), sono irrevocabilmente connessi.Trasportandoci attraverso movimenti artistici, traiettorie storiche e memorie culturali, Bruno dischiude il mondo delle immagini emozionali. Nel farlo, ci parla del lavoro di artisti come Gerhard Richter, Annette Messager, Rachel Whiteread, Louise Bourgeois; di architetti come Daniel Libeskind e Jean Nouvel; dell’opera di numerosi cineasti tra cui Peter Greenaway e Roberto Rossellini, Chantal Akerman e Jean-Luc Godard,  Michelangelo Antonioni e Pier Paolo Pasolini, Wim Wenders e Wong Kar-wai; dell’architettura del cinema e dei suoi precursori: gabinetto delle curiosità, museo delle cere, teatro anatomico, lanterna magica, georama e panorama, design di giardini, vedutismo, le arti della memoria e della mappatura; e dei suoi stessi viaggi in Italia, il paese in cui è nata.L’affascinante e ardito viaggio visivo in cui Giuliana Bruno ci fa da guida propone a ogni svolta viste e interpretazioni inedite. Atlante delle emozioni è una mappa affettiva che ci mette in contatto con i paesaggi mentali e i mondi interiori di quella che l’autrice ha battezzato “geografia emozionale”, una pregnante categoria interpretativa ripresa dagli studiosi di tutto il mondo.
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Atlante delle emozioni

In viaggio tra arte, architettura e cinema

Giuliana Bruno

pagine: 608 pagine

Che cos’è la “geografia emozionale”? È questa la domanda a cui Giuliana Bruno risponde attraverso le pagine del suo Atlante delle emozioni, un sapiente e avvincente excursus che va dalla geografia all’arte, dall’architettura al design e alla moda, dalla cartografia al cinema, avventurandosi in un paesaggio vario e incantevole nel tentat
Storia di un gesto - Il mito di Meleagro dall'arte classica a Warburg, a Picasso
La mostra “Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg, a Picasso” a cura di Salvatore Settis (13 maggio-4 ottobre 2026) è costruita attorno a tre elementi strettamente connessi. Il primo è il mito di Meleagro, uno dei racconti più intensi della tradizione classica, il secondo è un sarcofago con il rilievo raffigurante la Morte di Meleagro (170-180 d.C. circa), conservato presso una collezione privata e esposto ora per la prima volta al pubblico. Il terzo è il cosiddetto “gesto della disperazione”, una delle più incisive formule figurative del dolore nella tradizione artistica occidentale. Nato e codificato in età romana, questo gesto conosce una lunga eclissi nella tradizione figurativa europea, per poi riemergere a partire dal XIII secolo e riassumere un ruolo centrale nella rappresentazione del dolore.Il percorso espositivo, e il volume che accompagna la mostra, ne ricostruisce l’origine in età classica, documenta la sua prolungata assenza dalla tradizione figurativa europea e ne segue la riapparizione, da Nicola Pisano a Giotto, fino alle persistenze nell’arte contemporanea, con riferimenti che giungono a Guernica di Pablo Picasso. Questo stesso gesto, già nel 1901 era stato riconosciuto da Aby Warburg che individuò nei sarcofagi di Meleagro una fonte decisiva per sua la “resurrezione” dopo un lungo oblio, esemplificata in mostra da tre tavole dell’Atlante Mnemosyne. Con testi di Salvatore Settis, Maurizio Bettini, Licia Luschi, Giulia Ammannati, Maria Luisa Catoni, Giovanna Targia, Axel Heil e Roberto Ohrt, Anna Lucchini e Francesca Siena.
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Storia di un gesto

Il mito di Meleagro dall'arte classica a Warburg, a Picasso

pagine: 216 pagine

La mostra “Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg, a Picasso” a cura di Salvatore Settis (13 maggio-4 ottobre 2026) è costruita attorno a tre elementi strettamente connessi. Il primo è il mito di Meleagro, uno dei racconti più intensi della tradizione classica, il secondo è un sarcofago con il rilievo raffigu
Arte senza artista - Esperimenti estetici con l’intelligenza artificiale generativa
Le macchine possono fare arte? I passi da gigante dell’intelligenza artificiale generativa ci pongono di fronte a un dilemma. Se a metà del Novecento un geniale scienziato, Alan Turing, poteva immaginare una macchina in grado di pensare come un essere umano, oggi Chatgpt e altri programmi fanno molto di più: scrivono testi, compongono musica e creano immagini ormai difficili da distinguere dai prodotti di artisti in carne e ossa. Davvero sistemi come Dall-E, Midjourney o Stable Diffusion possono sostituire l’uomo in una delle sue attività più emblematiche e inafferrabili? Può esistere un’arte senza artista?Per rispondere a queste domande, e a tanti altri interrogativi su un tema di grande attualità, Luigi Bonfante ci accompagna alla scoperta della machina artifex, dei meccanismi, delle potenzialità, delle contraddizioni, delle teorie che guidano la sua evoluzione e le sue incursioni in campo artistico. Partendo da un concetto di arte come processo che implica necessariamente l’uomo, l’autore osserva da vicino la creatività dell’ia, sottolinea affinità e divergenze tra umano e non umano, ma anche il possibile dialogo tra le due dimensioni, con un’attenzione particolare a chi, come Pierre Huyghe, ha colto le sfide del nuovo medium per profilare una nuova estetica “postumana”.Arte senza artista è una riflessione tra storia, tecnica e filosofia, un saggio in cui l’arte, osservata attraverso il prisma dell’intelligenza artificiale, emerge ancora in tutta la sua complessa umanità. Conoscere meglio la macchina diventa così un modo per capire la nostra espressività, e quindi noi stessi.
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Arte senza artista

Esperimenti estetici con l’intelligenza artificiale generativa

Luigi Bonfante

pagine: 192 pagine

Le macchine possono fare arte? I passi da gigante dell’intelligenza artificiale generativa ci pongono di fronte a un dilemma. Se a metà del Novecento un geniale scienziato, Alan Turing, poteva immaginare una macchina in grado di pensare come un essere umano, oggi Chatgpt e altri programmi fanno molto di più: scrivono testi, compongono musica e

La fonderia di Bologna

Il Ripostiglio di San Francesco nell'opera di Antonio Zannoni

Antonio Zannoni

pagine: 208 pagine

Un grande vaso di terracotta di età etrusca, 14.838 pezzi di bronzo tra cui oggetti e strumenti finiti (asce, fibule, coltelli, falcetti, rasoi) ma anche oggetti non rifiniti, scarti di lavorazione e pani grezzi di rame e altri metalli. Questo deposito di materiali da fonderia, scoperto nel 1878 nei pressi della Basilica di San Francesco a Bologna
Il corpo in pezzi
Linda Nochlin esplora il tema del frammento come metafora della modernità, seguendo una lunga traiettoria storica e visiva che parte dall’emblematico disegno di Füssli, in cui l’artista è ritratto piccolo e atterrito accanto a un enorme piede antico, simbolo della condizione moderna come perdita irrimediabile di una totalità passata.Con la Rivoluzione francese il frammento assume un valore positivo: mutilazioni del corpo e abbattimento di statue reali esprimono la distruzione dell’Antico Regime e la fondazione di un nuovo ordine. Nell’Ottocento il corpo in pezzi diventa immagine del trauma e della storia, e Géricault lo mortifica dipingendo teste e arti mozzati, sempre in bilico tra dissezione scientifica e melodramma romantico. Parallelamente impressionisti e Manet rappresentano città e corpi con inquadrature spezzate: il frammento entra nella struttura stessa dell’immagine. Cézanne e Van Gogh lavorano su frammenti scultorei che evocano tensioni tra tradizione e modernità, eros e sacrificio, arte e vita, fino al gesto estremo dell’automutilazione. Nel Novecento e oltre, dai Surrealisti (Max Ernst, Hans Bellmer) a Louise Bourgeois, Cindy Sherman, Robert Mapplethorpe e altri, il frammento destabilizza identità, genere e integrità del soggetto.Per l’autrice il frammento va pensato come una costellazione di casi specifici e di differenze di una modernità plurale e mutevole, in cui la perdita di unità e la ricerca di nuove totalità convivono in tensione.
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Il corpo in pezzi

Linda Nochlin

pagine: 92 pagine

Linda Nochlin esplora il tema del frammento come metafora della modernità, seguendo una lunga traiettoria storica e visiva che parte dall’emblematico disegno di Füssli, in cui l’artista è ritratto piccolo e atterrito accanto a un enorme piede antico, simbolo della condizione moderna come perdita irrimediabile di una totalità passata.Con la

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