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Catalogo

Novità Atlante delle emozioni - In viaggio tra arte, architettura e cinema
Che cos’è la “geografia emozionale”? È questa la domanda a cui Giuliana Bruno risponde attraverso le pagine del suo Atlante delle emozioni, un sapiente e avvincente excursus che va dalla geografia all’arte, dall’architettura al design e alla moda, dalla cartografia al cinema, avventurandosi in un paesaggio vario e incantevole nel tentativo assolutamente originale di condensare in un’unica mappa la storia culturale delle arti visive e dello spazio. Vedere e viaggiare – sostiene l’autrice – sono inseparabili, e lo dimostra grazie a un montaggio evocativo di parole e immagini che trasformano il voyeur in voyageur, rivelando che non solo sight (vista) e site (luogo), ma anche motion (moto) ed emotion (emozione), sono irrevocabilmente connessi.Trasportandoci attraverso movimenti artistici, traiettorie storiche e memorie culturali, Bruno dischiude il mondo delle immagini emozionali. Nel farlo, ci parla del lavoro di artisti come Gerhard Richter, Annette Messager, Rachel Whiteread, Louise Bourgeois; di architetti come Daniel Libeskind e Jean Nouvel; dell’opera di numerosi cineasti tra cui Peter Greenaway e Roberto Rossellini, Chantal Akerman e Jean-Luc Godard,  Michelangelo Antonioni e Pier Paolo Pasolini, Wim Wenders e Wong Kar-wai; dell’architettura del cinema e dei suoi precursori: gabinetto delle curiosità, museo delle cere, teatro anatomico, lanterna magica, georama e panorama, design di giardini, vedutismo, le arti della memoria e della mappatura; e dei suoi stessi viaggi in Italia, il paese in cui è nata.L’affascinante e ardito viaggio visivo in cui Giuliana Bruno ci fa da guida propone a ogni svolta viste e interpretazioni inedite. Atlante delle emozioni è una mappa affettiva che ci mette in contatto con i paesaggi mentali e i mondi interiori di quella che l’autrice ha battezzato “geografia emozionale”, una pregnante categoria interpretativa ripresa dagli studiosi di tutto il mondo.
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Atlante delle emozioni

In viaggio tra arte, architettura e cinema

Giuliana Bruno

pagine: 608 pagine

Che cos’è la “geografia emozionale”? È questa la domanda a cui Giuliana Bruno risponde attraverso le pagine del suo Atlante delle emozioni, un sapiente e avvincente excursus che va dalla geografia all’arte, dall’architettura al design e alla moda, dalla cartografia al cinema, avventurandosi in un paesaggio vario e incantevole nel tentat
Novità Arte senza artista - Esperimenti estetici con l’intelligenza artificiale generativa
Le macchine possono fare arte? I passi da gigante dell’intelligenza artificiale generativa ci pongono di fronte a un dilemma. Se a metà del Novecento un geniale scienziato, Alan Turing, poteva immaginare una macchina in grado di pensare come un essere umano, oggi Chatgpt e altri programmi fanno molto di più: scrivono testi, compongono musica e creano immagini ormai difficili da distinguere dai prodotti di artisti in carne e ossa. Davvero sistemi come Dall-E, Midjourney o Stable Diffusion possono sostituire l’uomo in una delle sue attività più emblematiche e inafferrabili? Può esistere un’arte senza artista?Per rispondere a queste domande, e a tanti altri interrogativi su un tema di grande attualità, Luigi Bonfante ci accompagna alla scoperta della machina artifex, dei meccanismi, delle potenzialità, delle contraddizioni, delle teorie che guidano la sua evoluzione e le sue incursioni in campo artistico. Partendo da un concetto di arte come processo che implica necessariamente l’uomo, l’autore osserva da vicino la creatività dell’ia, sottolinea affinità e divergenze tra umano e non umano, ma anche il possibile dialogo tra le due dimensioni, con un’attenzione particolare a chi, come Pierre Huyghe, ha colto le sfide del nuovo medium per profilare una nuova estetica “postumana”.Arte senza artista è una riflessione tra storia, tecnica e filosofia, un saggio in cui l’arte, osservata attraverso il prisma dell’intelligenza artificiale, emerge ancora in tutta la sua complessa umanità. Conoscere meglio la macchina diventa così un modo per capire la nostra espressività, e quindi noi stessi.
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Arte senza artista

Esperimenti estetici con l’intelligenza artificiale generativa

Luigi Bonfante

pagine: 192 pagine

Le macchine possono fare arte? I passi da gigante dell’intelligenza artificiale generativa ci pongono di fronte a un dilemma. Se a metà del Novecento un geniale scienziato, Alan Turing, poteva immaginare una macchina in grado di pensare come un essere umano, oggi Chatgpt e altri programmi fanno molto di più: scrivono testi, compongono musica e

La fonderia di Bologna

Il Ripostiglio di San Francesco nell'opera di Antonio Zannoni

Antonio Zannoni

pagine: 208 pagine

Un grande vaso di terracotta di età etrusca, 14.838 pezzi di bronzo tra cui oggetti e strumenti finiti (asce, fibule, coltelli, falcetti, rasoi) ma anche oggetti non rifiniti, scarti di lavorazione e pani grezzi di rame e altri metalli. Questo deposito di materiali da fonderia, scoperto nel 1878 nei pressi della Basilica di San Francesco a Bologna
Il corpo in pezzi
Linda Nochlin esplora il tema del frammento come metafora della modernità, seguendo una lunga traiettoria storica e visiva che parte dall’emblematico disegno di Füssli, in cui l’artista è ritratto piccolo e atterrito accanto a un enorme piede antico, simbolo della condizione moderna come perdita irrimediabile di una totalità passata.Con la Rivoluzione francese il frammento assume un valore positivo: mutilazioni del corpo e abbattimento di statue reali esprimono la distruzione dell’Antico Regime e la fondazione di un nuovo ordine. Nell’Ottocento il corpo in pezzi diventa immagine del trauma e della storia, e Géricault lo mortifica dipingendo teste e arti mozzati, sempre in bilico tra dissezione scientifica e melodramma romantico. Parallelamente impressionisti e Manet rappresentano città e corpi con inquadrature spezzate: il frammento entra nella struttura stessa dell’immagine. Cézanne e Van Gogh lavorano su frammenti scultorei che evocano tensioni tra tradizione e modernità, eros e sacrificio, arte e vita, fino al gesto estremo dell’automutilazione. Nel Novecento e oltre, dai Surrealisti (Max Ernst, Hans Bellmer) a Louise Bourgeois, Cindy Sherman, Robert Mapplethorpe e altri, il frammento destabilizza identità, genere e integrità del soggetto.Per l’autrice il frammento va pensato come una costellazione di casi specifici e di differenze di una modernità plurale e mutevole, in cui la perdita di unità e la ricerca di nuove totalità convivono in tensione.
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Il corpo in pezzi

Linda Nochlin

pagine: 92 pagine

Linda Nochlin esplora il tema del frammento come metafora della modernità, seguendo una lunga traiettoria storica e visiva che parte dall’emblematico disegno di Füssli, in cui l’artista è ritratto piccolo e atterrito accanto a un enorme piede antico, simbolo della condizione moderna come perdita irrimediabile di una totalità passata.Con la

Pop Art

R. Lucy Lippard

pagine: 140 pagine

Se la Pop Art non è un movimento con manifesti e dimostrazioni di gruppo, è quantomeno una tendenza relativamente coesa, un insieme di pratiche che usano immagini, oggetti e linguaggi della cultura di massa (pubblicità, fumetti, packaging, star system, design) per metterli in scena, esaltarli, criticarli o giocarci. Questo spirito era determina
Gli Etruschi e l’Olanda - A/R dei bronzi Corazzi
La collezione di antichità etrusche del conte Galeotto Corazzi è conservata dal 1826 presso il Museo nazionale di antichità di Leida e rappresenta la prima raccolta di reperti etruschi attraverso la quale il mondo accademico a nord delle Alpi poté entrare in contatto con la civiltà etrusca.Una selezione di questi reperti torna ora eccezionalmente in Italia, prima a Cortona e ora a Milano, in una mostra che rafforza il legame tra Fondazione Luigi Rovati e il MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca.La collezione di Galeotto Ridolfini Corazzi nasce a partire dal XVIII secolo quando la diffusione delle libertà intellettuali favorisce l’affermarsi di un’élite internazionale interessata all’archeologia e alle civiltà antiche, contribuendo alla circolazione di reperti e opere d’arte. Fra i bronzi in mostra, alcune statuette e manufatti hanno carattere votivo e culturale, come il Fanciullo con oca, raffigurante un bambino nudo con un’oca in braccio, che indossa al collo una bulla, la cui iscrizione sulla gamba destra attesta la funzione votiva; analoga destinazione è confermata dall’iscrizione dedicatoria della statuetta in bronzo di Laran, dio della guerra rappresentato con corazza ed elmo, databile tra il 540 e il 520 a.C.; alla metà del IV secolo a.C. risale invece il bronzetto raffigurante un Grifone, animale fantastico che unisce il leone, re della terra, all’aquila, regina del cielo, recante sul lato destro del corpo un’iscrizione dedicatoria a Tinia, divinità delle folgori. Accanto ai bronzi Corazzi è esposta una selezione di volumi che sottolinea il valore testimoniale delle pubblicazioni antiche per lo studio della storia delle opere d’arte e della storia del gusto.
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Gli Etruschi e l’Olanda

A/R dei bronzi Corazzi

pagine: 116 pagine

La collezione di antichità etrusche del conte Galeotto Corazzi è conservata dal 1826 presso il Museo nazionale di antichità di Leida e rappresenta la prima raccolta di reperti etruschi attraverso la quale il mondo accademico a nord delle Alpi poté entrare in contatto con la civiltà etrusca.Una selezione di questi reperti torna ora eccezionalme
Etruschi e Veneti - Acque, culti e santuari
Etruschi e Veneti hanno storicamente condiviso strettissime relazioni commerciali e culturali. Sempre in profonda e prolungata vicinanza, gli Etruschi hanno avuto una forte influenza sulla cultura dei Veneti, che hanno saputo trarre frutto dallo scambio facendo tuttavia un’attenta selezione nell’accogliere materiali, mode, influssi. Tra mondo etrusco e mondo del Veneto antico esistono quindi profondi parallelismi ma anche evidenti differenze.La mostra, organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia che sarà ospitata nelle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale per poi proseguire, al termine della tappa veneziana, alla Fondazione Luigi Rovati di Milano, è occasione per riflettere su un elemento fondamentale per entrambe le civiltà, l’acqua, e per presentare alcune novità, sia di scavo che di studio. Il catalogo riunisce ventidue contributi di primari studiosi ed esperti che illustrano il valore sacrale dell’acqua per gli Etruschi e per i Veneti, si addentrano nell’analisi sia dei principali luoghi di culto e santuari che delle più importanti fonti sananti, e approfondiscono gli aspetti votivi e dedicatori così come le criticità legate alla valorizzazione di questi beni archeologici.Testi di Alberta Facchi / Alessandro Asta / Alessandro Conti / Angela Ruta Serafini / Anna Marinetti / Benedetta Prosdocimi / Carla Pirazzini / Chiara Squarcina / Daniele F. Maras / Elisa Biancifiori / Elisabetta Govi / Federica Timossi / Giovanna Gambacurta / Giulio Paolucci / Giuseppe Sassatelli / Heinz-Werner Dämmer / Jacopo Tabolli / Laura M. Michetti / Loredana Capuis / Maddalena Bassani / Margherita Tirelli / Rossella Zaccagnini / Silvia Paltineri / Simona Carosi /Tiziano Trocchi
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Etruschi e Veneti

Acque, culti e santuari

pagine: 272 pagine

Etruschi e Veneti hanno storicamente condiviso strettissime relazioni commerciali e culturali. Sempre in profonda e prolungata vicinanza, gli Etruschi hanno avuto una forte influenza sulla cultura dei Veneti, che hanno saputo trarre frutto dallo scambio facendo tuttavia un’attenta selezione nell’accogliere materiali, mode, influssi. Tra mondo e
Corpo Urbano: dalla scultura alla città - Scritti polemici (1970-1982)
Questo volume raccoglie i principali scritti dello scultore Francesco Somaini (1926-2005), che dedicò una delle sue stagioni creative più felici al tema della città. Pioniere dell’arte urbana in Italia e in Europa, Somaini ha portato avanti la sua ricerca superando le tradizioni artistiche precedenti, influenzato soprattutto dall’architettura americana a partire dagli anni sessanta e settanta, in seguito alla sua mostra personale a New York e dei suoi progetti di sculture monumentali a Atlanta, Baltimora e Rochester.La sua esperienza all’estero avviene in un periodo cruciale, caratterizzato da un forte impegno sociale e politico nei confronti della realtà delle metropoli. Le sue edizioni dei classici della sociologia e dell’urbanistica sono gremite di riflessioni annotate ai margini; le sue trattazioni teoriche, veri e propri manifesti, criticano apertamente la modernità e il simbolismo asettico dell’International Style, con le sue utopie megastrutturali e la devastazione del territorio antropizzato sotto la spinta dell’industrializzazione. Somaini auspica, non senza una certa urgenza, che la scultura compia finalmente l’atto decisivo e diventi critica sociale, con l’obiettivo di una ri-sacralizzazione degli spazi pubblici. Affida così le sue idee progettuali a dichiarazioni di poetica, lezioni, convegni, ma anche a disegni di grande forza immaginifica e ai fotomontaggi, medium d’elezione per le sue proposte di intervento plastico urbano. Attraverso un’accurata selezione di testi, appunti e schizzi inediti, Fulvio Irace offre una sintesi e una contestualizzazione del percorso originale del maestro lombardo e del suo contributo al dibattito internazionale sul futuro delle città.
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Corpo Urbano: dalla scultura alla città

Scritti polemici (1970-1982)

Francesco Somaini

pagine: 172 pagine

Questo volume raccoglie i principali scritti dello scultore Francesco Somaini (1926-2005), che dedicò una delle sue stagioni creative più felici al tema della città. Pioniere dell’arte urbana in Italia e in Europa, Somaini ha portato avanti la sua ricerca superando le tradizioni artistiche precedenti, influenzato soprattutto dall’architettur
Diego Cibelli. Una vita all'aria aperta
Edizione bilingue Ita/Eng Il suo repertorio è mutevole quanto il suo pensiero. Diego Cibelli assorbe avidamente tutto ciò su cui posa lo sguardo, dagli oggetti di uso quotidiano alle incisioni rinascimentali e neoclassiche, passando per i disegni darwiniani raffiguranti microrganismi acquatici, la natura vegetale e animale, l’arte greca e quella etrusca, la favola, la commedia e i bestiari mitologici. Per lui la creazione è rêverie in azione: uno strumento di conoscenza diretta del mondo, una componente imprescindibile della ragione.Figlio di Napoli, dopo gli studi in Campania e a Berlino, allestisce il suo atelier a Scampia: nel cuore di un quartiere segnato da utopie incompiute e dal fallimento dell’urbanistica razionale, nasce l’idea di una bellezza come atto di resistenza, respiro in mezzo al caos. Per questo la sua arte è una guerriglia, ma una guerriglia condotta secondo le proprie regole, che si comprende volgendo lo sguardo alla storia recente e più antica della porcellana: il materiale che l’artista ha scelto per il suo lavoro.Questa pubblicazione è dedicata all’intervento site specific Una vita all’aria aperta realizzato per il Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati, dove le opere popolano ben tre spazi: l’atrio del palazzo, con quattro maschere d’ispirazione etrusca; la sala d’ingresso del Piano Nobile, con quattro personaggi dai tratti antichi che si muovono in una danza circolare, sospesi nel vuoto, mentre sulla parete una coppia di uccelli si protende verso l’esterno; l’ampia facciata che dà sul giardino, animata da rilievi di figure antropomorfe, animali ed elementi floreali.Cibelli predilige il candore del biscuit, ottenuto grazie alla cottura del caolino ad altissima temperatura, che consente di modellare corpi e panneggi dall’aspetto marmoreo, e plasma l’idea direttamente nella creta dando vita, grazie a uno stampo in gesso, a forme candide e crude che dovranno passare dalla prova del fuoco. Emblema al contempo di resistenza e fragilità, nelle sue mani la porcellana diventa carnale, ironica, popolare. Le sue figure e i suoi frammenti sono metafore dove la forma non è mai del tutto la stessa, né mai del tutto un’altra: foglie, rami, volti, gambe e mani si distendono, si seducono a vicenda nella danza del piacere, del gioco, della sorpresa e della vita.
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Diego Cibelli. Una vita all'aria aperta

Sylvain Bellenger

pagine: 76 pagine

Edizione bilingue Ita/Eng Il suo repertorio è mutevole quanto il suo pensiero. Diego Cibelli assorbe avidamente tutto ciò su cui posa lo sguardo, dagli oggetti di uso quotidiano alle incisioni rinascimentali e neoclassiche, passando per i disegni darwiniani raffiguranti microrganismi acquatici, la natura vegetale e animale, l’arte greca e quel
Un fiume di ombre - Eadweard Muybridge, un fotografo nel selvaggio, tecnologico West
Nel 1872, un uomo fotografa un cavallo. Può sembrare un gesto banale, ma segna l’inizio di una rivoluzione destinata a cambiare la nostra percezione del tempo e dello spazio. A compierla è un personaggio tanto ambizioso quanto indecifrabile, Eadweard Muybridge, geniale fotografo di paesaggi e instancabile sperimentatore che mira a “spaccare il secondo”, ovvero ad aprire una breccia nel tempo per rendere visibile ciò che gli occhi non riescono a isolare: il movimento.La fotografia, del resto, nasce e si sviluppa in sintonia con un mondo che vive, viaggia e comunica a ritmo accelerato, un mondo in espansione, reso più piccolo dal telegrafo e dalla ferrovia. E non è un caso che a finanziare quegli studi sul movimento sia proprio Leland Stanford, proprietario di Occident – il campione di trotto immortalato nelle cronofotografie di Muybridge –, nonché magnate della Central Pacific Railroad. Non un mecenate qualunque, ma l’incarnazione stessa delle tensioni tra capitale, interessi privati e progresso che innervano l’America di fine Ottocento e in particolare la California, terra dei sogni protesa verso il futuro.Un fiume di ombre non è solo il racconto di una vita, è il resoconto di una scommessa tecnologica e culturale. I paesaggi mozzafiato della Yosemite Valley e le vedute di San Francisco, realizzate “scuoiando la città” e appiattendola come la pelle di un animale, non fanno da mero sfondo, sono tappe di un percorso che porta all’istantanea e – di lì a poco – al cinema e alle industrie mediatiche. Rebecca Solnit compone un affresco che, come i grandi panorami urbani per cui Muybridge era famoso, intreccia diversi tempi e prospettive in un’unica visione, con uno sguardo che, partendo da un cavallo, ripercorre la corsa all’oro, si addentra nel mondo spezzato dei nativi americani e arriva fino a Hollywood e alla Silicon Valley.
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Un fiume di ombre

Eadweard Muybridge, un fotografo nel selvaggio, tecnologico West

Rebecca Solnit

pagine: 352 pagine

Nel 1872, un uomo fotografa un cavallo. Può sembrare un gesto banale, ma segna l’inizio di una rivoluzione destinata a cambiare la nostra percezione del tempo e dello spazio. A compierla è un personaggio tanto ambizioso quanto indecifrabile, Eadweard Muybridge, geniale fotografo di paesaggi e instancabile sperimentatore che mira a “spaccare i

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