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Catalogo

Novità Corpo Urbano: dalla scultura alla città - Scritti polemici (1970-1982)
Questo volume raccoglie i principali scritti dello scultore Francesco Somaini (1926-2005), che dedicò una delle sue stagioni creative più felici al tema della città. Pioniere dell’arte urbana in Italia e in Europa, Somaini ha portato avanti la sua ricerca superando le tradizioni artistiche precedenti, influenzato soprattutto dall’architettura americana a partire dagli anni sessanta e settanta, in seguito alla sua mostra personale a New York e dei suoi progetti di sculture monumentali a Atlanta, Baltimora e Rochester.La sua esperienza all’estero avviene in un periodo cruciale, caratterizzato da un forte impegno sociale e politico nei confronti della realtà delle metropoli. Le sue edizioni dei classici della sociologia e dell’urbanistica sono gremite di riflessioni annotate ai margini; le sue trattazioni teoriche, veri e propri manifesti, criticano apertamente la modernità e il simbolismo asettico dell’International Style, con le sue utopie megastrutturali e la devastazione del territorio antropizzato sotto la spinta dell’industrializzazione. Somaini auspica, non senza una certa urgenza, che la scultura compia finalmente l’atto decisivo e diventi critica sociale, con l’obiettivo di una ri-sacralizzazione degli spazi pubblici. Affida così le sue idee progettuali a dichiarazioni di poetica, lezioni, convegni, ma anche a disegni di grande forza immaginifica e ai fotomontaggi, medium d’elezione per le sue proposte di intervento plastico urbano. Attraverso un’accurata selezione di testi, appunti e schizzi inediti, Fulvio Irace offre una sintesi e una contestualizzazione del percorso originale del maestro lombardo e del suo contributo al dibattito internazionale sul futuro delle città.
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Corpo Urbano: dalla scultura alla città

Scritti polemici (1970-1982)

Francesco Somaini

pagine: 172 pagine

Questo volume raccoglie i principali scritti dello scultore Francesco Somaini (1926-2005), che dedicò una delle sue stagioni creative più felici al tema della città. Pioniere dell’arte urbana in Italia e in Europa, Somaini ha portato avanti la sua ricerca superando le tradizioni artistiche precedenti, influenzato soprattutto dall’architettur
Diego Cibelli. Una vita all'aria aperta
Edizione bilingue Ita/Eng Il suo repertorio è mutevole quanto il suo pensiero. Diego Cibelli assorbe avidamente tutto ciò su cui posa lo sguardo, dagli oggetti di uso quotidiano alle incisioni rinascimentali e neoclassiche, passando per i disegni darwiniani raffiguranti microrganismi acquatici, la natura vegetale e animale, l’arte greca e quella etrusca, la favola, la commedia e i bestiari mitologici. Per lui la creazione è rêverie in azione: uno strumento di conoscenza diretta del mondo, una componente imprescindibile della ragione.Figlio di Napoli, dopo gli studi in Campania e a Berlino, allestisce il suo atelier a Scampia: nel cuore di un quartiere segnato da utopie incompiute e dal fallimento dell’urbanistica razionale, nasce l’idea di una bellezza come atto di resistenza, respiro in mezzo al caos. Per questo la sua arte è una guerriglia, ma una guerriglia condotta secondo le proprie regole, che si comprende volgendo lo sguardo alla storia recente e più antica della porcellana: il materiale che l’artista ha scelto per il suo lavoro.Questa pubblicazione è dedicata all’intervento site specific Una vita all’aria aperta realizzato per il Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati, dove le opere popolano ben tre spazi: l’atrio del palazzo, con quattro maschere d’ispirazione etrusca; la sala d’ingresso del Piano Nobile, con quattro personaggi dai tratti antichi che si muovono in una danza circolare, sospesi nel vuoto, mentre sulla parete una coppia di uccelli si protende verso l’esterno; l’ampia facciata che dà sul giardino, animata da rilievi di figure antropomorfe, animali ed elementi floreali.Cibelli predilige il candore del biscuit, ottenuto grazie alla cottura del caolino ad altissima temperatura, che consente di modellare corpi e panneggi dall’aspetto marmoreo, e plasma l’idea direttamente nella creta dando vita, grazie a uno stampo in gesso, a forme candide e crude che dovranno passare dalla prova del fuoco. Emblema al contempo di resistenza e fragilità, nelle sue mani la porcellana diventa carnale, ironica, popolare. Le sue figure e i suoi frammenti sono metafore dove la forma non è mai del tutto la stessa, né mai del tutto un’altra: foglie, rami, volti, gambe e mani si distendono, si seducono a vicenda nella danza del piacere, del gioco, della sorpresa e della vita.
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Diego Cibelli. Una vita all'aria aperta

Sylvain Bellenger

pagine: 76 pagine

Edizione bilingue Ita/Eng Il suo repertorio è mutevole quanto il suo pensiero. Diego Cibelli assorbe avidamente tutto ciò su cui posa lo sguardo, dagli oggetti di uso quotidiano alle incisioni rinascimentali e neoclassiche, passando per i disegni darwiniani raffiguranti microrganismi acquatici, la natura vegetale e animale, l’arte greca e quel
Un fiume di ombre - Eadweard Muybridge, un fotografo nel selvaggio, tecnologico West
Nel 1872, un uomo fotografa un cavallo. Può sembrare un gesto banale, ma segna l’inizio di una rivoluzione destinata a cambiare la nostra percezione del tempo e dello spazio. A compierla è un personaggio tanto ambizioso quanto indecifrabile, Eadweard Muybridge, geniale fotografo di paesaggi e instancabile sperimentatore che mira a “spaccare il secondo”, ovvero ad aprire una breccia nel tempo per rendere visibile ciò che gli occhi non riescono a isolare: il movimento.La fotografia, del resto, nasce e si sviluppa in sintonia con un mondo che vive, viaggia e comunica a ritmo accelerato, un mondo in espansione, reso più piccolo dal telegrafo e dalla ferrovia. E non è un caso che a finanziare quegli studi sul movimento sia proprio Leland Stanford, proprietario di Occident – il campione di trotto immortalato nelle cronofotografie di Muybridge –, nonché magnate della Central Pacific Railroad. Non un mecenate qualunque, ma l’incarnazione stessa delle tensioni tra capitale, interessi privati e progresso che innervano l’America di fine Ottocento e in particolare la California, terra dei sogni protesa verso il futuro.Un fiume di ombre non è solo il racconto di una vita, è il resoconto di una scommessa tecnologica e culturale. I paesaggi mozzafiato della Yosemite Valley e le vedute di San Francisco, realizzate “scuoiando la città” e appiattendola come la pelle di un animale, non fanno da mero sfondo, sono tappe di un percorso che porta all’istantanea e – di lì a poco – al cinema e alle industrie mediatiche. Rebecca Solnit compone un affresco che, come i grandi panorami urbani per cui Muybridge era famoso, intreccia diversi tempi e prospettive in un’unica visione, con uno sguardo che, partendo da un cavallo, ripercorre la corsa all’oro, si addentra nel mondo spezzato dei nativi americani e arriva fino a Hollywood e alla Silicon Valley.
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Un fiume di ombre

Eadweard Muybridge, un fotografo nel selvaggio, tecnologico West

Rebecca Solnit

pagine: 352 pagine

Nel 1872, un uomo fotografa un cavallo. Può sembrare un gesto banale, ma segna l’inizio di una rivoluzione destinata a cambiare la nostra percezione del tempo e dello spazio. A compierla è un personaggio tanto ambizioso quanto indecifrabile, Eadweard Muybridge, geniale fotografo di paesaggi e instancabile sperimentatore che mira a “spaccare i
I Giochi Olimpici™ - Una storia lunga tremila anni
Un viaggio che attraversa i secoli e racconta del legame profondo fra sport, arte e civiltà: “I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni” è la grande mostra della Fondazione Luigi Rovati realizzata in coproduzione con l'Olympic Museum e il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire, con sede a Losanna. Un’occasione per ripercorrere la lunga storia dello sport che dalla civiltà greca, punto di partenza di tutta la vicenda, per mezzo del mondo etrusco e romano arriva fino ai giorni nostri, mostrando come i principi olimpici abbiano accompagnato l’evoluzione della società. Molto più di una semplice competizione agonistica, i Giochi erano, fin dalle origini, un’iniziativa pubblica dai marcati connotati religiosi, politici e sociali, che portava con sé la proclamazione di una tregua sacra e la celebrazione di valori quali la forza del corpo, la bellezza del gesto, la dignità della sfida, il dialogo interculturale. La mostra, attraverso reperti e materiali di singolare pregio, si snoda con l’illustrazione di una serie di temi divisi in sezioni: gli atleti e le loro attività fisiche, con particolare riferimento agli strumenti delle pratiche sportive; gli oggetti che hanno contribuito a costruire la storia olimpica, in primo luogo la torcia; la varietà delle discipline e delle competizioni attraverso un linguaggio iconografico che adotta schemi canonizzati e facilmente riconoscibili; il momento della vittoria e la consegna dei relativi premi; il legame fra sport e memoria. Il focus principale è, del resto, costituito dalla Tomba delle Olimpiadi di Tarquinia, esposta per la prima volta al di fuori del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia e ricostruita al piano nobile della Fondazione. Scoperta nel 1958, poco prima delle Olimpiadi di Roma del 1960, la Tomba presenta pitture raffiguranti una movimentata corsa delle bighe e diverse gare di atletica, come la corsa veloce, il salto in lungo, il lancio del disco e il pugilato. In ciascuna delle sezioni della mostra, accanto alla parte preponderante di materiali che si riferiscono al mondo antico, trovano spazio alcuni cimeli che riguardano i Giochi moderni, accostati per suggestione visiva evitando analogie meccaniche e improprie.Con testi di: Vincenzo Bellelli, Luca Cerchiai, Anne-Cécile Jaccard, Christian Mazet, Lionel Pernet, Patricia Reymond, Maria Cristina Tomassetti, Giuseppe Sassatelli.
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I Giochi Olimpici™

Una storia lunga tremila anni

pagine: 300 pagine

Un viaggio che attraversa i secoli e racconta del legame profondo fra sport, arte e civiltà: “I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni” è la grande mostra della Fondazione Luigi Rovati realizzata in coproduzione con l'Olympic Museum e il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire, con sede a Losanna. Un’occasione per riperc
Attenzione disordinata - Come guardiamo l'arte e la performance oggi
Come guardiamo l’arte oggi? In modo molto diverso rispetto a pochi decenni fa. Alterniamo momenti di totale immersione nelle opere ad altri in cui, smartphone alla mano, scattiamo foto e video, scannerizziamo QR code o condividiamo sui social. Quella dello spettatore del XXI secolo è una condizione ibrida, un continuo oscillare tra presenza fisica nello spazio espositivo e connessione a distanza con un altrove tecnologico.Per raccontarla, Claire Bishop analizza quattro diverse pratiche di arte contemporanea, le cui strutture e strategie espressive rispondono a nuove modalità di percezione e attenzione proprie della cultura digitale: l’“arte basata sulla ricerca”, con il suo sovraccarico di informazioni da scremare, tipico della navigazione in rete; le mostre-performance, pensate per essere viste dal vivo ma anche immortalate con il cellulare; gli “interventi”, categoria storicizzata e teorizzata qui per la prima volta, per cui sono indispensabili la dimensione pubblica, la circolazione online e la conseguente viralità; infine, la fascinazione di tanti artisti per l’iconografia modernista, il cui effetto di déjà-vu rimanda ancora una volta ai media digitali e alla loro infinita collezione di immagini decontestualizzate.Perno di ogni discorso è quella che Bishop chiama “attenzione disordinata”, un tipo di spettatorialità basato su complesse dinamiche fra soggetto, tempo e tecnologia, nonché sulla messa in discussione di schemi di pensiero, narrazioni dominanti e regole esclusive. Senza l’obbligo della profondità o della concentrazione assoluta, dettate da norme moderniste come il white cube e dai loro modelli sociali di riferimento, l’opera d’arte del nuovo millennio si presta a un’esperienza più libera e autenticamente collettiva.
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Attenzione disordinata

Come guardiamo l'arte e la performance oggi

Claire Bishop

pagine: 228 pagine

Come guardiamo l’arte oggi? In modo molto diverso rispetto a pochi decenni fa. Alterniamo momenti di totale immersione nelle opere ad altri in cui, smartphone alla mano, scattiamo foto e video, scannerizziamo QR code o condividiamo sui social. Quella dello spettatore del XXI secolo è una condizione ibrida, un continuo oscillare tra presenza fisi
Lucio Fontana - La possibilità di un oltre
Fisico da boxeur, spirito in costante ebollizione, Lucio Fontana «non può star quieto»: forgiato dall’esperienza della Grande Guerra e dai due anni passati come gaucho nella pampa, è impegnato in una lotta all’ultimo sangue su tutti i fronti, persino «con la fame», come scriverà lui stesso al padre. Quest’ultimo vorrebbe che il figlio tornasse in patria, a Rosario, dove lo attende una sicura, anche se forse poco stimolante, attività di famiglia; ma Lucio, a Milano senza commissioni e soldi per l’affitto dello studio, non accetta la resa. È questa vita scissa tra due mondi, l’Italia e l’Argentina, e tra due modi di concepire l’arte, l’Ottocento e il Novecento, che lo costringe a continui sacrifici e lo spinge a ribellarsi, prima contro l’eredità familiare borghese e tradizionalista, poi contro il mondo accademico e un sistema dell’arte ostili verso qualsiasi novità; il tutto nel nome dell’Astrattismo – ma un astrattismo personale fatto di purezza e libertà. Dalle felici “intuizioni” di scultore e ceramista tra Milano, Albisola, Parigi e Buenos Aires, la sua tenacia lo porta a redigere il Manifiesto Blanco e a diventare non solo il leader del movimento spazialista, ma anche un punto di riferimento per una nuova generazione di artisti.Paolo Campiglio prova a svelare l’uomo che si cela dietro i famigerati “tagli”, con i suoi dubbi e travagli quotidiani, esplorando anche circostanze meno note della vita di Fontana: il rapporto con le due madri; la sconfinata generosità verso i colleghi più giovani di cui ama circondarsi; la relazione con la donna della sua vita, Teresita Rasini, che saprà aspettarlo anche quando viene creduto morto. Ciò che emerge da queste pagine è una figura combattiva, refrattaria ai compromessi, ma che brilla di un’innata simpatia e di una travolgente ironia, qualità che fecero affermare al critico Raffaele Carrieri: «In tutto quello che fa la temperatura sorpassa il normale voltaggio».
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Lucio Fontana

La possibilità di un oltre

Paolo Campiglio

pagine: 352 pagine

Fisico da boxeur, spirito in costante ebollizione, Lucio Fontana «non può star quieto»: forgiato dall’esperienza della Grande Guerra e dai due anni passati come gaucho nella pampa, è impegnato in una lotta all’ultimo sangue su tutti i fronti, persino «con la fame», come scriverà lui stesso al padre. Quest’ultimo vorrebbe che il figlio
Il design come attitudine
«Non è una professione ma un’attitudine», diceva László Moholy-Nagy, che nel primo Novecento lottò per liberare il design dalla morsa del commercio in cui era stretto dai tempi della Rivoluzione industriale, restituendogli il compito di costruire un mondo migliore. In tutte le sue molteplici forme, il design svolge da sempre un ruolo importante come agente di cambiamento, facendosi interprete di istanze sociali, politiche, economiche, scientifiche, culturali ed ecologiche per garantire un impatto positivo sulle nostre vite.Alice Rawsthorn, una delle più influenti voci in questo campo, racconta come nuove generazioni di designer rispondono a sfide globali quali l’emergenza climatica, l’aumento delle disuguaglianze, le crisi umanitarie e le discriminazioni di genere, mostrando la stessa attitudine “all’intraprendenza e alla creatività” di cui scriveva Moholy-Nagy e portando avanti ambiziosi progetti sociali, servendosi di tecnologie all’avanguardia per realizzare prodotti nuovi o recuperare e rimettere in circolo i vecchi, secondo una tendenza in costante crescita.Con un occhio rivolto alle figure storiche, ai pionieri di un design attento ai bisogni dell’individuo e della società, l’autrice traccia l’evoluzione e i più recenti sviluppi di questa disciplina anche in rapporto all’arte e all’artigianato, da cui la separano confini sempre più porosi, e a settori come la medicina o la sociologia, a cui ora offre un prezioso contributo. Una priorità per i designer attitudinali consiste, infatti, nell’essere più aperti alla collaborazione con una varietà di specialisti, nell’ottica di costruire una comunità diversificata e inclusiva per fare fronte comune contro le tante difficoltà del nostro tempo.
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Il design come attitudine

Alice Rawsthorn

pagine: 216 pagine

«Non è una professione ma un’attitudine», diceva László Moholy-Nagy, che nel primo Novecento lottò per liberare il design dalla morsa del commercio in cui era stretto dai tempi della Rivoluzione industriale, restituendogli il compito di costruire un mondo migliore. In tutte le sue molteplici forme, il design svolge da sempre un ruolo import

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