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Collezionismo

Legata al concetto di memoria, l’archiviazione risponde da sempre al bisogno di raccogliere e tutelare una testimonianza tramite i documenti che la attestano. Per un artista, l’archivio è essenziale non solo per conservare la traccia materiale del suo passaggio in un determinato ambiente culturale ma anche per la verifica, la difesa e la certificazione dell’autenticità delle opere, nonché per rendere tale patrimonio accessibile e condiviso. Ma che cosa si intende per archivio d’artista e come viene strutturato? Quali normative legali e quali consuetudini si applicano? Come si organizza una successione e come prende forma un catalogo ragionato? Quali competenze coinvolge e quali requisiti lo rendono un punto di riferimento per gli studiosi e per il mercato? Questo volume – nato a partire dal Corso per curatore di archivio d’artista promosso da AitArt (Associazione Italiana Archivi d’Artista) – riunisce punti di vista e competenze diverse spaziando dalle materie umanistico-storiche a quelle economico-giuridiche, senza dimenticare gli aspetti più pratici legati alla schedatura e alla digitalizzazione. Nel suo duplice intento di diffondere princìpi ispiratori e proporre modalità di gestione, delinea una vera e propria deontologia professionale e si configura così come un vademecum imprescindibile per chiunque voglia sviluppare una professionalità specifica e farsi custode di un ecosistema complesso e prezioso come quello dell’archivio d’artista.
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L'archivio d'artista

Princìpi, regole e buone pratiche

editore: Johan & Levi

pagine: 464 pagine

Legata al concetto di memoria, l’archiviazione risponde da sempre al bisogno di raccogliere e tutelare una testimonianza tramite i documenti che la attestano. Per un artista, l’archivio è essenziale non solo per conservare la traccia materiale del suo passaggio in un determinato ambiente culturale ma anche per la verifica, la difesa e la certi

Lo strano caso di Francesco Mancinelli Scotti

editore: Johan & Levi

pagine: 656 pagine

Il conte Francesco Mancinelli Scotti, di nobile famiglia umbra decaduta, viene colto a circa quarant’anni dalla “insana passione” per l’archeologia e gli scavi e dedica i successivi quaranta a “devastare” il territorio del Lazio settentrionale. Uomo di grandi slanci, che lo portano a vent’anni a entrare nelle fila garibaldine, Frances
J. Paul Getty è stato uno dei più famosi imprenditori petroliferi americani e «l’uomo più ricco d’America» nel periodo 1950-1970, ma soprattutto un vorace collezionista d’arte e di antichità. Getty iniziò a collezionare negli anni trenta del Novecento e continuò, con un meccanismo compulsivo, fino agli ultimi giorni della sua vita, nonostante nella sua autobiografia As I See It abbia dichiarato di avere provato varie volte, inutilmente, a smettere.In questo agile volume Getty racconta aneddoti personali - selezionando una serie di opere-simbolo tra antichità, arredi e dipinti -, espone la sua filosofia del collezionismo, dispensa consigli e rievoca i suoi maggiori successi, incoraggiando i neofiti ad affrontare i pericoli e le insidie del collezionismo d’arte e a sperimentare in prima persona, a prescindere dal capitale disponibile, le emozioni, la passione e il richiamo dell’avventura che lui stesso aveva provato.Se il piacere personale delle conquiste emerge forte da questi racconti, è fondamentale ritrovarvi anche la genuina convinzione di Getty circa l’influenza civilizzatrice delle grandi opere d’arte e l’importanza di condividerle con il pubblico: «Per quanto possa sembrare banale in quest’epoca fragile e superficiale, la bellezza che si trova nell’arte è purtroppo uno dei pochi lasciti reali e sempiterni delle imprese umane. La bellezza sopravvive anche quando le nazioni e le civiltà crollano e le opere d’arte vengono trasmesse di generazione in generazione e di secolo in secolo, incarnando una continuità storica di valore immenso».Dalla sua collezione privata è nato, per sua stessa volontà, il J. Paul Getty Museum di Malibu.
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Le gioie di collezionare

J. Paul Getty

editore: Johan & Levi

pagine: 93 pagine

J. Paul Getty è stato uno dei più famosi imprenditori petroliferi americani e «l’uomo più ricco d’America» nel periodo 1950-1970, ma soprattutto un vorace collezionista d’arte e di antichità. Getty iniziò a collezionare negli anni trenta del Novecento e continuò, con un meccanismo compulsivo, fino agli ultimi giorni della sua vita, n
Eredi di una casata di industriali tessili la cui ascesa sociale è intrisa di leggenda, i fratelli Morozov non passano di certo inosservati. Colti, raffinati e al contempo fuori dagli schemi, incantano l’intelligencija moscovita con le loro gesta eccentriche: vestono alla moda e frequentano femmes fatales, giocano d’azzardo e abitano palazzi dagli stili a dir poco eclettici, amano l’arte e, soprattutto, la collezionano.Michail è il primo a volgere lo sguardo alla nuova pittura francese, ma dopo la sua morte precoce sarà Ivan a seguirne le orme assecondando una passione che non tarda a prendere il sopravvento. Dal 1904 lascia le sue fabbriche tutte le volte che può per far visita ai mercanti parigini più in voga, ma di rado si fa abbagliare dalle loro proposte. Ha un’idea precisa delle opere che cerca e una visione chiara di come esporle nelle sale del suo palazzo. Nella maniacale caccia ai dipinti più eccelsi dei maestri che predilige sa essere paziente come nessun altro e, a detta di Vollard che lo soprannomina il “russo che non contratta”, non lesina mai. Nel giro di pochi anni mette insieme una collezione superba che spazia dagli impressionisti a Cézanne, da Matisse e Picasso ai migliori pittori russi coevi. Una raccolta che non ha nulla da invidiare a quella del compatriota Sergej Ščukin, con la quale condividerà la triste sorte all’indomani della Rivoluzione.I capolavori che animavano le pareti del palazzo di via Prečistenka verranno infatti requisiti dallo Stato, smistati come carte da gioco tra Mosca e San Pietroburgo e lasciati a languire nei depositi dei musei per decenni prima di andare a costituire il nucleo di arte moderna del Museo Puškin e dell’Ermitage.A restituire a questa collezione il suo originario splendore è ora Natalia Semënova, che con piglio romanzesco riporta in vita lo sbalorditivo personaggio che fu Ivan Morozov, strappandolo all’oblio del rivolgimento fatale che ne ha oscurato la memoria.
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Morozov e i suoi fratelli

Storia di una dinastia russa e di una collezione ritrovata

Natalia Semënova

editore: Johan & Levi

pagine: 240 pagine + 16 (inserto)

Eredi di una casata di industriali tessili la cui ascesa sociale è intrisa di leggenda, i fratelli Morozov non passano di certo inosservati. Colti, raffinati e al contempo fuori dagli schemi, incantano l’intelligencija moscovita con le loro gesta eccentriche: vestono alla moda e frequentano femmes fatales, giocano d’azzardo e abitano palazzi d
Lettore insaziabile, Vincent van Gogh trascorre la sua breve vita divorando centinaia di libri, che sono per lui ricerca, fonte d’ispirazione, ma anche porti sicuri in acque tempestose. Tra le pagine che più lo catturano ci sono quelle di Dickens, Zola, dei fratelli Goncourt e di Maupassant, che legge e rilegge con furore e commozione e di cui medita ogni riga, fino a intessere un dialogo interiore costante con gli autori. Parte dell’energia e della tensione creativa che anima la sua pittura trae linfa proprio da questa irresistibile passione. D’altra parte per Vincent dipingere con le parole o con il pennello non fa differenza, poiché con la grande famiglia dei suoi prediletti condivide un preciso ideale: l’arte dev’essere per tutti, e tutti devono poterla comprendere.Esplorare la vita di Van Gogh attraverso la lente dei libri che amava è la grande intuizione di Mariella Guzzoni che, con fine animus narrativo, ci svela dettagli inediti nascosti tra le pieghe della sua arte: da Natura morta con Bibbia a Lettrice di romanzi, le tante opere che il genio olandese ha dedicato al tema dei libri e della lettura vengono così esaminate sotto una nuova luce. Nel ricorrere alle lettere di Vincent – qui presentate in una nuova traduzione – come principale strumento d’indagine, l’autrice lascia emergere lo spessore di un artista affascinato non solo da alcuni temi ricorrenti ma soprattutto dalla statura morale e intellettuale degli scrittori a lui più cari.Tradotto in cinque lingue e riccamente illustrato, questo saggio spazia dai grandi capolavori alle opere minori di Van Gogh e mostra come i libri, l’uomo e l’opera siano intrecciati in modo indissolubile, dando corpo e voce alla sua frase: «I libri la realtà e l’arte sono una cosa sola per me».
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I libri di Vincent

Van Gogh e gli scrittori che lo hanno ispirato

Mariella Guzzoni

editore: Johan & Levi

pagine: 232 pagine

Lettore insaziabile, Vincent van Gogh trascorre la sua breve vita divorando centinaia di libri, che sono per lui ricerca, fonte d’ispirazione, ma anche porti sicuri in acque tempestose. Tra le pagine che più lo catturano ci sono quelle di Dickens, Zola, dei fratelli Goncourt e di Maupassant, che legge e rilegge con furore e commozione e di cui m
Il convegno “Immaginare l’Unità d’Italia. Gli Etruschi a Milano tra collezionismo e tutela” è stato promosso da Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano, Comune di Milano (Civico Museo Archeologico), Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali) e Fondazione Luigi Rovati in occasione della mostra milanese “Il Viaggio della Chimera. Gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo”.Seconda tappa del percorso di approfondimento e studio dedicato agli Etruschi, il volume si focalizza sulle tematiche legate alla storia e alle peculiarità del collezionismo archeologico etrusco quale fenomeno che fu sostenuto, da metà Ottocento a inizio Novecento, dalle aspirazioni nazionalistiche e identitarie che riconobbero nella storia di questo popolo la prima esperienza di unificazione del territorio sotto una comune “identità”.Gli interventi approfondiscono in primo luogo le figure di grandi collezionisti che contribuirono a formare la storia dell’archeologia in Italia, con particolare riguardo alla città di Milano, intrecciando le vicende delle collezioni e delle istituzioni – università, musei, istituti – che ne hanno raccolto l’eredità fisica e morale di tutela e studio. Lo sguardo si sposta quindi sullo stretto legame tra collezionismo e tutela e prende in considerazione l’evoluzione delle attività e della normativa a protezione delle antichità partendo dalle leggi emanate nel periodo preunitario fino a giungere al Testo Unico, soffermandosi su casi di rilievo nella gestione della tutela e valorizzazione in età moderna.
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Immaginare l'Unità d'Italia. Gli Etruschi a Milano tra collezionismo e tutela

Atti del convegno internazionale, 30-31 maggio 2019, Palazzo Litta, Milano

Autori vari

editore: Johan & Levi

pagine: 304 pagine

Il convegno “Immaginare l’Unità d’Italia. Gli Etruschi a Milano tra collezionismo e tutela” è stato promosso da Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano, Comune di Milano (Civico Museo Archeologico), Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali) e Fondazione
Sono riuniti in questo volume gli atti dei due convegni internazionali “La tradizione etrusca e il collezionismo in Europa dal XVI al XIX secolo” tenutisi nella splendida cornice del Palazzone della Scuola Normale Superiore di Pisa (1-2 novembre 2014 e 29-31 gennaio 2016), promossi dalla Scuola Normale Superiore di Pisa e dal Comune di Cortona e frutto del progetto di ricerca “L’Accademia Etrusca di Cortona: collezionismo e Repubblica delle Lettere nell’Europa del Settecento” coordinato da Maurizio Ghelardi e curato da Ilaria Bianchi.I convegni hanno rappresentato un momento di notevole rilevanza scientifica e di apertura verso tematiche museologiche e collezionistiche che negli ultimi anni sono diventate di forte interesse per gli studiosi di antichità.Il mondo etrusco e il collezionismo sono anche i temi d’elezione dell’attività della Fondazione Luigi Rovati, il cui Museo etrusco a Milano intende essere parte attiva nello studio e valorizzazione del patrimonio archeologico, affiancandosi e intessendo solidi rapporti con istituti accademici locali ed esteri. L’avvio di questo percorso non poteva non includere Cortona e l’Accademia Etrusca, con la quale è stata attivata una collaborazione per sostenere la ricerca e il dibattito scientifico.La Fondazione Luigi Rovati quindi ha sposato con entusiasmo l’idea di pubblicare i contributi degli studiosi che hanno animato i convegni, ritrovando in queste testimonianze i prodromi di un approfondimento delle vicende collezionistiche che hanno portato alla formazione delle principali raccolte museali italiane ed europee.
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Collezionisti, accademie, musei: storie del mondo etrusco dal XVI al XIX secolo

Atti dei convegni internazionali "La tradizione etrusca e il collezionismo in Europa dal XVI al XIX secolo", Scuola Normale Superiore di Pisa, 2014-2016

editore: Johan & Levi

pagine: 343 pagine

Sono riuniti in questo volume gli atti dei due convegni internazionali “La tradizione etrusca e il collezionismo in Europa dal XVI al XIX secolo” tenutisi nella splendida cornice del Palazzone della Scuola Normale Superiore di Pisa (1-2 novembre 2014 e 29-31 gennaio 2016), promossi dalla Scuola Normale Superiore di Pisa e dal Comune di Cortona
Quando nel 1906 si trova faccia a faccia con lo scandaloso Le Bonheur de vivre di Matisse, Sergej Ščukin è colto da un fremito che a stento riesce a controllare. Rampollo di un’illustre famiglia moscovita, a poco più di cinquant’anni Ščukin è un consumato collezionista con un vissuto importante alle spalle. Già da un decennio, dopo aver risollevato le sorti dell’impresa tessile paterna, ha preso a frequentare Parigi dove può ammirare i pittori d’avanguardia esposti ai salon: sono i Monet, i Degas, i Cézanne, i Gauguin e i Van Gogh che vanno via via a rivestire con le loro tinte oltraggiose le pareti di palazzo Trubeckoj.In quel 1906, dunque, Sergej riconosce l’ondata di emozione che lo travolge quando sente sua un’opera fin dal primo istante. È l’inizio di un legame complice e fecondo con Matisse, grazie a cui nasceranno capolavori come La Danse e La Musique, e che segna il culmine della visione profetica di Ščukin, espressa alla perfezione dal suo monito al pittore francese: «Il pubblico è contro di lei, ma il futuro è dalla sua parte». Qualche anno dopo, a fare ingresso nella sua dimora sarà niente meno che Picasso: accolto inizialmente con quella circospezione che si riserva a un nuovo ospite, finirà per dominare il suo già eclatante corpus di tele. Prende forma così una collezione ineguagliata che, prima ancora di essere requisita dallo Stato in seguito alla Rivoluzione del 1917, sarà regolarmente aperta al pubblico. Di fronte a quel vortice di colori i giovani artisti russi sono investiti da uno choc culturale pari all’euforia per quei bocconi infuocati che ispireranno i lavori delle future generazioni.Nell’inquadrare le vicende dell’uomo e del mecenate, Semënova e Delocque non possono fare a meno di rievocare anche il destino dei quattro fratelli che hanno giocato un ruolo decisivo nella sua avventura: Nikolaj, Pëtr, Dmitrij e Ivan Ščukin, emblemi dei diversi volti del collezionismo, hanno contribuito con le loro raccolte ad arricchire il patrimonio dei musei russi. Insieme a loro Sergej è protagonista di una saga familiare che intreccia la turbinosa storia della Russia a cavallo tra il XIX e il XX secolo con quella della rivoluzione artistica che negli stessi anni ha sconvolto l’Europa.
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Sergej Ščukin

Un collezionista visionario nella Russia degli zar

André Delocque, Natalia Semënova

editore: Johan & Levi

pagine: 335 pagine + 8 (inserto)

Quando nel 1906 si trova faccia a faccia con lo scandaloso Le Bonheur de vivre di Matisse, Sergej Ščukin è colto da un fremito che a stento riesce a controllare. Rampollo di un’illustre famiglia moscovita, a poco più di cinquant’anni Ščukin è un consumato collezionista con un vissuto importante alle spalle. Già da un decennio, dopo aver
È più probabile farsi un’idea dell’universo creando oggetti infinitesimali che nel rifare il cielo intero.A metterla su questo piano è lo scultore Alberto Giacometti che, per afferrare la verità e darle forma tangibile, finiva spesso per ridurre in scala l’esistente. D’altronde gli oggetti rimpiccioliti hanno qualità profondamente rivelatrici: fin da bambini maneggiamo macchinine, omini, mattoncini, dando vita a imperi in miniatura da poter dominare, mettendoci alla pari di un adulto, forse perfino di un gigante. Un’aspirazione che non sempre si estingue una volta cresciuti, e che talvolta si trasforma in dedizione totale alle imprese più eccentriche. Come è accaduto negli anni venti a Edwin Lutyens, che progettò con minuziosa maniacalità la casa delle bambole per la regina Maria, dotandola di oggetti piccoli, piccolissimi, tutti perfettamente funzionanti e realizzati dai più famosi artisti e artigiani dell’epoca.Simon Garfield si muove nel tempo e nello spazio alla scoperta di un microcosmo popolato di collezionisti, modellisti e appassionati irriducibili. Ne celebra il puntiglio e l’ossessione, indaga l’origine di questa scintilla e riesce a scovare universi insospettati nelle crune degli aghi: incontreremo allora abilissime pulci circensi, microscopici abitanti di città lillipuziane, una signora di Chicago che ricostruisce scene del crimine delle dimensioni di un guscio di noce, l’esercito di migliaia di minuscoli Hitler dei fratelli Chapman. Perché la miniatura ha molto a che fare con l’arte: amplia la percezione di ciò che la nostra mente crede già di conoscere, donandoci spunti profondi e illuminanti sul mondo, in scala reale, che ci circonda.
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In miniatura

Perché le cose piccole illuminano il mondo

Simon Garfield

editore: Johan & Levi

pagine: 216 pagine

È più probabile farsi un’idea dell’universo creando oggetti infinitesimali che nel rifare il cielo intero.A metterla su questo piano è lo scultore Alberto Giacometti che, per afferrare la verità e darle forma tangibile, finiva spesso per ridurre in scala l’esistente. D’altronde gli oggetti rimpiccioliti hanno qualità profondamente rive
Incultura, finanza e globalizzazione stanno rapidamente spingendo i linguaggi dell’arte in un cul-de-sac. Il tramonto definitivo delle avanguardie e l’erosione del potere intellettuale che le puntellava, insieme all’immagine dell’arte come status symbol, hanno favorito l’ascesa di un collezionismo che, sprovvisto di un’adeguata conoscenza del proprio oggetto del desiderio, ha tuttavia imposto nuove regole del gioco e provocato un radicale appiattimento del gusto. Se un tempo, infatti, il collezionismo – che del gusto è il frutto tangibile, la visualizzazione plastica – era appannaggio di un’aristocrazia colta e carismatica, in grado di conferire legittimità e autorevolezza alla battaglia delle idee, oggi è alla ricerca soprattutto di consenso, e tratta l’oggetto d’arte alla stregua di un souvenir bell’e pronto cui si chiede di essere riconoscibile quanto l’immagine della Tour Eiffel, familiare anche a chi a Parigi non ci è mai stato. Guidato da conformismo e dotato di ingenti capitali, sceglie opere-trofeo con l’unico scopo di testimoniare la sua appartenenza non più a un’élite di conoscitori, ma al club degli affluenti. Dal canto suo, l’artista, perso di fatto il ruolo antagonistico che lo teneva al riparo dalle mode, non oppone più resistenza a questo assetto omologante. È costretto a inseguire il successo economico e produce un’arte “obbediente”, attenta ai diktat del marketing e del gusto globalizzato, a scapito di quell’autonomia che era stata il suo vanto e la sua forza fino a pochi decenni fa.Polemico e pungente fin dal titolo, questo agile saggio narra i cambiamenti intervenuti nello spirito del tempo, nel gusto del collezionismo, nel sistema di diffusione dell’arte e in ultima istanza nell’arte stessa, in accordo con i mutamenti intercorsi negli ultimi trentacinque anni anche in campo sociale, geopolitico ed economico.
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Il capitale ignorante

Ovvero come l'ignoranza sta cambiando l'arte

Marco Meneguzzo

editore: Johan & Levi

pagine: 135 pagine

Incultura, finanza e globalizzazione stanno rapidamente spingendo i linguaggi dell’arte in un cul-de-sac. Il tramonto definitivo delle avanguardie e l’erosione del potere intellettuale che le puntellava, insieme all’immagine dell’arte come status symbol, hanno favorito l’ascesa di un collezionismo che, sprovvisto di un’adeguata conoscen
Dal 2005 il mercato dell’arte ha quasi raddoppiato il proprio volume d’affari, arrivando a superare i 60 miliardi di dollari all’anno: le fiere e gli eventi sono proliferati come grattacieli, le aste spuntano cifre da capogiro e la domanda di opere d’arte è aumentata in modo esponenziale. Eppure questa singolare corsa all’oro ci racconta solo una parte della storia. A ben guardare, dietro ai vernissage patinati in musei e gallerie, dietro ai record sfavillanti e ai balletti di poltrone da Christie’s e Sotheby’s, si nasconde un lato oscuro: l’eredità di questo boom è il rapido aumento della concentrazione del potere nelle mani di pochi mega attori capaci da soli di determinare il prezzo – e dunque il valore – delle opere. E le implicazioni sono innumerevoli: gli artisti brandizzati come fossero merci, la pratica sempre più frequente di trattare l’arte come un investimento tout court, l’incremento delle truffe e della circolazione di falsi, la tentazione di eludere o falsare gli obblighi fiscali, i cambiamenti nel modo di produzione e di vendita delle opere.Negli ultimi anni Georgina Adam, arguta penna delle più importanti riviste del settore, è andata collezionando interviste, dichiarazioni e testimonianze dei nomi di punta del sistema dell’arte, battendo le trame più losche e i retroscena più scandalosi di un mercato spesso opaco e senz’altro poco regolamentato. Oltre che sulle ormai famigerate aste di Picasso, Jeff Koons e Damien Hirst, ci illumina con ironia discreta anche sulle abitudini finanziarie di magnati del lusso e nouveaux riches orientali, e, con il suo sguardo da vera e propria insider, ripercorre gli intrighi e le vicende giudiziarie più incredibili del mercato dell’arte. Dove, come da copione, non è mai tutto oro quello che luccica.
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Dark Side of the Boom

Controversie, intrighi, scandali nel mercato dell'arte

Georgina Adam

editore: Johan & Levi

pagine: 254 pagine

Dal 2005 il mercato dell’arte ha quasi raddoppiato il proprio volume d’affari, arrivando a superare i 60 miliardi di dollari all’anno: le fiere e gli eventi sono proliferati come grattacieli, le aste spuntano cifre da capogiro e la domanda di opere d’arte è aumentata in modo esponenziale. Eppure questa singolare corsa all’oro ci racconta
Se ogni epoca ha un suo modo di collezionare, quello contemporaneo è segnato da un reciproco legame con la pratica artistica, tanto che le due attività spesso si sovrappongono fin quasi a confondersi. Gli esempi abbondano: da Joseph Cornell, cacciatore di bizzarrie con cui compone le sue scatole divinatorie, a Claes Oldenburg, che espone come opera propria una raccolta di oggetti d’affezione; da Marcel Broodthaers, per cui il collezionare è all’origine della scelta di diventare artista, a Hans-Peter Feldmann che, sulla scia di Malraux, da anni ritaglia, classifica e incolla immagini per un insolito museo. Il collezionismo non è più solo affare di chi, non artista, raccoglie oggetti in quantità rilevante, ma diventa modalità espressiva di quegli artisti che li radunano per costruire opere d’arte secondo il principio warburghiano del montaggio. D’altro canto, lo stesso collezionista è un artista che accetta di esprimersi tramite immagini dotate di un forte potere simbolico, le quali diventano un’estensione della sua persona. Appena l’occhio li cattura, gli oggetti si caricano di qualità supplementari: spogliati della loro funzione, un sapiente lavoro di accostamenti e rimandi crea fra loro un fertile dialogo, dando vita a un insieme organico che non tollera mutilazioni. La collezione assume così lo statuto di opera d’arte.Eclettismo, trasversalità, soffio personale definiscono una tipologia di collezione agli antipodi rispetto a quella chiusa e preordinata dei musei. A questa dimensione più privata e creativa fa riferimento Elio Grazioli il quale, nel ricostruire il percorso che dalla Wunderkammer porta al collage e all’assemblage, racconta un collezionismo non utilitarista ma passionale, meno vetrina di rappresentanza e più gioco per intenditori che sappiano apprezzare le articolazioni impreviste. Pratica, questa, che ha molto da insegnare a quelle istituzionali: una maggiore libertà e una necessità più sentita.
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La collezione come forma d’arte

Elio Grazioli

editore: Johan & Levi

pagine: 128 pagine

Se ogni epoca ha un suo modo di collezionare, quello contemporaneo è segnato da un reciproco legame con la pratica artistica, tanto che le due attività spesso si sovrappongono fin quasi a confondersi. Gli esempi abbondano: da Joseph Cornell, cacciatore di bizzarrie con cui compone le sue scatole divinatorie, a Claes Oldenburg, che espone come ope

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