Libri di Giorgio Soavi - libri Johan & Levi Editore

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Giorgio Soavi

autore
Johan & Levi
Giorgio Soavi (1923-2008) è stato romanziere, poeta e grande appassionato di arti figurative. Occupava un posto di eccellenza nel corteo di intellettuali che aveva attratto intorno a sé Adriano Olivetti, di cui sposò la figlia Lidia e a cui dedicò un romanzo e una biografia.
L’esperienza vissuta per trent’anni nell’azienda dell’industriale di Ivrea gli sarebbe rimasta per sempre nel cuore («Invece di camminare, volavamo a una ventina di centimetri dal suolo») e confluì, senza mai smentire la vena autobiografica, anche nella sua personalissima produzione di scritti d’arte. Tra le sue numerose monografie: Il mio Giacometti (1966), Picasso & C. (1975), Tenero è il mostro (1977), Il sogno continua (1982), Guardando i quadri dei pittori contemporanei (1991), Con Balthus (2001). Foto Walter Mori, 1984.

Libri dell'autore

Un’avidità famelica accompagna lo sguardo di Giorgio Soavi nelle sue ricognizioni artistiche. Da spettatore affamato, egli consuma dipinti, disegni e sculture come si può consumare un piatto prelibato, assaporandone a fondo ogni ingrediente. E se accomuna spesso occhio e palato, è perché vede l’arte e i suoi prodotti come un animale vede e divora il cibo di cui ha bisogno per sopravvivere. Scrittore ma anche collezionista, in questi brevi resoconti pubblicati per la prima volta nel 1986 Soavi ci racconta vita, opere, consuetudini e vezzi degli artisti che ha amato e frequentato. Artisti come Giacometti, de Chirico e Balthus, che egli sorprende nell’intimità del loro ambiente, cogliendo in presa diretta il passaggio dalla vita all’arte e viceversa. Lo fa non da cronista occasionale e men che meno usando il gergo sibillino del critico d’arte, ma da intenditore della materia di cui scrive, proprio perché l’ha a lungo masticata senza esserne mai sazio. L’inventiva e la destrezza del romanziere si ritrovano quando descrive, per esempio, il sentimento di languore e oscenità che trasmettono i fiori di Horst Janssen colti appena un istante prima di avviarsi alla decomposizione. La stessa empatia la riserva alle minuziose nature morte di Gianfranco Ferroni, ai paesaggi marini e terreni di Piero Guccione, agli erbari floreali di Jean-Pierre Velly, agli amati disegni e acquerelli di Folon, Tullio Pericoli e Saul Steinberg, alle tele di Domenico Gnoli.Sembra che per Soavi l’unico modo di scrivere di quadri e di artisti sia quello di trattarli alla stregua di seducenti dettagli di una storia da raccontare, componendo pagine fatte di aromi e sapori, cariche di quella genuinità che si riserva ai discorsi fra amici.Con una prefazione di Andrea Pinotti
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Il quadro che mi manca

Giorgio Soavi

pagine: 320 pagine

Un’avidità famelica accompagna lo sguardo di Giorgio Soavi nelle sue ricognizioni artistiche. Da spettatore affamato, egli consuma dipinti, disegni e sculture come si può consumare un piatto prelibato, assaporandone a fondo ogni ingrediente. E se accomuna spesso occhio e palato, è perché vede l’arte e i suoi prodotti come un animale vede e
 

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