Cataloghi - tutti i libri della collana Cataloghi, Fondazione Luigi Rovati - Johan & Levi Editore
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Fondazione Luigi Rovati: Cataloghi

Novità Giano-Culsans - Il doppio e l'ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona
La mostra “Giano-Culsans. Il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona” è dedicata al tema del dualismo e del doppio, nel rapporto bifronte, fisico e simbolico, di dialettica e contrapposizione. I protagonisti sono due bronzetti etruschi del III sec. a.C., a loro volta a confronto con due sculture di Gino Severini (1883-1966). Il primo dei due bronzetti etruschi datati III sec. a.C. è Culsans, la divinità etrusca corrispondente al romano Giano; il secondo è Selvans, dio della foresta e delle attività agresti. È proprio al Culsans etrusco che Severini si ispira per creare le due sculture esposte: il primo è Giano bifronte, un bronzo realizzato agli inizi degli anni Sessanta, mentre il secondo è una fusione postuma realizzata per volontà della figlia Romana Severini. Severini è un artista che da sempre ha mostrato interesse per il mondo etrusco, e più in generale per l’archeologia della sua terra d’origine con un forte legame con Cortona, sua città natale. Assiduo frequentatore del Museo dell’Accademia Etrusca, nelle proprie opere si è spesso ispirato ai reperti conservati nel museo.Il catalogo che accompagna la mostra, oltre a mettere in evidenza il rapporto tra Severini e l’arte etrusca, approfondisce il suo legame con Pablo Picasso, altro artista affascinato dal mondo antico ed etrusco in particolare, attraverso la riproposizione di uno scambio epistolare risalente al 1958.
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Giano-Culsans

Il doppio e l'ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona

Sergio Angori, Paolo Bruschetti, Giulio Paolucci, Romana Severini Brunori, Paolo Giulierini, Marco Belpoliti

pagine: 88 pagine

La mostra “Giano-Culsans. Il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona” è dedicata al tema del dualismo e del doppio, nel rapporto bifronte, fisico e simbolico, di dialettica e contrapposizione. I protagonisti sono due bronzetti etruschi del III sec. a.C., a loro volta a confronto c
Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi
La mostra “Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi” (20 marzo – 4 agosto 2024) ospitata presso il Museo d’arte di Fondazione Luigi Rovati inaugura il ciclo “Metropoli Etrusche”, un progetto per una serie di mostre dedicate ad alcune importanti città etrusche intese non solo come realtà urbanistiche e architettoniche, ma anche come luogo della complessità storica. Il progetto nasce dall’obiettivo di Fondazione Luigi Rovati di suscitare e radicare nel pubblico l’interesse per gli Etruschi. Gli Etruschi sono un popolo strettamente legato al fenomeno della città, sono quelli che l’hanno inventata e quelli che l’hanno più largamente diffusa su tutto il territorio di loro competenza. La scelta delle città che verranno presentate nel ciclo “Metropoli Etrusche” sarà esemplificativa del fenomeno urbano e delle sue variabili storiche e territoriali, ma anche di alcune tematiche specifiche, poiché in ogni mostra verranno evidenziati gli elementi più rappresentativi e identitari di ogni città.La prima città presentata è Vulci, una fra le più dinamiche dell’Etruria, sede di importanti attività manifatturiere e snodo strategico nelle rotte commerciali mediterranee. È la città che si distingue per la produzione di ceramiche e bronzi oltre che per la loro ampia distribuzione commerciale in Italia e nel Mediterraneo. Il catalogo ricalca il percorso della mostra presentando le opere esposte nelle seguenti sezioni: simulacri di immortalità; artigiani immigrati, artigiani locali; il paesaggio liminare; da Atene a Vulci: immagini in viaggio; bronzi per la guerra, bronzi per la pace; devozione d’argilla. Chiudono il volume testi di approfondimento sulla storia degli scavi condotti a Vulci e nel suo territorio che presentano alcuni ritrovamenti inediti e metodi di approccio all’archeologia innovativi. Il tutto arricchito dalle opere di Giuseppe Penone, che esprimono la contemporaneità del gesto delle mani che diventano vaso, gesto che dagli Etruschi giunge fino ad oggi. Con testi di Giuseppe Sassatelli, Mario Abis, Alessandro Conti, Sara De Angelis, Carlo Regoli, Chiara Pizzirani, Maurizio Sannibale, Laura Maria Michetti, Christian Mazet, Simona Carosi, Maurizio Forte, Carlo Casi, Giuseppe Penone e Giuliano Sergio.
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Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi

pagine: 288 pagine

La mostra “Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi” (20 marzo – 4 agosto 2024) ospitata presso il Museo d’arte di Fondazione Luigi Rovati inaugura il ciclo “Metropoli Etrusche”, un progetto per una serie di mostre dedicate ad alcune importanti città etrusche intese non solo come realtà urbanistiche e architettoniche, ma
Tesori etruschi - La collezione Castellani tra storia e moda
La mostra “Tesori etruschi. La collezione Castellani tra storia e moda” (25 ottobre 2023 – 3 marzo 2024), ospitata presso la Fondazione Luigi Rovati e organizzata in collaborazione con il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, porta a Milano i più importanti reperti archeologici e gli straordinari gioielli della collezione Castellani, una delle raccolte antiquarie romane più ricche e conosciute, non solo per l’importanza degli oggetti che la compongono, ma anche per il rilievo delle personalità che contribuirono a costituirla nel corso dell’Ottocento.Al nome della famiglia Castellani è legata sia l’invenzione di un nuovo genere di gioielleria e oreficeria “nello stile degli antichi”, che imitava nell’aspetto e nelle tecniche i materiali di origine archeologica, sia un’intensa attività di collezionismo e commercio di antichità provenienti dalla Penisola, culminata nel 1926 con la cessione del nucleo più consistente della raccolta al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.La possibilità di esporre una selezione di questi oggetti, per la prima volta eccezionalmente al di fuori della loro sede, permette di apprezzare non solo la grande varietà di materiali, ma anche la singolare qualità, che aveva reso a lungo lo studio di ricevimento Castellani una tappa obbligata per i visitatori della Città Eterna. Il catalogo ricalca il percorso espositivo presentando le opere esposte nelle seguenti sezioni: i capolavori, le produzioni mediterranee, la vita femminile, le oreficerie, dèi ed eroi e la famiglia Castellani. Con testi di Maria Paola Guidobaldi, Antonella Magagnini, Daniel Neumann, Valentino Nizzo, Giulio Paolucci, Giuseppe Sassatelli, Annalisa Zanni, il catalogo è arricchito da importanti contributi che aggiungono diverse novità a quello che già si sapeva sull’importanza storica della collezione Castellani e sulle sue caratteristiche, con particolare riguardo al suo intreccio tra antico e moderno.Il catalogo è pubblicato in lingua italiana con testo inglese in allegato.
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Tesori etruschi

La collezione Castellani tra storia e moda

pagine: 208

La mostra “Tesori etruschi. La collezione Castellani tra storia e moda” (25 ottobre 2023 – 3 marzo 2024), ospitata presso la Fondazione Luigi Rovati e organizzata in collaborazione con il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, porta a Milano i più importanti reperti archeologici e gli straordinari gioielli della collezione Castellani, una
Diego, l'altro Giacometti
Infaticabile assistente e paziente modello, Diego Giacometti ha condiviso con il fratello Alberto quarant’anni di vita e di lavoro, in un rapporto simbiotico tra i più intensi della storia dell’arte moderna.Il suo è un percorso creativo a cavallo tra scultura e design, con un approccio molto personale all’arte della decorazione: i mobili e gli oggetti da lui realizzati rincorrono un’eleganza asciutta e severa, impreziosita da sottili riferimenti a civiltà di altre epoche, a partire da quella etrusca, ed esaltata dalla predilezione per il bronzo. L’istintiva simpatia per gli animali lo porta a ritrarli spesso, anche nei mobili: la loro presenza non ha solamente una funzione ornamentale, ma trasforma la struttura stessa dell’oggetto animandone i volumi interni che, come le linee essenziali di un paesaggio, diventano ancora più leggeri e ariosi. Sono ideali che Diego condivide con il celebre arredatore d’interni Jean-Michel Frank, con cui collaborò in più occasioni.Oltre alle numerose committenze dei privati, Diego è sollecitato anche dalle istituzioni pubbliche, dal Musée national Marc Chagall fino alla commissione più prestigiosa: la proposta di realizzare, ormai ottantenne, la decorazione per il nuovo Musée Picasso di Parigi, sua consacrazione postuma, e definitiva, come artista.In questo catalogo, pubblicato in occasione della prima mostra italiana su Diego Giacometti presso la Fondazione Luigi Rovati, il curatore Casimiro Di Crescenzo ne traccia il profilo biografico, fa luce su molti aspetti della vita dei fratelli Giacometti a Parigi, puntualizza alcuni fatti e scopre novità interessanti, ricorrendo anche alla corrispondenza con i familiari. I quattro testi che introducono le sezioni delle opere descrivono i nuclei tematici della produzione di Diego (scultura, mobili e oggetti, raffigurazioni di animali), oltre che il già citato ruolo come modello di altri, del padre ma soprattutto di Alberto.Il catalogo è arricchito da testi di Roger Montandon, Eberhard W. Kornfeld, Henri Cartier-Bresson.
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Diego, l'altro Giacometti

pagine: 224 pagine

Infaticabile assistente e paziente modello, Diego Giacometti ha condiviso con il fratello Alberto quarant’anni di vita e di lavoro, in un rapporto simbiotico tra i più intensi della storia dell’arte moderna.Il suo è un percorso creativo a cavallo tra scultura e design, con un approccio molto personale all’arte della decorazione: i mobili e
La stele di Kaminia, gli Etruschi e l'isola di Lemno
La stele di Kaminia, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Atene è una delle tre iscrizioni, tra le più illustri dell’antichità, che hanno guidato generazioni di italiani nell’Ellade alla ricerca del passato. Creata nel VI secolo a.C. come segnacolo di una tomba, e recuperata tra il 1883 e il 1885 nell’isola di Lemno, era originariamente alta un paio di metri ma oggi rimane solo la metà superiore, con il profilo di un uomo che impugna lancia e scudo e che si era distinto nella società per le sue virtù di combattente. Intorno alla figura e sul lato destro della pietra furono incise duecento lettere dell’alfabeto greco: in tutto trentatré parole su undici righe scritte in direzione alternata, dall’alto in basso e di seguito dal basso in alto, oppure da destra a sinistra e poi viceversa. Ma la lingua scritta in greco non è greca né indoeuropea e appartiene alla stessa famiglia dell’etrusco e del retico, che si parlava e scriveva in una zona ai confini tra Austria, Svizzera e Germania. Gli archeologi, gli storici e i linguisti che si occupano della stele di Kaminia e del suo contesto sono alle prese con una questione ancora irrisolta. Ci si chiede infatti se gli abitanti di Lemno, testimoniati dalla stele e dalle altre iscrizioni, siano della stessa stirpe degli Etruschi migrati dall’Anatolia, con un gruppo stanziato a Lemno e un altro arrivato in Etruria, oppure se si tratti di Etruschi giunti a Lemno dall’Italia, per fondare una colonia o una stazione commerciale e di pirati nell’Egeo. Non è facile sapere cosa sia successo. La comunità che scriveva sulla pietra e sulla terracotta nella lingua lemnia non si distingue da altri eventuali gruppi sociali ed etnici dell’isola, con i quali poteva condividere la stessa cultura materiale e figurativa, tecnologie, riti religiosi e funerari, modi di vivere. Se i Tirreni di Lemno sono venuti dall’Etruria, non hanno mantenuto molti contatti con la madrepatria a giudicare dalla completa assenza di oggetti fabbricati in Italia. Per l’ipotesi della migrazione dall’Anatolia siamo completamente all’oscuro del luogo di provenienza, della cultura e delle tradizioni di origine. «La verità nessun la vide, non c’è che l’opinione» (Simonide di Ceo).La storia della stele, e del popolo di cui era espressione, è narrata in questo libro che si compone di quattro testi firmati da Carlo De Domenico, Riccardo Di Cesare, Germano Sarcone ed Emanuele Papi, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, oltre all’introduzione dello stesso Emanuele Papi.
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La stele di Kaminia, gli Etruschi e l'isola di Lemno

Emanuele Papi, Carlo De Domenico, Riccardo Di Cesare, Germano Sarcone

pagine: 120 pagine

La stele di Kaminia, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Atene è una delle tre iscrizioni, tra le più illustri dell’antichità, che hanno guidato generazioni di italiani nell’Ellade alla ricerca del passato. Creata nel VI secolo a.C. come segnacolo di una tomba, e recuperata tra il 1883 e il 1885 nell’isola di Lemno, era originari
Fondazione Luigi Rovati - Museo d'arte
Questo volume è il racconto della genesi e dei principi operativi di Fondazione Luigi Rovati, un’infrastruttura materiale e immateriale della società della conoscenza, e del Museo d’arte ospitato nella sede di corso Venezia 52 a Milano, dove antico e contemporaneo dialogano all’interno di uno spazio rinnovato dall’archistar Mario Cucinella, inserito nella prestigiosa Wow List 2023 delle più importanti opere di architettura, arte e design al mondo selezionate dalla rivista AD Architectural Digest. L’architetto, del resto, non si è limitato al riassetto e al nuovo allestimento dei piani storici dell’edificio, ma vi ha aggregato un’immaginosa e rigorosa addizione ipogea, che nella forma, nella luce, nella suggestione emotiva è ispirata alla collezione di arte etrusca annoverata fra i vanti della Fondazione.Il mito etrusco ha viaggiato e viaggia sottopelle, affiorando, talvolta clamorosamente, in parte importante dell’arte e del pensiero del secolo scorso e ancora nel xxi secolo. È una rete dai molti nodi e implicazioni che Fondazione Luigi Rovati ha posto al centro del suo progetto culturale, ospitando non solo straordinari reperti archeologici, ma anche una raccolta di opere moderne e contemporanee – fra cui le installazioni site specific di Luigi Ontani, Giulio Paolini, Francesco Simeti – intese non come un corpo autonomo e separato bensì come vitali e stimolanti interlocutrici dell’antico.Oltre a una sezione dedicata al cantiere e alla storia del Palazzo a cura di Mario Cucinella, il volume è arricchito da testi di Salvatore Settis (sul rapporto fra il museo e la città), Mario Abis (sul valore sociale del museo), Giulio Paolucci (sulle alterne fortune del collezionismo milanese di antichità) e Martina Corgnati (sugli echi e le suggestioni della cultura etrusca nell’arte del Novecento), nonchè di due testi introduttivi di Giovanna Forlanelli, Presidente di Fondazione Luigi Rovati e Lucio Rovati, Presidente onorario.
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Fondazione Luigi Rovati

Museo d'arte

Autori vari

pagine: 136 pagine

Questo volume è il racconto della genesi e dei principi operativi di Fondazione Luigi Rovati, un’infrastruttura materiale e immateriale della società della conoscenza, e del Museo d’arte ospitato nella sede di corso Venezia 52 a Milano, dove antico e contemporaneo dialogano all’interno di uno spazio rinnovato dall’archistar Mario Cucinell
Il lampadario di Cortona - Dal collezionismo delle origini alle raccolte contemporanee
Tra i capolavori etruschi più noti, un posto da protagonista spetta al lampadario conservato al Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona. Con un peso di oltre mezzo quintale, è considerato uno dei più pregevoli esempi di bronzistica antica, unico esemplare di lampadario etrusco ritrovato integro, entrato a far parte delle collezioni museali a seguito di un ritrovamento fortuito e di una complessa trattativa di acquisto. Oggi gli esperti sembrano concordi nel ritenere che la monumentale lucerna a sedici beccucci sia stata prodotta in un’officina dell’Etruria interna centro-settentrionale, tra Arezzo e Orvieto: una zona che nel IV sec. a.C. era ben attrezzata per produzioni di questo tipo e dalla quale provengono altri grandi bronzi.La complessità dell’iconografia, la straordinaria qualità della tecnica fusoria e il pregio del materiale portano a escludere la collocazione privata di un manufatto di tale valore: l’ipotesi più plausibile è che fosse destinato a un santuario pubblico, dove avrebbe potuto svolgere con continuità ed efficacia la sua funzione. Il volume include alcuni saggi sul tema dell’illuminazione nel mondo etrusco, sulla storia antiquaria, sulla realizzazione e l’analisi dell’apparato decorativo, a cui si aggiungono una selezione di lettere e documenti tratti da Nuove letture del lampadario etrusco (1988) e un nuovo saggio introduttivo di Paolo Bruschetti e Giulio Paolucci, scritto in occasione dell’esposizione presso il Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati.
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Il lampadario di Cortona

Dal collezionismo delle origini alle raccolte contemporanee

pagine: 112 pagine

Tra i capolavori etruschi più noti, un posto da protagonista spetta al lampadario conservato al Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona. Con un peso di oltre mezzo quintale, è considerato uno dei più pregevoli esempi di bronzistica antica, unico esemplare di lampadario etrusco ritrovato integro, entrato a far parte delle collezioni museali a s

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