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Catalogo

Il pubblico dell'arte - Una breve storia
Ci sono state epoche in cui il grande pubblico non solo era stimato, ma veniva addirittura corteggiato: basta pensare al più famoso pittore dell’antichità, Apelle, che esponeva i suoi dipinti per strada e si nascondeva per origliare il giudizio della gente comune. Persino Leonardo da Vinci e Annibale Carracci sottoponevano le loro opere alle critiche del volgo, il quale non mente mai, secondo il motto vox populi, vox dei. Eppure, a partire dal XVIII secolo emerse l’idea che il diritto di pronunciarsi sull’arte fosse esclusivo di quell’élite colta che, da tutta Europa, si riversava nelle città italiane ad affinare il proprio gusto, grazie soprattutto all’apertura delle più eleganti collezioni principesche. Il pubblico allargato finì per essere deriso e osteggiato dai letterati, dagli intenditori e dagli artisti stessi, che lo ritrassero come una congerie volgare e priva di decoro.Oggi, le possibilità di godere dell’arte e partecipare alla vita culturale sono cresciute in maniera esponenziale e i musei, consapevoli dell’indubbio valore delle masse, allestiscono eventi spettacolari e si dotano di dipartimenti educativi per intercettare il maggior numero di visitatori. Celebrati o disprezzati, ormai la loro influenza non può più essere ignorata.È da questa premessa che prende avvio la ricerca di Oskar Bätschmann. Attraverso una ricca varietà di aneddoti, illustrazioni e scritti di diverse epoche, l’autore racconta il pubblico che la storia dell’arte non ha ancora scoperto, mettendolo in primo piano come non è mai stato fatto finora.
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Il pubblico dell'arte

Una breve storia

Oskar Bätschmann

pagine: 196 pagine

Ci sono state epoche in cui il grande pubblico non solo era stimato, ma veniva addirittura corteggiato: basta pensare al più famoso pittore dell’antichità, Apelle, che esponeva i suoi dipinti per strada e si nascondeva per origliare il giudizio della gente comune. Persino Leonardo da Vinci e Annibale Carracci sottoponevano le loro opere alle cr
Il volto e l'allegoria - Sculture di Lorenzo Bartolini
“Il volto e l’allegoria. Sculture di Lorenzo Bartolini” a cura di Carlo Sisi raduna una selezione di opere incentrate sul ritratto e l’allegoria: soggetti e temi perseguiti dall’artista toscano – prima allievo di Jacques-Louis David, poi scultore ufficiale dei Bonaparte – in un’epoca in cui l’estetica del Purismo con il suo “bello relativo” si imponeva sulle astratte forme neoclassiche, introducendo nell’arte gli elementi di una Natura osservata senza mediazioni.Nel testo Sisi offre un approfondimento della temperie ideologica e culturale in cui si muove Bartolini. L’atelier dello scultore in Borgo San Frediano, a Firenze, era un luogo di incontro mondano, le sedute di posa erano animate da dialoghi cordiali con i quali l’artista «intratteneva le persone, giovani o d’età, autorevoli o meno, facendole partecipi, mentre ne eseguiva il ritratto, delle idee e dei moti del suo animo con l’intento di cogliere appunto l’“anima”, quella “speciale bellezza” che egli si sforzava di restituire avvalendosi della conquistata sintonia spirituale». Viene preso in esame inoltre uno dei capisaldi della poetica formale di Bartolini, attraverso l’unione di bellezza naturale, basata sullo studio dei maestri quattrocenteschi, e concetti aderenti alle aspirazioni etiche e politiche della Restaurazione. Fulcro dell’analisi è il gruppo della Carità educatrice, apice dell’allegoria romantica che raffigura l’educazione spirituale e intellettuale dei fanciulli e allude alle cure paternalistiche del governo granducale, messo a confronto con i modelli in gesso utili a ricostruirne la vicenda compositiva.Il volume è stato pubblicato in occasione della mostra “Il volto e l’allegoria. Sculture di Lorenzo Bartolini” tenutasi alla Fondazione Luigi Rovati di Milano tra settembre 2024 e febbraio 2025.
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Il volto e l'allegoria

Sculture di Lorenzo Bartolini

Carlo Sisi

pagine: 60 pagine

“Il volto e l’allegoria. Sculture di Lorenzo Bartolini” a cura di Carlo Sisi raduna una selezione di opere incentrate sul ritratto e l’allegoria: soggetti e temi perseguiti dall’artista toscano – prima allievo di Jacques-Louis David, poi scultore ufficiale dei Bonaparte – in un’epoca in cui l’estetica del Purismo con il suo “bel
L'uso delle rovine - Ritratti ossidionali
Mentre rade al suolo Cartagine, Scipione Emiliano rievoca il pensiero di Eraclito: «Un cumulo di macerie gettate a caso, il più bell’ordine del mondo». Ogni guerriero, si convince Scipione, è l’artigiano di una nuova armonia universale. Eppure, stando ad Albert Speer e Victor Hugo, non tutte le rovine sono uguali, e farle bene è un’arte. Il primo plasma edifici destinati a produrre belle vestigia; il secondo, “critico d’arte marziale”, rimane folgorato alla vista di una torre sventrata, tanto da farne la matrice della nuova estetica romantica. Le rovine forniscono modelli all’arte, ma accade anche il contrario, se è vero che le bombe alleate si ispirano alle Rovine della vecchia Kreuzkirche, dipinte da Bernardo Bellotto nel 1765, per decidere il volto che avrà Dresda il mattino del 15 febbraio 1945.Neanche una promessa di distruzione può interrompere lo spettacolo della guerra. Così, nel bel mezzo di un raid aereo, la gestora di un cinema tedesco rimuove le macerie che impediscono la proiezione di un film di propaganda nazista. A pochi chilometri da lei, il Merzbau di Kurt Schwitters è tornato al suo stato originario di scorie disseminate per le strade della città, da dove l’artista le ha raccolte anni prima per elevarle a opera d’arte. Quello che Jean-Yves Jouannais ci presenta in queste pagine è un cenacolo esclusivo di eroi ossidionali – ovvero ossessionati dagli assedi – che, senza rinnegare il loro impegno alla causa bellica, ne hanno emendato le leggi, sentendosi più inclini all’arte. Dall’antichità ai giorni nostri, abitano spazi spettrali, costellati di detriti che l’autore descrive con allucinato realismo, tanto che al lettore sembrerà di toccare con mano la materia incandescente delle rovine di Berlino, Ebla, Halberstadt, Luoyping, Amburgo, Dura Europos o Stalingrado.
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L'uso delle rovine

Ritratti ossidionali

Jean-Yves Jouannais

pagine: 112 pagine

Mentre rade al suolo Cartagine, Scipione Emiliano rievoca il pensiero di Eraclito: «Un cumulo di macerie gettate a caso, il più bell’ordine del mondo». Ogni guerriero, si convince Scipione, è l’artigiano di una nuova armonia universale. Eppure, stando ad Albert Speer e Victor Hugo, non tutte le rovine sono uguali, e farle bene è un’arte.

Qualche collezionista

Pierre Le-Tan

pagine: 120 pagine

Sic transit gloria mundi. Le cose del mondo sono effimere, lo sa bene Pierre Le-Tan che decide per questo di immortalare venti eccentrici personaggi incrociati sul suo cammino. Con tono ironico e delicato, rievoca le atmosfere delle sale d’asta, le sfarzose feste nelle ville di Tangeri o gli incontri inusuali in qualche vagone ferroviario dove,

Condensare l'infinito

Michele Ciacciofera

pagine: 208 pagine

La mostra “Condensare l’Infinito” di Michele Ciacciofera, ospitata presso i musei MA*GA di Gallarate, Passerelle Centre d’Art Contemporain di Brest e la galleria Building di Milano, evoca i viaggi dell’artista che dal Mediterraneo giunge in Bretagna e infine in Scozia, attraversando l’arco prealpino e alpino.Il catalogo approfondisce il
Il drago invisibile - Quattro saggi sulla bellezza
Correva l’anno 1993 quando Dave Hickey, l’enfant terrible della critica d’arte, galvanizzato dalla polemica intorno all’esposizione del Portfolio X di Robert Mapplethorpe, decise di scagliare un feroce attacco contro l’establishment accademico trascinando sotto i riflettori un tema passato di moda: la bellezza. Demonizzata e accusata di connivenze con le logiche di mercato, da tempo quest’ultima si aggirava come uno spettro per le rovine del dibattito estetico, seminando imbarazzo in seno alle nuove istituzioni “terapeutiche” – i musei, le gallerie e l’intero art system. Come sacerdoti di un culto misterico, seguendo i dogmi di Greenberg e Barr, i professores avevano mistificato la pratica artistica con elevate disquisizioni teoretiche, sostenuti da una corrosiva diffidenza nei confronti di tutto ciò che fosse avvenenza e seduzione, “bellezza” appunto.In questi quattro saggi – più simili a un manifesto che a una discussione garbata – il critico texano punta dritto al bersaglio e ricorda quanto nei secoli autori come Raffaello, Caravaggio e Warhol abbiano sfruttato la pura forma per stabilire un rapporto immediato fra l’osservatore e il contenuto delle loro immagini, in un processo democratico e liberatorio.A trent’anni dalla prima pubblicazione negli Stati Uniti il drago evocato da Hickey dispiega ancora una volta le sue ali e riversa, senza risparmiare nessuno, la sua prosa infuocata, provocatoria e senza filtri. Del tutto indifferente alle antipatie che può suscitare.
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Il drago invisibile

Quattro saggi sulla bellezza

Dave Hickey

pagine: 96 pagine

Correva l’anno 1993 quando Dave Hickey, l’enfant terrible della critica d’arte, galvanizzato dalla polemica intorno all’esposizione del Portfolio X di Robert Mapplethorpe, decise di scagliare un feroce attacco contro l’establishment accademico trascinando sotto i riflettori un tema passato di moda: la bellezza. Demonizzata e accusata di

Giano-Culsans

Il doppio e l'ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona

Sergio Angori, Paolo Bruschetti, Giulio Paolucci, Romana Severini Brunori, Paolo Giulierini, Marco Belpoliti

pagine: 88 pagine

La mostra “Giano-Culsans. Il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona” è dedicata al tema del dualismo e del doppio, nel rapporto bifronte, fisico e simbolico, di dialettica e contrapposizione. I protagonisti sono due bronzetti etruschi del III sec. a.C., a loro volta a confronto c

In volo sull'isola Bisentina

Francesco Barberini

pagine: 128

L'Isola Bisentina, perla del lago di Bolsena, è rinomata per la mitezza del clima e per la straordinaria quantità e particolar
Caffè Paradiso - La Biennale di Venezia raccontata dalle sue direttrici e dai suoi direttori
Istituita nel 1895, la Biennale di Venezia non è solo la più antica esposizione internazionale d’arte, ma anche l’appuntamento più atteso. Meta ambita di ogni artista e curatore, si è sempre imposta come specchio del contemporaneo e, insieme, suo sovvertimento. Lo sa bene Massimiliano Gioni che, ben prima di essere il più giovane a guidare la kermesse lagunare, ogni due anni ha intervistato i direttori della Biennale incontrandoli al Caffè Paradiso, storico locale all’entrata dei suoi Giardini.Attraverso ricordi, aneddoti e confessioni, Gioni restituisce un percorso storico lungo trent’anni dal punto di vista di chi la Biennale l’ha conquistata e vissuta sulla propria pelle. Vengono raccontate le sfide comuni a tutti – la lotta contro il tempo e un budget che non basta mai – e quelle specifiche di ognuno, come la scelta degli artisti o le difficoltà ai tempi dell’epidemia di Covid; le ispirazioni tratte dalla propria, o altrui, esperienza; i diversi tentativi di instaurare un dialogo tra presente, passato e futuro; il desiderio di scardinare le tradizioni e portare una visione nuova della curatela come della Biennale stessa. Ma più di tutto, ciò che emerge da queste conversazioni è l’impronta inconfondibile che ciascuno di loro ha impresso alla propria edizione.Come i cristalli di neve, nella loro trama complessa e sempre diversa, allo stesso modo ogni Biennale è un universo a sé a cui ogni direttore ha voluto rendere giustizia, descrivendo così un mondo in continuo mutamento.
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Caffè Paradiso

La Biennale di Venezia raccontata dalle sue direttrici e dai suoi direttori

Massimiliano Gioni

pagine: 196 pagine

Istituita nel 1895, la Biennale di Venezia non è solo la più antica esposizione internazionale d’arte, ma anche l’appuntamento più atteso. Meta ambita di ogni artista e curatore, si è sempre imposta come specchio del contemporaneo e, insieme, suo sovvertimento. Lo sa bene Massimiliano Gioni che, ben prima di essere il più giovane a guidare
Francesca Woodman
«La storia non è nell’immagine, ma nel nostro rapporto con l’immagine, in ciò che essa deposita in noi» scrive Bertrand Schefer, che alla fine degli anni novanta vede per la prima volta alcuni scatti fotografici di Francesca Woodman e ne rimane folgorato. Quelle fotografie, per lui così respingenti in un primo momento, tornano negli anni a interrogarlo, a tormentarlo, incessanti come gocce, persistenti come un’ossessione amorosa. Si ripromette di scrivere un giorno su di lei, per far luce sull’enigma che incarna, per salvarla dall’oblio. Non è della sua fotografia che vuole parlare, è lei che vuole riportare in vita, anche solo per qualche attimo.Come un archeologo insaziabile, riesuma allora tutto quanto può aiutarlo a ricostruire quella “storia mancante”; una storia in cui il flusso dei propri ricordi personali, innescati dalla figura sfuocata e irraggiungibile di Francesca, si mescola alla vicenda biografica della giovane fotografa: l’infanzia in Colorado, il legame forte con l’Italia, i genitori, anche loro artisti, la prima macchina fotografica, gli anni formativi alla scuola d’arte, il soggiorno romano che porta a maturazione un temperamento così singolare. Francesca si distingue dalla massa, atipica ovunque vada. Nei suoi vestiti d’epoca sbiaditi si ritrae di volta in volta come una presenza fantasmatica, ineffabile, sensuale, anacronistica, già consapevole che non è il mondo contemporaneo lo scenario in cui troverà la propria dimensione. Se la sua arte è il motore che la muove, è anche il veleno che la consuma, la prigione da cui un giorno del 1981 riuscirà a liberarsi aprendo la finestra del suo sgangherato appartamento, a soli ventitré anni, lasciando dietro di sé un’opera immensa.
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Francesca Woodman

Bertrand Schefer

pagine: 68 pagine

«La storia non è nell’immagine, ma nel nostro rapporto con l’immagine, in ciò che essa deposita in noi» scrive Bertrand Schefer, che alla fine degli anni novanta vede per la prima volta alcuni scatti fotografici di Francesca Woodman e ne rimane folgorato. Quelle fotografie, per lui così respingenti in un primo momento, tornano negli anni a

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