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Arte contemporanea: costo o investimento?

Arte contemporanea: costo o investimento?

Una prospettiva europea

Negli ultimi decenni l’arte contemporanea si è fatta largo in numerosi universi produttivi e sono fiorite in Europa le imprese arty sul modello di quelle “etiche”. L’industriale Akzo Nobel (Paesi Bassi) ha creato una fondazione che accoglie artisti in residenza; la banca Neuflize OBC (Francia) e il gruppo Lhoist (Belgio), produttore mondiale di calce, commissionano opere a fotografi contemporanei; il gruppo TESECO (Italia), specializzato nel trattamento ecologico dei detriti, ha istituito un “laboratorio per l’arte contemporanea”; il Deutsche Guggenheim, a Berlino, è nato grazie a una joint-venture fra Deutsche Bank e fondazione Guggenheim. Tuttavia l’interesse per l’arte non tocca solo i grandi gruppi ma anche le piccole e medie imprese, e raramente si tratta di sponsorizzazioni spot volte a un mero ritorno di immagine. Il modello europeo – contrariamente a quello americano più orientato al consumo – sembra riconoscere all’arte il valore di investimento il cui profitto va ricercato nel contributo allo sviluppo del senso di responsabilità collettiva in materia di ambiente sociale e affermazione delle identità culturali. Un’alleanza, questa, che torna a sua volta a vantaggio dell’arte, specie dell’arte d’oggi. Ne sono convinti Lisbonne e Zürcher che, partendo dal modello francese ma lavorando su scala europea, hanno individuato, paese per paese, strategie e metodi imprenditoriali convincenti a sostegno di progetti, di commissioni di opere d’arte, di collezioni e fondazioni d’impresa. Gli autori evidenziano la capacità dell’arte, all’interno di strutture aziendali, di facilitare l’espressione delle identità e di veicolare valori culturali che arricchiscono il quotidiano dei dipendenti. Tutti motivi per i quali l’arte contemporanea, come afferma Pier Luigi Sacco nella prefazione, non sta perdendo il suo appeal con la crisi economica ma, al contrario, offre proprio in frangenti come questo un salutare cambio di punto di vista, per guardare ai fatti della vita con occhi nuovi. Senza dimenticare che «il mercato dell’arte, a differenza di quelli finanziari, tratta opere il cui significato non si esaurisce nei rendimenti che promettono, e che anzi in un momento di mercato depresso possono tornare a essere considerate prima di tutto come dispositivi di senso, come occasioni per capire il mondo in cui viviamo e persino, in qualche misura, noi stessi».

Scritto da
Argomento Mercato
Collana Arte | Economia
Editore Johan & Levi
Dimensioni cm 15 x 21
Pagine 192 pagine
Pubblicazione 02/2009
ISBN 9788860100467
 

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Indice testuale

Prefazione all'edizione italiana, di Pierluigi Sacco
Introduzione
1. A regola d’arte
Breve storia dell’opera d’arte
L’artista, persona morale
L’arte al servizio del marketing
2. Un incontro improbabile Renault, un modello incompiuto (1967-1976)
L’impresa dell’arte
Simulazioni d’impresa
3. Poteri pubblici, iniziative private
Un’eredità senza testamento
La tradizione tedesca: la rete dei Kunstvereine
La Francia del mecenatismo modesto
4. L’impresa con l’arte
L’intesa con l’arte
L’arte nell’oggetto sociale: un progetto controverso
Gestione patrimoniale o avventura contemporanea?
L’impresa e il suo doppio: la scelta della fondazione
Collezione e fondazione: una nuova “identità”
Per essere “sostenibile e cittadina”
5. In una dinamica europea
La questione dell’identità
L’arte tra profitti e perdite
Una versione francese
1 giu 2009
1 mag 2009
1 mag 2009
1 apr 2009
1 mar 2009
Arte contemporanea: costo o investimento?
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