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Karine Lisbonne

autore
Johan & Levi
Laureata all'École des Hautes Études Commerciales (HEC) di Parigi e alla London School of Economics (LSE), è stata insignita in Francia del premio per la cultura 2005. Nel 2000 ha cofondato  l’associazione Talents Avenir e ha finanziato ed esposto molte opere di giovani artisti nella logica del mecenatismo d’impresa. Si è specializzata nella gestione e sviluppo dell’arte e della cultura in azienda.

Libri dell'autore

Negli ultimi decenni l’arte contemporanea si è fatta largo in numerosi universi produttivi e sono fiorite in Europa le imprese arty sul modello di quelle “etiche”. L’industriale Akzo Nobel (Paesi Bassi) ha creato una fondazione che accoglie artisti in residenza; la banca Neuflize OBC (Francia) e il gruppo Lhoist (Belgio), produttore mondiale di calce, commissionano opere a fotografi contemporanei; il gruppo TESECO (Italia), specializzato nel trattamento ecologico dei detriti, ha istituito un “laboratorio per l’arte contemporanea”; il Deutsche Guggenheim, a Berlino, è nato grazie a una joint-venture fra Deutsche Bank e fondazione Guggenheim. Tuttavia l’interesse per l’arte non tocca solo i grandi gruppi ma anche le piccole e medie imprese, e raramente si tratta di sponsorizzazioni spot volte a un mero ritorno di immagine. Il modello europeo – contrariamente a quello americano più orientato al consumo – sembra riconoscere all’arte il valore di investimento il cui profitto va ricercato nel contributo allo sviluppo del senso di responsabilità collettiva in materia di ambiente sociale e affermazione delle identità culturali. Un’alleanza, questa, che torna a sua volta a vantaggio dell’arte, specie dell’arte d’oggi. Ne sono convinti Lisbonne e Zürcher che, partendo dal modello francese ma lavorando su scala europea, hanno individuato, paese per paese, strategie e metodi imprenditoriali convincenti a sostegno di progetti, di commissioni di opere d’arte, di collezioni e fondazioni d’impresa. Gli autori evidenziano la capacità dell’arte, all’interno di strutture aziendali, di facilitare l’espressione delle identità e di veicolare valori culturali che arricchiscono il quotidiano dei dipendenti. Tutti motivi per i quali l’arte contemporanea, come afferma Pier Luigi Sacco nella prefazione, non sta perdendo il suo appeal con la crisi economica ma, al contrario, offre proprio in frangenti come questo un salutare cambio di punto di vista, per guardare ai fatti della vita con occhi nuovi. Senza dimenticare che «il mercato dell’arte, a differenza di quelli finanziari, tratta opere il cui significato non si esaurisce nei rendimenti che promettono, e che anzi in un momento di mercato depresso possono tornare a essere considerate prima di tutto come dispositivi di senso, come occasioni per capire il mondo in cui viviamo e persino, in qualche misura, noi stessi».
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Arte contemporanea: costo o investimento?

Una prospettiva europea

Karine Lisbonne, Bernard Zürcher

editore: Johan & Levi

pagine: 192 pagine

Negli ultimi decenni l’arte contemporanea si è fatta largo in numerosi universi produttivi e sono fiorite in Europa le imprese arty sul modello di quelle “etiche”. L’industriale Akzo Nobel (Paesi Bassi) ha creato una fondazione che accoglie artisti in residenza; la banca Neuflize OBC (Francia) e il gruppo Lhoist (Belgio), produttore mondia
 

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