Libri di Elena Balzano - libri Johan & Levi Editore
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Elena Balzano

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Johan & Levi

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Storia culturale degli Etruschi
Quella degli Etruschi è una cultura rimasta a lungo misteriosa che non ha mai smesso di conquistare l’attenzione di studiosi di tutte le epoche. Aperta ai decisivi influssi greci e orientali, ma proiettata anche verso le popolazioni vicine dell’Italia centrale e settentrionale, è riuscita a far arrivare la sua eco fino al di là delle Alpi.Di questo popolo, Sybille Haynes delinea il carattere peculiare e segue l’evoluzione storica, accompagnando i lettori tra i luoghi, i reperti e le testimonianze più significativi e affascinanti. Attraverso un vasto repertorio di fonti ne ricostruisce la vita e la morte, la religione, la lingua, l’architettura, l’arte e molto altro ancora: in particolare la condizione femminile è indagata con un’attenzione inedita. Dagli approfondimenti dedicati, infatti, emerge come le donne etrusche, almeno quelle di classe elevata, godessero di una sostanziale parità di considerazione sociale rispetto agli uomini e di una libertà tutt’altro che consueta per l’antichità.Un percorso per immagini permette di esplorare e osservare da vicino il mondo etrusco nell’ambito di un quadro complessivo la cui organizzazione è scandita seguendo le grandi tappe della sua storia, dalle origini fino all’annessione romana, lungo tutti i momenti di fioritura, crisi e rinascita. Un mondo che, posto al centro dei commerci e delle influenze del Mediterraneo, ha saputo assorbire, unificare e tramandare usi e costumi alle origini della nostra cultura.
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Storia culturale degli Etruschi

Sybille Haynes

pagine: 520 pagine

Quella degli Etruschi è una cultura rimasta a lungo misteriosa che non ha mai smesso di conquistare l’attenzione di studiosi di tutte le epoche. Aperta ai decisivi influssi greci e orientali, ma proiettata anche verso le popolazioni vicine dell’Italia centrale e settentrionale, è riuscita a far arrivare la sua eco fino al di là delle Alpi.Di
Vestire all'etrusca
A giudicare dalla varietà di indumenti raffigurati con abbondanza di dettagli nella produzione artistica degli Etruschi, questo popolo risentì di molteplici influenze culturali, anche in fatto di moda. Tanto che, se un vestire “all’etrusca” c’è stato, non sarebbe possibile immaginarlo fuori dal contesto delle relazioni commerciali e dei frequenti scambi tra i popoli del Mediterraneo e del Vicino Oriente.È il caso delle diverse varianti del chitone, veste di origine greca, ma anche di acconciature come la lunga treccia portata sulla schiena, di derivazione orientale, o del tutulus di importazione greca, declinato però secondo forme tipicamente locali.Per individuare i tratti più autoctoni della moda etrusca, Larissa Bonfante compie un’articolata analisi dei suoi sviluppi dall’VIII fino al V secolo a.C. Lo fa attraverso un ricco percorso iconografico che segue l’evoluzione dei singoli capi di vestiario, calzature, ornamenti e pettinature, sui quali le fonti scritte hanno lasciato scarse notizie. È grazie agli artisti, infatti, che conosciamo il gusto per il lusso che portava gli Etruschi a adornarsi di gioielli e accessori; l’abitudine di vestire indumenti cuciti su misura in opposizione a quelli ampi e fluenti dei Greci; la riluttanza nei confronti della nudità di questi ultimi e la passione per una vasta gamma di cappelli in contrasto con l’uso greco di andare a capo scoperto; o, ancora, l’usanza femminile di indossare abiti che altrove erano riservati agli uomini, come la tebenna semicircolare, il mantello corto infilato alla rovescia e le calzature con i lacci. Usanza che rifletteva la libertà di cui godevano le donne nella vita pubblica e nella società rispetto ad altre civiltà coeve.Per Bonfante l’abbigliamento diventa un documento storico importante per datare i reperti e attribuire un sesso, un rango sociale e perfino un nome alle figure rappresentate. Se la moda degli Etruschi è espressione delle influenze assorbite dai modelli greci e vicino-orientali e trasmesse poi al mondo romano, questa polarità non esclude lo spazio di uno stile specificamente etrusco.
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Vestire all'etrusca

Larissa Bonfante

pagine: 304 pagine

A giudicare dalla varietà di indumenti raffigurati con abbondanza di dettagli nella produzione artistica degli Etruschi, questo popolo risentì di molteplici influenze culturali, anche in fatto di moda. Tanto che, se un vestire “all’etrusca” c’è stato, non sarebbe possibile immaginarlo fuori dal contesto delle relazioni commerciali e dei
Viaggio archeologico nell'antica Etruria
La civiltà etrusca e i luoghi che ne furono la culla sono tutt’oggi studiati anche grazie ai diari di viaggio del Grand Tour, intrapreso da eminenti personaggi come l’esploratore ed etruscologo George Dennis, l’acquarellista Samuel James Ainsley o Elizabeth Hamilton Gray, figura pionieristica dell'etruscologia ottocentesca al femminile. Precursore di questi nomi illustri è Wilhelm Dorow, diplomatico alla corte di Federico Guglielmo III di Prussia, storico, letterato, orientalista ma soprattutto archeologo e collezionista di antichità, tra i primi a viaggiare tra le città dell’antica Etruria con l’attenzione dello studioso, documentando le ricchezze artistiche e archeologiche dell’entroterra senese e aretino con Cortona, Chiusi e Arezzo.Pubblicato quasi vent’anni prima del celebre The Cities and Cemeteries of Etruria di George Dennis, il taccuino di Dorow rappresenta un tassello cruciale per la storia dell’etruscologia e del collezionismo antiquario ed è qui tradotto dall’edizione francese del 1829 e completo delle sedici tavole originali. Dedicato a Bertel Thorvaldsen, con cui Dorow intrattenne negli anni scambi epistolari e dal quale ricevette parole di apprezzamento per la propria collezione, documenta il viaggio intrapreso da Firenze nell’estate del 1827.Accompagnato dal cavaliere Francesco Inghirami, autore – tra le altre – della poderosa opera illustrata Monumenti Etruschi, e dall’artista Giuseppe Lucherini, che aveva l’incarico di riprodurre gli antichi reperti, Dorow si distingue in modo netto dai colleghi inglesi: con una profonda conoscenza del contesto italiano, a lui si devono annotazioni di un’arguzia e precisione indiscusse e per questo ancora di estrema utilità per lo studio archeologico contemporaneo. Il resoconto delle sue visite ai luoghi che conservano i più importanti lasciti etruschi e alle principali collezioni private di antichità etrusche si accompagna a una descrizione dettagliata dei reperti, resa possibile anche grazie ai disegni minuziosi di Lucherini. Emerge da queste pagine una sorta di istantanea dell’Etruria del XIX secolo, che fa risaltare il fondamentale contributo di Dorow nella ricostruzione storica delle collezioni e delle loro sorti, nonché nel decisivo passaggio da un puro interesse antiquario allo studio scientifico del mondo etrusco.
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Viaggio archeologico nell'antica Etruria

Wilhelm Dorow

pagine: 164 pagine

La civiltà etrusca e i luoghi che ne furono la culla sono tutt’oggi studiati anche grazie ai diari di viaggio del Grand Tour, intrapreso da eminenti personaggi come l’esploratore ed etruscologo George Dennis, l’acquarellista Samuel James Ainsley o Elizabeth Hamilton Gray, figura pionieristica dell'etruscologia ottocentesca al femminile. Prec
Le gioie di collezionare
J. Paul Getty è stato uno dei più famosi imprenditori petroliferi americani e «l’uomo più ricco d’America» nel periodo 1950-1970, ma soprattutto un vorace collezionista d’arte e di antichità. Getty iniziò a collezionare negli anni trenta del Novecento e continuò, con un meccanismo compulsivo, fino agli ultimi giorni della sua vita, nonostante nella sua autobiografia As I See It abbia dichiarato di avere provato varie volte, inutilmente, a smettere.In questo agile volume Getty racconta aneddoti personali - selezionando una serie di opere-simbolo tra antichità, arredi e dipinti -, espone la sua filosofia del collezionismo, dispensa consigli e rievoca i suoi maggiori successi, incoraggiando i neofiti ad affrontare i pericoli e le insidie del collezionismo d’arte e a sperimentare in prima persona, a prescindere dal capitale disponibile, le emozioni, la passione e il richiamo dell’avventura che lui stesso aveva provato.Se il piacere personale delle conquiste emerge forte da questi racconti, è fondamentale ritrovarvi anche la genuina convinzione di Getty circa l’influenza civilizzatrice delle grandi opere d’arte e l’importanza di condividerle con il pubblico: «Per quanto possa sembrare banale in quest’epoca fragile e superficiale, la bellezza che si trova nell’arte è purtroppo uno dei pochi lasciti reali e sempiterni delle imprese umane. La bellezza sopravvive anche quando le nazioni e le civiltà crollano e le opere d’arte vengono trasmesse di generazione in generazione e di secolo in secolo, incarnando una continuità storica di valore immenso».Dalla sua collezione privata è nato, per sua stessa volontà, il J. Paul Getty Museum di Malibu.
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Le gioie di collezionare

J. Paul Getty

pagine: 93 pagine

J. Paul Getty è stato uno dei più famosi imprenditori petroliferi americani e «l’uomo più ricco d’America» nel periodo 1950-1970, ma soprattutto un vorace collezionista d’arte e di antichità. Getty iniziò a collezionare negli anni trenta del Novecento e continuò, con un meccanismo compulsivo, fino agli ultimi giorni della sua vita, n
 

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