Libri di Roberta Gado - libri Johan & Levi Editore

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Roberta Gado

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Johan & Levi

Libri dell'autore

Gilet da pescatore su camicia bianca, jeans e cappello di feltro. D’inverno una lunga pelliccia di lince rivestita di seta blu, da giovane una cravatta nera fermata da una piccola mascella di lepre. Così si presentava Joseph Beuys, l’inconfondibile aspetto di un personaggio fantastico a cavallo tra il clown e il gangster. Appena entrava in scena, faceva sempre il contrario di quanto ci si aspettasse, spesso e volentieri cose che a prima vista non avevano alcun senso: avvolgersi nel feltro, vivere con un coyote, staccare gelatina da una parete, rimanere fermo per ore nella stessa posizione, spazzare il bosco, spiegare quadri a una lepre morta o bendare un coltello dopo essersi ferito il dito. Tutto questo – e il grasso che guarisce, il feltro che riscalda, il miele che nutre, le batterie che si ricaricano – per trasmettere scariche di energia e provocare negli spettatori uno choc salutare, un ampliamento della consapevolezza. La creatività è una «messa in forma» della libertà, ed è patrimonio di tutti: allora «sii sempre vigile» ripeteva Beuys, e «diventa artefice della tua rivoluzione. Ogni uomo è un artista».Rinunciando, con rare eccezioni, alle interpretazioni e ai giudizi stereotipati su uno dei personaggi più discussi e vivisezionati del XX secolo, Heiner Stachelhaus mette insieme un ritratto a tutto tondo di Joseph Beuys a partire dalle “controimmagini” della sua stessa vita: gli studi di scienze naturali e il confronto con l’antroposofia steineriana; l’incidente in Crimea e le esperienze tra i tartari, l’insegnamento e l’occupazione dell’Accademia, le 7000 querce e la battaglia ecologista, il Beuys privato che beveva acqua del rubinetto in bicchieri di cristallo molato. Fino ad arrivare al Blocco-Beuys di Darmstadt, il museo-laboratorio in cui ancora aleggia lo spirito dell’«unico artista», come disse Karl Ströher, «capace di esprimere la specificità della nostra epoca».
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Joseph Beuys

Una vita di controimmagini

Heiner Stachelhaus

pagine: 188 pagine

Gilet da pescatore su camicia bianca, jeans e cappello di feltro. D’inverno una lunga pelliccia di lince rivestita di seta blu, da giovane una cravatta nera fermata da una piccola mascella di lepre. Così si presentava Joseph Beuys, l’inconfondibile aspetto di un personaggio fantastico a cavallo tra il clown e il gangster. Appena entrava in sce
Negli ultimi decenni la fotografia è assurta a simbolo internazionale della produzione artistica di Düsseldorf: la consolidata Scuola di Düsseldorf rappresenta oggi l’eccellenza di questo mezzo, che articola nel modo più variegato e innovativo. Allo straordinario successo del fenomeno, sviluppatosi in un contesto geografico e artistico ben preciso, non era seguita fino ad ora una trattazione approfondita. Il presente volume intende colmare la lacuna affrontando con organicità un movimento made in Germany che, per portata e risonanza globale, è paragonabile soltanto al Bauhaus negli anni venti del Novecento.Ne furono artefici Bernd e Hilla Becher, che istituirono la Classe di fotografia alla Kunstakademie di Düsseldorf nel 1976, proprio mentre la loro produzione basata su “tipologie” si stava affermando sulla scena artistica tedesca e internazionale.Partendo dal processo di rinnovamento della fotografia documentaria perseguito dai Becher con estrema coerenza e impegno, le tre generazioni di artisti della Scuola di Düsseldorf hanno considerevolmente ampliato la visione fotografica inoltrandosi con le loro opere nei territori della sperimentazione multimediale e dell’arte digitale.Oggi le opere degli ex allievi dei Becher, accolte nei principali musei internazionali e molto quotate sul mercato, sono una finestra aperta sugli sviluppi futuri della fotografia d’arte.Undici diverse posizioni estetiche, undici stili personali nello scandagliare le potenzialità del mezzo fotografico riuniti in un libro che presenta le immagini più significative selezionate insieme ai singoli artisti.Nel testo critico Stefan Gronert (1964) esamina il fenomeno soffermandosisui singoli protagonisti della Scuola di Düsseldorf. Storico dell’arte, curatore al Kunstmuseum di Bonn dal 1993, docente al Kunsthistorisches Institut dell’Università di Bonn dal 2001 nonché professore a contratto nelle università di Dresda e Colonia, ha dedicato numerose pubblicazioni e interventi alla fotografia del XX e XXI secolo.Prefazione di Lothar Schirmer.
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La Scuola di Düsseldorf

Fotografia contemporanea tedesca

Stefan Gronert

pagine: 320 pagine

Negli ultimi decenni la fotografia è assurta a simbolo internazionale della produzione artistica di Düsseldorf: la consolidata Scuola di Düsseldorf rappresenta oggi l’eccellenza di questo mezzo, che articola nel modo più variegato e innovativo. Allo straordinario successo del fenomeno, sviluppatosi in un contesto geografico e artistico ben p
 

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