Libri di Annie Cohen-Solal - libri Johan & Levi Editore

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Annie Cohen-Solal

autore
Johan & Levi
Nasce in Algeria e si laurea in Letteratura Francese alla Sorbona. Ha insegnato presso le università di New York, Berlino, Gerusalemme e Parigi XIII, e ha tenuto un corso di Sociologia dell’Arte Americana alla École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. Dal 1989 al 1993 ha lavorato presso l’ambasciata francese a New York come consigliere culturale. Il suo libro Sartre. A Life è stato un bestseller internazionale tradotto in sedici lingue. Nel 2009 è stata insignita della Legione d’Onore. Vive tra Parigi e Cortona.

Libri dell'autore

Parigi, 1° luglio 1867, inaugurazione dell’Esposizione Universale: la Guerra di Secessione è finita, i paesaggisti statunitensi, esponenti della prima autentica scuola americana, ritornano in Europa convinti di meritare elogi, premi, medaglie. Ma anziché un trionfo li aspetta una cocente sconfitta: la critica francese distrugge il loro sogno di successo stroncando con frecciate sarcastiche e commenti crudeli le grandi tele gremite di cascate maestose, alberi secolari, orizzonti smisurati, insomma tutto quanto ha di meglio da offrire una nazione che smania di affermarsi nel settore artistico come sta facendo in campo economico. L’esposizione americana, dicono i francesi, «è indegna dei figli di Washington […] giovane e grezza, in mezzo alle nostre vecchie culture fa l’effetto di un gigante sperduto in una sala da ballo».L’inattesa umiliazione sfocia anzitutto su un esame di coscienza: perché la patria di Melville e Poe è incapace di generare pittori di forza espressiva pari a quella dei suoi maggiori scrittori? Che cosa devono fare i pittori di una giovane nazione per farsi rispettare dai paesi del vecchio mondo? È possibile colmare il divario abissale che li separa dall’arte europea? Per il momento non hanno scelta: sono costretti a piegarsi al gusto dei francesi, sono loro gli arbitri indiscussi della pittura mondiale. In realtà l’insuccesso parigino del 1867 diventa lo stimolo che condurrà i “figli di Washington” a trasformare in sfida lo scacco patito. A centinaia i pittori americani partono per la Francia, si stabiliscono a Parigi, dove frequentano i corsi di maestri del calibro di Gérôme e Cabanel; poi fondano nuove “colonie” di artisti, come quella di Pont-Aven, in Bretagna, diventata leggendaria. L’affermazione dei più grandi – Whistler, Sargent, la Cassatt – aprirà la strada del successo a una selva di pittori che, nell’arco di due generazioni, sostenuti in patria dalle impressionanti risorse di mecenati e filantropi e da straordinarie strutture espositive (prima fra tutte il MoMA di New York), riusciranno a eclissare Parigi, facendo dell’America la nuova terra d’elezione dell’arte, il centro pulsante della pittura mondiale che attirerà a sé anche notissimi artisti francesi.L’epopea dei pittori americani raccontata da Cohen-Solal spazia da Parigi a New York, da Giverny a Chicago, da Pont-Aven a Taos, per approdare alla Biennale di Venezia del 1948, dove vengono esposte per la prima volta in Europa otto tele di un artista ignoto ai più, Jackson Pollock, che di lì a poco verrà celebrato nel mondo intero come primo e assoluto maestro della pittura americana.
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Americani per sempre

I pittori di un mondo nuovo: Parigi 1867 - New York 1948

Annie Cohen-Solal

pagine: 500 pagine

Parigi, 1° luglio 1867, inaugurazione dell’Esposizione Universale: la Guerra di Secessione è finita, i paesaggisti statunitensi, esponenti della prima autentica scuola americana, ritornano in Europa convinti di meritare elogi, premi, medaglie. Ma anziché un trionfo li aspetta una cocente sconfitta: la critica francese distrugge il loro sogno d
«Non sono un mercante d’arte, sono un gallerista» amava ripetere Leo Castelli. Per i suoi artisti è stato molto di più: un mecenate.Dall’apertura della prima galleria nel 1957 fino alla morte nel 1999, Castelli domina la vita culturale newyorkese ed eleva lo status dell’artista americano, che in quegli anni raggiunge la vetta più alta nel panorama artistico mondiale. Con lui si afferma la figura del gallerista polivalente. Imprenditore e infaticabile scopritore alla perenne ricerca del nuovo, è pronto a correre rischi e a servirsi delle strategie commerciali più efficaci per dare visibilità ai suoi protetti. Affiancato da Ileana Sonnabend – ex moglie con cui mantiene un rapporto di grande complicità – Castelli incoraggia i talenti emergenti e li promuove presso le istituzioni museali. Tramite una vasta rete di rapporti internazionali reinventa le regole del mercato e rivoluziona la cultura artistica stessa. La scoperta di Jasper Johns, suo artista feticcio, e la consacrazione di Robert Rauschenberg alla Biennale di Venezia del 1964 sono solo i primi colpi messi a segno. Si susseguono numerose altre epifanie – Frank Stella, Roy Lichtenstein, Andy Warhol, James Rosenquist, Cy Twombly, per citarne solo alcuni – che lo confermano come creatore di miti.Ma chi è Leo Castelli, l’uomo che ha atteso i cinquant’anni per aprire la sua prima galleria? Dietro il carisma di europeo affabile e mediatico si nasconde un uomo dalle molteplici identità. Nato nel 1907 a Trieste da genitori ebrei, Leo trascorre i primi trent’anni nelle grandi città d’Europa – Vienna, Milano, Budapest, Bucarest, Parigi. La sua traiettoria professionale inizia con l’esodo rocambolesco nel Nuovo Mondo per fuggire al drammatico contesto politico-sociale delle leggi razziali naziste e degli sconvolgimenti che ne seguiranno.Annie Cohen-Solal affonda le radici del suo racconto nel passato remoto della famiglia Castelli, ne rintraccia gli antenati nella Toscana rinascimentale e ricostruisce una storia fitta di persecuzioni, guerre, rotture, spostamenti, che offre sorprendenti analogie con il passato più recente della famiglia e con la parabola stessa di Leo. Ironia della sorte: un uomo sempre reticente sulla propria identità ebraica trova proprio nel Jewish Museum, dopo il MOMA, l’istituzione che lo sancirà come paladino dei grandi movimenti dell’arte americana – dal Pop al Concettuale – che sono l’imponente lascito di Leo Castelli.
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Leo & C.

Storia di Leo Castelli

Annie Cohen-Solal

pagine: 464 pagine

«Non sono un mercante d’arte, sono un gallerista» amava ripetere Leo Castelli. Per i suoi artisti è stato molto di più: un mecenate.Dall’apertura della prima galleria nel 1957 fino alla morte nel 1999, Castelli domina la vita culturale newyorkese ed eleva lo status dell’artista americano, che in quegli anni raggiunge la vetta più alta ne
 

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