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Archivi impossibili

Un'ossessione dell'arte contemporanea

Ben prima che la diffusione dei social network e dei mezzi di registrazione ci rendesse tutti potenziali archivisti, gli artisti contemporanei hanno ripensato le forme di catalogazione usando linguaggi e media a loro disposizione, spesso ispirandosi a compendi visivi e “musei portatili” di illustri antecedenti novecenteschi, come il Bilderatlas di Warburg e il museo immaginario di Malraux. Dall’atlante di Gerhard Richter, una collezione di migliaia di immagini utilizzate come fonti iconografiche per la pittura, all’album di Hanne Darboven, una monumentale cosmologia che condensa storia personale e memoria collettiva, al museo di Marcel Broodthaers, un sagace strumento di critica istituzionale, allo schedario di Hans Haacke, un mezzo di indagine e di impegno sociopolitico, il furore archivistico si è ormai impossessato della pratica artistica. Che dietro ogni slancio tassonomico ci sia desiderio di ordine, ricerca identitaria, insofferenza verso la tradizionale organizzazione della conoscenza e del potere o un mero horror vacui che spinge i disposofobici a realizzare dei veri santuari della banalità, alla base c’è sempre il bisogno di restituire una logica più profonda a relitti e tracce: prelevati, assemblati e reimmessi in un nuovo contesto, si caricano di un valore inatteso. Ecco allora che l’archivio non è più solo un cumulo inerte di documenti da cui scaturisce quel turbamento che Derrida associa al processo mnestico, ma diventa, in senso foucaultiano, un dispositivo critico capace di rigenerare le consuete logiche di salvaguardia, utilizzo e diffusione del sapere, di riattivare la memoria e la coscienza politica. In quest’ottica, l’artista diventa attore primario del cambiamento sociale e culturale. Cristina Baldacci ripercorre in questo volume la lunga e articolata storia dell’interesse per la pratica archivistica ricomponendo il ricco mosaico dei ruoli e dei significati che l’archivio ha assunto nel corso del tempo e la sua rilevanza come opera d’arte, quindi come sistema classificatorio atipico e, per certi versi, impossibile.

Scritto da
Argomento Panorami
Collana Parole e immagini
Editore Johan & Levi
Dimensioni 16,5 x 24 cm
Pagine 224
Volume 30 immagini bn
Pubblicazione 01/2017
ISBN 9788860101907
 

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Indice testuale

Introduzione. Perché l’archivio
I. Archiviomania
1. Un mosaico teorico
2. Il ritorno all’attitudine enciclopedico-classificatoria
3. Accumulare al posto di selezionare
4. Memorie ritrovate e storie da riscrivere. Il crollo del Muro e la svolta postcoloniale
II. Pratiche d’archivio
5. L’ebbrezza del porre in lista: indici, elenchi, inventari
6. La mostra catalogo, il catalogo mostra. Incertezze critiche e licenze artistiche
7. Il corpo come deposito vivo. Dal gesto performativo alla presenza organica
8. Immagini in movimento tra found footage e remix
III. Anarchivi, antiarchivi, controarchivi
9. Ripensare il mondo: atlanti e mappe
10. L’atlante nomico di Gerhard Richter
11. Ricomporre l’io: album e diari
12. L’album enciclopedico di Hanne Darboven
13. Rimettere in scena la storia: musei e Wunderkammern
14. Il museo ideale di Marcel Broodthaers
15. Riattivare l’impegno sociopolitico: schedari di carta e database digitali
16. Lo schedario burocratico di Hans Haacke

Archivi impossibili
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