Remo Bianco a Pavia | 14.06 - ore 17.00

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Remo Bianco a Pavia | 14.06 - ore 17.00

31 mag 2022
«Io dovrei essere un dittatore. Se potessi metterei tutti sotto il giogo della mia fantasia e creatività perché ho continuamente bisogno dell’aiuto di tutti. Sono ossessionato dal fare dal fare dal fare. […] Se fossi un dittatore, la mia sarebbe una ben strana guerra di conquista […]. L’esercito le sue armi i suoi pericolosi missili e proiettili non servirebbero alla guerra, ma a un grande spettacolo pirotecnico, una performance intesa a dimostrare che il progetto di un delitto è sempre una cosa geniale, mentre il delitto diventa una banalità.» Remo Bianco

Martedì 14 giugno | ore 17.30
Con Sharon Hecker, storica dell'arte, autrice della prefazione Ceci n'est pas une autobiographie e Adriano Altamira, artista e storico dell'arte
Introduce Riccardo Gianni, Presidente della Fondazione Remo Bianco
Biblioteca Universitaria di Pavia, Salone Teresiano
Strada Nuova 65, Pavia
Un lungo ricovero in ospedale costringe Remo Bianco a fermarsi e fare il punto della propria vita, «come certi marinai in mare fanno il punto esatto della rotta, calcolando la distanza dall’obiettivo». Siamo nel 1982 e l’artista sente che il termine di questo tragitto, iniziato nel famigerato 1922, è prossimo. Alle sue spalle, un multiforme corpus di opere sempre al passo con la più audace avanguardia: dal periodo spazialista sotto l’ascendente di Fontana fino alle serie e alle performance più concettuali ideate nell’orbita dei fratelli Cardazzo e spesso in anticipo sulle sperimentazioni d’oltralpe, passando per quei Collages avviati all’indomani della scoperta di Pollock e che ora gli suggeriscono il metodo con cui ricucire insieme le proprie memorie.Perché fra un’urografia e una gastroscopia sembra che Bianco si diverta a scompaginare i tasselli della propria esistenza per poi ricomporli evitando il banalizzante succedersi di nascita, infanzia, adolescenza, maturità preferendo, come nei suoi assemblaggi, un ordine “zigzaghino” che assecondi il suo temperamento anarcoide. Così, ricordi, pensieri sull’arte, idee per opere future e progetti incompiuti si intrecciano e si sovrappongono. Ogni pagina di questi “appunti” ci illustra l’eclettica facoltà di Bianco di accogliere tutto quanto la vita gli offre – amori, letture, incontri, viaggi – piegandolo alle proprie esigenze, trasformandolo in intuizioni poetiche e folli, come quella di sostituire al campanile di San Marco un’enorme Pagoda.A puntellare questo coacervo di pensieri in libertà, alcuni aneddoti circostanziati – dai risvolti fortemente umoristici a tratti licenziosi – con compagni d’avventura d’eccezione come de Pisis, Joppolo e Hains. Bianco ce li racconta senza risparmiarci i dettagli più scabrosi, a conferma che per lui dire autobiografico «equivale a mostrare le proprie mutande sporche, ovvero a dire la verità».Con una prefazione di Sharon Hecker.
Scopri

La dittatura della fantasia

Collage autobiografico

Remo Bianco

pagine: 244 pagine

Un lungo ricovero in ospedale costringe Remo Bianco a fermarsi e fare il punto della propria vita, «come certi marinai in mare fanno il punto esatto della rotta, calcolando la distanza dall’obiettivo». Siamo nel 1982 e l’artista sente che il termine di questo tragitto, iniziato nel famigerato 1922, è prossimo. Alle sue spalle, un multiforme
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