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MARIO SIRONI A VERBANIA | 31 MAGGIO - ORE 17.30

31 mag 2018

Elena Pontiggia torna al Museo del Paesaggio di Verbania per presentare la sua biografia Mario Sironi. La grandezza dell’arte, le tragedie della storia nell’ambito della mostra “Armonie verdi. Paesaggi dalla Scapigliatura al Novecento” di cui è co-curatrice con Lucia Molino.

L’evento nasce anche a seguito della recente acquisizione da parte del museo dell’opera “Il Lago” (1926) di Sironi: un frammento di un mondo senza tempo, immobile, incastonato in una chiostra anch’essa immobile di montagne.

Futurista della prima ora, Sironi ha espresso l’aspetto più duro della città e della vita contemporanea, ma insieme ha dato ai suoi paesaggi la forza delle architetture classiche e alle sue figure la solennità dei ritratti antichi. E se la vita non lo ha risparmiato, con la perdita del padre a tredici anni, le crisi depressive, la guerra e poi la miseria, la contrastata vicenda familiare, i ritmi di lavoro massacranti, il crollo dei suoi ideali politici e un’esecuzione sommaria evitata in extremis grazie all’intervento di Gianni Rodari, la sua pittura oppone alle tragedie dell’esistenza e della storia un’ostinata volontà costruttiva.

 

Giovedì 31 maggio - ore 17.30

Museo del Paesaggio - Palazzo Viani Dugnani

Via Ruga 44 - Verbania

Ingresso libero

«L’arte non ha bisogno di riuscire simpatica, ma esige grandezza» ha scritto Sironi. Sono parole che si attagliano anche a lui, pittore di periferie inospitali eppure imponenti come cattedrali moderne. Futurista a partire dal 1913, Mario Sironi (Sassari 1885 – Milano 1961) negli anni venti ha espresso l’aspetto più duro della città e della vita contemporanea, ma insieme ha dato ai suoi paesaggi urbani la forza delle architetture classiche e alle sue figure la solennità dei ritratti antichi. Di una classicità moderna, è stato infatti uno dei maggiori protagonisti tra le due guerre: prima con il movimento del Novecento Italiano, che si forma a Milano nel 1922; poi con il sogno visionario di una rinascita dell’affresco e del mosaico.Amico personale di Mussolini e fascista della prima ora, Sironi ha dato forma nella sua pittura murale degli anni trenta alla dottrina nazionalistica e sociale del regime – non alle leggi razziali che non ha mai condiviso – ma il suo desiderio di ritornare alla Grande Decorazione antica gli era nato già durante la giovinezza trascorsa a Roma, quando, come diceva, passavano davanti ai suoi occhi «gli splendidi fantasmi dell’arte classica». Del resto la sua arte, potente e dolorosa, non diventa mai un’arte di Stato.La vita non ha risparmiato Sironi: la perdita del padre a tredici anni, le crisi depressive, la guerra; poi la miseria, la contrastata vicenda familiare, le polemiche sulla sua pittura, i ritmi di lavoro massacranti che gli minano la salute; la caduta del fascismo, il crollo dei suoi ideali politici e un’esecuzione sommaria evitata in extremis (grazie all’intervento di Gianni Rodari, partigiano ma suo estimatore); infine la perdita della figlia Rossana, suicidatasi a diciotto anni nel 1948. Tuttavia la sua pittura oppone alle tragedie dell’esistenza e della storia un’ostinata volontà costruttiva. Almeno fino alla stagione ultima quando Sironi, svaniti sogni e illusioni, dipinge città frananti e visioni dell’Apocalisse.
Scopri

Mario Sironi

La grandezza dell'arte, le tragedie della storia

Elena Pontiggia

editore: Johan & Levi

pagine: 304 pagine

«L’arte non ha bisogno di riuscire simpatica, ma esige grandezza» ha scritto Sironi. Sono parole che si attagliano anche a lui, pittore di periferie inospitali eppure imponenti come cattedrali moderne. Futurista a partire dal 1913, Mario Sironi (Sassari 1885 – Milano 1961) negli anni venti ha espresso l’aspetto più duro della città e dell
28,00

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