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LINA BO BARDI A MILANO | 10.11 - ORE 18.30

8 nov 2021

"Lina Bo Bardi: un’icona contemporanea" è il titolo della tavola rotonda dedicata all’approfondimento della figura dell’architetta e designer Lina Bo Bardi in programma presso Triennale Milano.

A partire da La dea stanca, prima biografia di Lina Bo Bardi – l’epiteto è stato coniato da Valentino Bompiani – scritta da Zeuler R. Lima, saranno ripercorse alcune delle vicende fondamentali dell’avventura professionale e umana di questa donna che ha sfidato le convenzioni sociali e intellettuali della propria epoca. Zeuler R. Lima, ricercatore, artista, designer, curatore e professore di architettura alla Washington University di Saint Louis, Missouri, si confronterà con Roberto Dulio, Professore Associato Politecnico di Milano, e Carlo Gandolfi, architetto e fondatore di Bunker-arc.

Con Francesca Molteni, curatrice, regista e autrice, sarà inoltre sviluppata una riflessione su alcuni aspetti specifici dell’agire di Lina Bo Bardi nella sua molteplice veste di curatrice, editor e agitatrice culturale.

Claudio Feltrin, Presidente di Arper, e Marco Benvegnù, Head of Corporate Brand di Arper, racconteranno l’incontro con le visioni e gli ideali di Lina Bo Bardi, avvenuto nel 2012, che ha portato alla luce un’importante identità valoriale tra l’architetto e il brand di arredo. Questo approccio ha guidato Arper nell’ideazione e organizzazione della mostra "Together", dedicata alla figura di Lina Bo Bardi, e nello sviluppo della Bardi’s Bowl Chair, seduta progettata da Lina Bo Bardi nel 1951 e industrializzata per la prima volta da Arper. La Bowl Chair, realizzata in edizione limitata e numerata, è stata il frutto di un confronto costante con l’Instituto Bardi lungo tutto il percorso, condotto con un approccio in equilibrio tra l’interpretazione del progetto originale e il valore aggiunto dato dalle competenze tecniche dell’azienda.

La tavola rotonda sarà moderata da Marco Sammicheli, Direttore Museo del Design Italiano di Triennale Milano.

 

Mercoledì 10 novembre | ore 18.30
Triennale Milano, Spazio Agorà
Viale Alemagna 6, Milano
Ingresso libero con Green Pass fino a esaurimento posti

«Gli architetti devono avere un contatto profondo con il vivere, perché il vivere è tutto»: sembra avere già in mente queste parole Lina Bo Bardi quando nel 1946 si imbarca, occhi curiosi e mente aperta, per Rio de Janeiro, lasciandosi alle spalle le rovine di un paese devastato dalla guerra. Porta con sé Achillina, la ragazza sprezzante che sapeva farsi notare sfidando i retaggi e le regole sociali, e Lina Bo, la giovane e tenace professionista che, dopo gli studi a Roma con Marcello Piacentini, a Milano aveva lottato per la propria indipendenza in un mondo di uomini ed era diventata codirettrice di Domus, stimata da Gio Ponti, Bruno Zevi e dal futuro marito Pietro Maria Bardi.Traducendo nel pensiero e nella prassi un’esistenza in continua metamorfosi, è in Brasile che Lina porta a maturazione la sua originale voce di progettista, designer, curatrice e scenografa. I suoi edifici più celebrati – il Museu de Arte de São Paulo, la Casa de Vidro e il centro SESC Pompéia – rispecchiano l’idea di un’architettura che ha come fulcro la collettività, il rapporto con la natura e la tradizione popolare, un’architettura modernissima e anticonvenzionale.In questo ritratto frutto di vent’anni di ricerca, Zeuler R. Lima restituisce la complessità di una donna fuori dagli schemi che ha attraversato le proprie contraddizioni senza timidezze, oscillando tra impulsi rivoluzionari e un’indole inguaribilmente malinconica. L’autore non sottrae mai al racconto della sua vita la sua metà d’ombra, quella che fatalmente si proietta su Lina nella foto sul ponte della nave mentre attraversa l’Atlantico, quasi a illustrare l’epiteto che Valentino Bompiani aveva coniato per lei, “la dea stanca”: una solitaria ribelle la cui eredità intellettuale è oggi viva più che mai.Acquista la tua copia firmata
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La dea stanca

Vita di Lina Bo Bardi

Zeuler R. Lima

editore: Johan & Levi

pagine: 396 pagine

«Gli architetti devono avere un contatto profondo con il vivere, perché il vivere è tutto»: sembra avere già in mente queste parole Lina Bo Bardi quando nel 1946 si imbarca, occhi curiosi e mente aperta, per Rio de Janeiro, lasciandosi alle spalle le rovine di un paese devastato dalla guerra. Porta con sé Achillina, la ragazza sprezzante che
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