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DUCHAMP ALLA GALLERIA SOZZANI MILANO | 27 SETTEMBRE - ORE 19

27 set 2017

A partire dall'interesse per le cronofotografie, nato dalla sua particolare concezione del movimento, Duchamp ha indagato le peculiarità della fotografia come medium, mettendole alla prova di altri strumenti e modi operativi, sia “fotografando”, per così dire, con altri mezzi che non fossero l'apparecchio fotografico, sia disseminando questioni fotografiche in molte sue opere, in primo luogo i readymade, e in molte sue riflessioni, a cominciare da quelle sull'infrasottile.

Nel suo agile saggio Duchamp oltre la fotografia. Strategie dell'infrasottile, che sarà presentato alla Galleria Carla Sozzani di Milano, Elio Grazioli ricostruisce i rapporti di Marcel Duchamp con la fotografia lungo l'intera vita dell'artista, dalla sua versione del Cubismo all'ultima opera voluta postuma. L'autore ne discuterà con Martina Corgnati.

 

Mercoledì 27 settembre - ore 19.00

Galleria Carla Sozzani

Corso Como 10 - Milano

Per info: 02 653531

Fin dagli esordi Duchamp ha intrecciato con la fotografia un rapporto fecondo che ha attraversato la sua opera a più livelli, caricando il medium di nuove potenzialità. Macchina che vede ma non sceglie, che preleva frammenti di realtà senza l’intervento diretto della mano dell’artista, l’apparecchio fotografico è del tutto congeniale alla poetica duchampiana dell’indifferenza e del non fare. Non a caso egli abbandona il disegno e la pittura più tradizionali – colpevoli di fermarsi al retinico, cioè a una sensorialità e quindi anche a una scelta dettata dal gusto – per abbracciare un’attitudine “infrasottile”, categoria che racchiude quanto sfugge alla percezione umana e che può essere colto unicamente con l’ausilio della materia grigia. L’immagine – in primis quella fotografica – non è mai solo quello che è, né mostra solo ciò che rappresenta. Al contrario, è una porta su qualcos’altro, una breccia in quella quarta dimensione su cui Duchamp si arrovella senza requie: essa richiede allo spettatore un supplemento di attenzione, un secondo sguardo che non si fermi alle apparenze, dietro le quali, come nel gioco degli scacchi, un gambetto è in agguato. Sarebbe ingannevole, per esempio, considerare le numerose apparizioni fotografiche di Duchamp – la sua tonsura a stella immortalata da Man Ray, l’artista seduto a un tavolino e mentre cammina per strada nelle celebri immagini di Ugo Mulas, o ancora lo strabiliante Marcel Duchamp all’età di 85 anni – come tradizionali ritratti d’autore o di circostanza. Nascono invece dall’azione combinata di chi sta davanti e dietro la macchina fotografica, in un complesso gioco di rimandi dove le allusioni impalpabili eppure cruciali all’arte di Duchamp non lasciano dubbi sulla loro intenzionalità come opere. Elio Grazioli documenta i casi in cui la fotografia e la riflessione su di essa fanno capolino nell’opera dell’artista e ne indaga le risonanze all’interno del sistema duchampiano. Un sistema in cui ciascun elemento entra a pieno titolo in una strategia complessiva che prescinde dalla diversità dei materiali e anticipa un modo di fare arte che è oggi fra i più diffusi: quello di non specializzarsi in un solo linguaggio ma di metterli tutti al servizio di un’idea.
Scopri

Duchamp oltre la fotografia

Strategie dell'infrasottile

Elio Grazioli

editore: Johan & Levi

pagine: 88 pagine

Fin dagli esordi Duchamp ha intrecciato con la fotografia un rapporto fecondo che ha attraversato la sua opera a più livelli, caricando il medium di nuove potenzialità. Macchina che vede ma non sceglie, che preleva frammenti di realtà senza l’intervento diretto della mano dell’artista, l’apparecchio fotografico è del tutto congeniale alla
16,00

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