CRISTINA BALDACCI AD ARTE FIERA BOLOGNA | 4 FEBBRAIO - ORE 11.30

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CRISTINA BALDACCI AD ARTE FIERA BOLOGNA | 4 FEBBRAIO - ORE 11.30

4 feb 2018

In occasione della 42ma edizione di Arte Fiera, dal 2 al 5 febbraio presso il quartiere fieristico di Bologna, Cristina Baldacci, autrice del volume Archivi impossibili, è ospite di una tavola rotonda dal titolo “Archivio: visione, progetto, sistema. Dialoghi e confronti tra storia e contemporaneità” a cura di CUBO Centro Unipol Bologna.

Con Baldacci intervengono Ilaria Bignotti, Cristian Caliandro, MoRE Museum (Marco Scotti, Elisabetta Modena, Valentina Rossi) ed Eleonora Frattarolo. Coordina Angela Memola. La tavola rotonda si terrà nella Talk Area della fiera, presso il Centro Servizi al piano terra.

Baldacci è anche curatrice della sezione "Impermanenze: che cosa succede quando l’opera non c’è più?" nell'ambito del convegno internazionale "Tra mostra e fiera: entre chien et loup", organizzato dall’Università Iuav di Venezia con il patrocinio dell'Università di Bologna. Il convegno, dal 2 al 4 febbraio, riunisce accademici, artisti, critici, curatori ed editor per discutere intorno a un fenomeno recente e crescente, ovvero l’ibridazione tra esposizioni e fiere fino a farne eventi quasi sovrapponibili.

 

Domenica 4 febbraio - ore 11.30

Arte Fiera | BolognaFiere

Talk Area | Centro Servizi

Piazza della Costituzione - Bologna

 

Per maggiori informazioni sulla fiera: www.artefiera.it

Ben prima che la diffusione dei social network e dei mezzi di registrazione ci rendesse tutti potenziali archivisti, gli artisti contemporanei hanno ripensato le forme di catalogazione usando linguaggi e media a loro disposizione, spesso ispirandosi a compendi visivi e “musei portatili” di illustri antecedenti novecenteschi, come il Bilderatlas di Warburg e il museo immaginario di Malraux. Dall’atlante di Gerhard Richter, una collezione di migliaia di immagini utilizzate come fonti iconografiche per la pittura, all’album di Hanne Darboven, una monumentale cosmologia che condensa storia personale e memoria collettiva, al museo di Marcel Broodthaers, un sagace strumento di critica istituzionale, allo schedario di Hans Haacke, un mezzo di indagine e di impegno sociopolitico, il furore archivistico si è ormai impossessato della pratica artistica. Che dietro ogni slancio tassonomico ci sia desiderio di ordine, ricerca identitaria, insofferenza verso la tradizionale organizzazione della conoscenza e del potere o un mero horror vacui che spinge i disposofobici a realizzare dei veri santuari della banalità, alla base c’è sempre il bisogno di restituire una logica più profonda a relitti e tracce: prelevati, assemblati e reimmessi in un nuovo contesto, si caricano di un valore inatteso. Ecco allora che l’archivio non è più solo un cumulo inerte di documenti da cui scaturisce quel turbamento che Derrida associa al processo mnestico, ma diventa, in senso foucaultiano, un dispositivo critico capace di rigenerare le consuete logiche di salvaguardia, utilizzo e diffusione del sapere, di riattivare la memoria e la coscienza politica. In quest’ottica, l’artista diventa attore primario del cambiamento sociale e culturale. Cristina Baldacci ripercorre in questo volume la lunga e articolata storia dell’interesse per la pratica archivistica ricomponendo il ricco mosaico dei ruoli e dei significati che l’archivio ha assunto nel corso del tempo e la sua rilevanza come opera d’arte, quindi come sistema classificatorio atipico e, per certi versi, impossibile.
Scopri

Archivi impossibili

Un'ossessione dell'arte contemporanea

Cristina Baldacci

pagine: 224

Ben prima che la diffusione dei social network e dei mezzi di registrazione ci rendesse tutti potenziali archivisti, gli artisti contemporanei hanno ripensato le forme di catalogazione usando linguaggi e media a loro disposizione, spesso ispirandosi a compendi visivi e “musei portatili” di illustri antecedenti novecenteschi, come il Bilderatlas
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