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CRISTINA BALDACCI A MILANO | 14 DICEMBRE - ORE 18

14 dic 2017

Presso il Museo del Novecento di Milano un incontro dal titolo "Archivi in movimento tra arte, legge e nuove tecnologie", a partire dai temi affrontati da Cristina Baldacci nel suo volume Archivi impossibili. Un'ossessione dell'arte contemporanea.

Con un panel che, con l'autrice, prevede la partecipazione di Alessandra Donati, Simone Frangi, Francesco Martelli e l’artista Alice Pedroletti, la conversazione intende approfondire il tema degli archivi come opere d’arte e come enti d’artista o per artisti, con uno sguardo alle attuali possibilità di archiviazione offerte dalle nuove tecnologie. Introduce Anna Maria Montaldo del Comune di Milano e modera Iolanda Ratti.

 

Quella milanese sarà in realtà una doppia tappa per Cristina Baldacci, che oltre all'incontro presso il museo sarà ospite dell'Accademia di Belle Arti di Brera nella sede di San Carpoforo per la presentazione del suo volume.

 

Giovedì 14 dicembre - ore 18.00

Museo del Novecento - Sala Fontana

Via Marconi 1 - Milano

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Ben prima che la diffusione dei social network e dei mezzi di registrazione ci rendesse tutti potenziali archivisti, gli artisti contemporanei hanno ripensato le forme di catalogazione usando linguaggi e media a loro disposizione, spesso ispirandosi a compendi visivi e “musei portatili” di illustri antecedenti novecenteschi, come il Bilderatlas di Warburg e il museo immaginario di Malraux. Dall’atlante di Gerhard Richter, una collezione di migliaia di immagini utilizzate come fonti iconografiche per la pittura, all’album di Hanne Darboven, una monumentale cosmologia che condensa storia personale e memoria collettiva, al museo di Marcel Broodthaers, un sagace strumento di critica istituzionale, allo schedario di Hans Haacke, un mezzo di indagine e di impegno sociopolitico, il furore archivistico si è ormai impossessato della pratica artistica. Che dietro ogni slancio tassonomico ci sia desiderio di ordine, ricerca identitaria, insofferenza verso la tradizionale organizzazione della conoscenza e del potere o un mero horror vacui che spinge i disposofobici a realizzare dei veri santuari della banalità, alla base c’è sempre il bisogno di restituire una logica più profonda a relitti e tracce: prelevati, assemblati e reimmessi in un nuovo contesto, si caricano di un valore inatteso. Ecco allora che l’archivio non è più solo un cumulo inerte di documenti da cui scaturisce quel turbamento che Derrida associa al processo mnestico, ma diventa, in senso foucaultiano, un dispositivo critico capace di rigenerare le consuete logiche di salvaguardia, utilizzo e diffusione del sapere, di riattivare la memoria e la coscienza politica. In quest’ottica, l’artista diventa attore primario del cambiamento sociale e culturale. Cristina Baldacci ripercorre in questo volume la lunga e articolata storia dell’interesse per la pratica archivistica ricomponendo il ricco mosaico dei ruoli e dei significati che l’archivio ha assunto nel corso del tempo e la sua rilevanza come opera d’arte, quindi come sistema classificatorio atipico e, per certi versi, impossibile.
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Archivi impossibili

Un'ossessione dell'arte contemporanea

Cristina Baldacci

editore: Johan & Levi

pagine: 224

Ben prima che la diffusione dei social network e dei mezzi di registrazione ci rendesse tutti potenziali archivisti, gli artisti contemporanei hanno ripensato le forme di catalogazione usando linguaggi e media a loro disposizione, spesso ispirandosi a compendi visivi e “musei portatili” di illustri antecedenti novecenteschi, come il Bilderatlas
22,00

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