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CRISTINA BALDACCI A FIRENZE | 31 MAGGIO - ORE 9.30

31 mag 2018

Johan & Levi editore è lieta di segnalare la partecipazione di Cristina Baldacci, autrice del volume Archivi impossibili. Un'ossessione dell’arte contemporanea, alla giornata di studi “Memoria e contemporaneità. Una, nessuna o centomila?”, promossa dalla Regione Toscana e dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana.

La conoscenza e la salvaguardia del patrimonio documentario riguarda tutti ed è una questione di civiltà. Accumuliamo memorie in modo ossessivo e intanto viviamo una frammentazione che non riusciamo a ricomporre. Ma la contemporaneità ha davvero bisogno di memoria? Quali sono i rischi, gli equivoci, le manipolazioni che la memoria può nascondere?

Come nel suo libro pone l’accento sulla atipicità dell’archivio come opera d’arte e sulle forme che esso può assumere, Baldacci terrà un intervento dal titolo “Quel che resta del contemporaneo: l’archivio come gesto artistico”.

 

Giovedì 31 maggio - dalle ore 9.30

Cinema della Compagnia - Via Cavour 50/R, Firenze

Per info: archivio@fondazioneprimoconti.org | 055 597095

Ben prima che la diffusione dei social network e dei mezzi di registrazione ci rendesse tutti potenziali archivisti, gli artisti contemporanei hanno ripensato le forme di catalogazione usando linguaggi e media a loro disposizione, spesso ispirandosi a compendi visivi e “musei portatili” di illustri antecedenti novecenteschi, come il Bilderatlas di Warburg e il museo immaginario di Malraux. Dall’atlante di Gerhard Richter, una collezione di migliaia di immagini utilizzate come fonti iconografiche per la pittura, all’album di Hanne Darboven, una monumentale cosmologia che condensa storia personale e memoria collettiva, al museo di Marcel Broodthaers, un sagace strumento di critica istituzionale, allo schedario di Hans Haacke, un mezzo di indagine e di impegno sociopolitico, il furore archivistico si è ormai impossessato della pratica artistica. Che dietro ogni slancio tassonomico ci sia desiderio di ordine, ricerca identitaria, insofferenza verso la tradizionale organizzazione della conoscenza e del potere o un mero horror vacui che spinge i disposofobici a realizzare dei veri santuari della banalità, alla base c’è sempre il bisogno di restituire una logica più profonda a relitti e tracce: prelevati, assemblati e reimmessi in un nuovo contesto, si caricano di un valore inatteso. Ecco allora che l’archivio non è più solo un cumulo inerte di documenti da cui scaturisce quel turbamento che Derrida associa al processo mnestico, ma diventa, in senso foucaultiano, un dispositivo critico capace di rigenerare le consuete logiche di salvaguardia, utilizzo e diffusione del sapere, di riattivare la memoria e la coscienza politica. In quest’ottica, l’artista diventa attore primario del cambiamento sociale e culturale. Cristina Baldacci ripercorre in questo volume la lunga e articolata storia dell’interesse per la pratica archivistica ricomponendo il ricco mosaico dei ruoli e dei significati che l’archivio ha assunto nel corso del tempo e la sua rilevanza come opera d’arte, quindi come sistema classificatorio atipico e, per certi versi, impossibile.
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Archivi impossibili

Un'ossessione dell'arte contemporanea

Cristina Baldacci

editore: Johan & Levi

pagine: 224

Ben prima che la diffusione dei social network e dei mezzi di registrazione ci rendesse tutti potenziali archivisti, gli artisti contemporanei hanno ripensato le forme di catalogazione usando linguaggi e media a loro disposizione, spesso ispirandosi a compendi visivi e “musei portatili” di illustri antecedenti novecenteschi, come il Bilderatlas
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