CRISTINA BALDACCI A CARRARA | 10 MARZO - ORE 15.30

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CRISTINA BALDACCI A CARRARA | 10 MARZO - ORE 15.30

10 mar 2018

In occasione della mostra "Like marble-like" del collettivo Parasite 2.0 al Centro di Arti Plastiche di Carrara Cristina Baldacci, autrice del volume Archivi impossibili, è protagonista dell’incontro “Furor d’archivio. Dispositivo per l’arte contemporanea”.

L’incontro, con la mostra, è parte di un ricco calendario di iniziative per la valorizzazione del patrimonio culturale del Comune di Carrara a cura di Arteco e nasce nell’ambito di una residenza d’artista con lo scopo di rileggere la memoria storica conservata negli archivi locali e riflettere sul laboratorio quale luogo atto ai processi di condivisione della conoscenza. In particolare, gli artisti hanno avuto modo di confrontarsi con l’archivio privato Lazzerini, una grande famiglia di scultori carraresi attivi in città dalla fine del XVII al XX secolo, testimonianza nodale del tramandarsi del patrimonio immateriale di conoscenza nel corso dei secoli, e i cui documenti sono stati lo spunto per indagare il contesto contemporaneo dove si collocano molti laboratori ancora attivi sul territorio.

 

Sabato 10 marzo - ore 15.30

Centro Arti Plastiche di Carrara

Via Canal del Rio - Carrara

Ben prima che la diffusione dei social network e dei mezzi di registrazione ci rendesse tutti potenziali archivisti, gli artisti contemporanei hanno ripensato le forme di catalogazione usando linguaggi e media a loro disposizione, spesso ispirandosi a compendi visivi e “musei portatili” di illustri antecedenti novecenteschi, come il Bilderatlas di Warburg e il museo immaginario di Malraux. Dall’atlante di Gerhard Richter, una collezione di migliaia di immagini utilizzate come fonti iconografiche per la pittura, all’album di Hanne Darboven, una monumentale cosmologia che condensa storia personale e memoria collettiva, al museo di Marcel Broodthaers, un sagace strumento di critica istituzionale, allo schedario di Hans Haacke, un mezzo di indagine e di impegno sociopolitico, il furore archivistico si è ormai impossessato della pratica artistica. Che dietro ogni slancio tassonomico ci sia desiderio di ordine, ricerca identitaria, insofferenza verso la tradizionale organizzazione della conoscenza e del potere o un mero horror vacui che spinge i disposofobici a realizzare dei veri santuari della banalità, alla base c’è sempre il bisogno di restituire una logica più profonda a relitti e tracce: prelevati, assemblati e reimmessi in un nuovo contesto, si caricano di un valore inatteso. Ecco allora che l’archivio non è più solo un cumulo inerte di documenti da cui scaturisce quel turbamento che Derrida associa al processo mnestico, ma diventa, in senso foucaultiano, un dispositivo critico capace di rigenerare le consuete logiche di salvaguardia, utilizzo e diffusione del sapere, di riattivare la memoria e la coscienza politica. In quest’ottica, l’artista diventa attore primario del cambiamento sociale e culturale. Cristina Baldacci ripercorre in questo volume la lunga e articolata storia dell’interesse per la pratica archivistica ricomponendo il ricco mosaico dei ruoli e dei significati che l’archivio ha assunto nel corso del tempo e la sua rilevanza come opera d’arte, quindi come sistema classificatorio atipico e, per certi versi, impossibile.
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Archivi impossibili

Un'ossessione dell'arte contemporanea

Cristina Baldacci

pagine: 224

Ben prima che la diffusione dei social network e dei mezzi di registrazione ci rendesse tutti potenziali archivisti, gli artisti contemporanei hanno ripensato le forme di catalogazione usando linguaggi e media a loro disposizione, spesso ispirandosi a compendi visivi e “musei portatili” di illustri antecedenti novecenteschi, come il Bilderatlas
22,00

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