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CHI HA PAURA DELL’ARCHIVIO? | 16 GIUGNO A PARMA

16 giu 2017

Johan & Levi Editore è lieta di segnalare la tavola rotonda dal titolo "Chi ha paura dell’Archivio?" in programma presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma. Un momento di riflessione sui modelli contemporanei dell’archivio e sulla sua comunicazione che vedrà la partecipazione, fra gli altri, di Cristina Baldacci, autrice del volume Archivi impossibili. Un'ossessione dell'arte contemporanea.

 

Il tema nasce dalla riflessione sia sulle scelte della composizione delle collezioni archivistiche, sia dalla dialettica che queste nuove realtà hanno creato tra utenti e pubblici, nelle loro declinazioni di documento e monumento, tra serialità e possibilità espositive, ampliando il campo archivistico verso una valorizzazione di oggetti, testi e linguaggi forse poco considerati dall’archivistica tradizionale.

Se l’archivio è stato, per lungo tempo, uno strumento ordinato di documentazione alla base della struttura memoriale del passato, oggi gli archivi sono invenzione, e le loro narrative sono costruzioni composte dai materiali selezionati da gruppi o individui che gli danno forma, contenuto, nuovi significati, come dimostrano anche in modo esemplare gli artisti che adottano l’archiviazione come pratica artistica. Dal momento in cui è diventato possibile definire l’archivio, nelle parole di Deleuze, come «album audiovisivo di un’epoca», visibilità ed enunciabilità sono diventate gli strati delle formazioni storiche che costituiscono il corpus degli archivi, la cui entità produttrice può essere individuata nella società stessa. Il termine "archivio" si mantiene radicato nella percezione di luoghi e collezioni che, allo stesso tempo in cui richiedono pratiche di archivio tradizionali anche quando questo termine comprende categorie nuove di documenti, rimettono a concetti e riflessioni più ampie sulla memoria culturale.

 

Venerdì 16 giugno

Ore 9.30

CSAC - Abbazia di Valserena

Via Viazza di Paradigna 1 - Parma

Info tel. 0521 033652

Ingresso libero

Ben prima che la diffusione dei social network e dei mezzi di registrazione ci rendesse tutti potenziali archivisti, gli artisti contemporanei hanno ripensato le forme di catalogazione usando linguaggi e media a loro disposizione, spesso ispirandosi a compendi visivi e “musei portatili” di illustri antecedenti novecenteschi, come il Bilderatlas di Warburg e il museo immaginario di Malraux. Dall’atlante di Gerhard Richter, una collezione di migliaia di immagini utilizzate come fonti iconografiche per la pittura, all’album di Hanne Darboven, una monumentale cosmologia che condensa storia personale e memoria collettiva, al museo di Marcel Broodthaers, un sagace strumento di critica istituzionale, allo schedario di Hans Haacke, un mezzo di indagine e di impegno sociopolitico, il furore archivistico si è ormai impossessato della pratica artistica. Che dietro ogni slancio tassonomico ci sia desiderio di ordine, ricerca identitaria, insofferenza verso la tradizionale organizzazione della conoscenza e del potere o un mero horror vacui che spinge i disposofobici a realizzare dei veri santuari della banalità, alla base c’è sempre il bisogno di restituire una logica più profonda a relitti e tracce: prelevati, assemblati e reimmessi in un nuovo contesto, si caricano di un valore inatteso. Ecco allora che l’archivio non è più solo un cumulo inerte di documenti da cui scaturisce quel turbamento che Derrida associa al processo mnestico, ma diventa, in senso foucaultiano, un dispositivo critico capace di rigenerare le consuete logiche di salvaguardia, utilizzo e diffusione del sapere, di riattivare la memoria e la coscienza politica. In quest’ottica, l’artista diventa attore primario del cambiamento sociale e culturale. Cristina Baldacci ripercorre in questo volume la lunga e articolata storia dell’interesse per la pratica archivistica ricomponendo il ricco mosaico dei ruoli e dei significati che l’archivio ha assunto nel corso del tempo e la sua rilevanza come opera d’arte, quindi come sistema classificatorio atipico e, per certi versi, impossibile.
Scopri

Archivi impossibili

Un'ossessione dell'arte contemporanea

Cristina Baldacci

editore: Johan & Levi

pagine: 224

Ben prima che la diffusione dei social network e dei mezzi di registrazione ci rendesse tutti potenziali archivisti, gli artisti contemporanei hanno ripensato le forme di catalogazione usando linguaggi e media a loro disposizione, spesso ispirandosi a compendi visivi e “musei portatili” di illustri antecedenti novecenteschi, come il Bilderatlas
22,00

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