ARTURO MARTINI A TREVISO | 11 OTTOBRE - ORE 18

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ARTURO MARTINI A TREVISO | 11 OTTOBRE - ORE 18

11 ott 2018

Elena Pontiggia con la sua biografia Arturo Martini. La vita in figure inaugura il festival letterario CartaCarbone che per il quinto anno porta a Treviso scrittori, letterati e giornalisti per parlare dell’arte di raccontare e raccontarsi. 

La casa dov’è nato Martini, nel cuore di Treviso, non esiste più. Era in via delle Prigioni, nel tratto che da piazza San Vito porta al ponte dei Buranelli, vicino alle carceri costruite nel Duecento sulle rovine delle dimore Ordelaffi e all’epoca ancora usate. Fin da piccolo Martini avverte una grande attrazione per la modellazione, la più tattile delle arti, e inizia a giocare con la creta già nelle aule dell’asilo, che si trovava vicino all’odierno Museo Luigi Bailo. La città, con la sua impronta medioevale, le mura e le torri antiche, la trama dei canali, la grande chiesa di San Nicolò con i suoi affreschi e le sue tombe, impressiona l'artista a tal punto da segnarne profondamente la formazione.

 

Giovedì 11 ottobre | ore 18.00

Palazzo Rinaldi

Piazza Rinaldi – Treviso

Scultore prodigioso nel forgiare immagini e narrare miti, Arturo Martini (1889-1947) si è consacrato interamente a quest’arte “misteriosa ed egoista” che sottrae ogni energia a chi la pratica, come lui stesso scrisse. Un’esistenza, se priva di momenti epici, tutta votata alla reinvenzione dell’iconografia, tanto che avrebbe potuto dire, con il poeta Lucio Piccolo, “la vita in figure mi viene”. L’infanzia lacerata dalla povertà e dai contrasti familiari in una Treviso ancora medioevale, il talento precoce nel dar forma alla creta, l’impiego – ancora giovinetto – nella bottega di un orefice, l’insperata borsa di studio che gli consente di studiare a Venezia con lo scultore Urbano Nono, sono i primi passi di un individuo nato “in condizioni disperate” ma destinato a rinnovare le arti plastiche. La sua parabola lo condurrà poi a Monaco nel 1909, tappa disagiata quanto carica di stimoli, e a Parigi nel 1912, mentre è tra i “ribelli” di Ca’ Pesaro e aderisce al Futurismo. Terminata la guerra, Martini ha già trent’anni e, seppur riconosciuto come uno dei migliori interpreti dei nuovi ideali classici incarnati da “Novecento” e Valori Plastici, fatica ancora a mantenere sé e la moglie Brigida. Solo alle soglie dei quaranta arriva per lui la “stagione del canto”, una fase felice accompagnata nel 1930 da un nuovo amore con la giovane Egle e nel 1931 dal leggendario premio di centomila lire alla Quadriennale di Roma. Sono gli anni in cui porta la terracotta a vette monumentali e in cui realizza nuovi capolavori in pietra e in bronzo. La serenità culmina però in un voltafaccia. Ormai all’apice della fama, con un accanimento senza precedenti, Martini si scaglia contro la scultura e la accusa di essere “lingua morta”. A questa inspiegabile abiura si aggiungono, implacabili, la malattia e l’umiliazione di un processo di epurazione nel 1945, che gli mineranno le forze fino a spegnerlo a nemmeno cinquantotto anni. Elena Pontiggia narra le vicende umane e artistiche di Martini con lucidità e chiarezza esemplari, arricchendo il volume di dati inediti che gettano nuova luce sul suo percorso espressivo.
Scopri

Arturo Martini

La vita in figure

Elena Pontiggia

pagine: 304 pagine

Scultore prodigioso nel forgiare immagini e narrare miti, Arturo Martini (1889-1947) si è consacrato interamente a quest’arte “misteriosa ed egoista” che sottrae ogni energia a chi la pratica, come lui stesso scrisse. Un’esistenza, se priva di momenti epici, tutta votata alla reinvenzione dell’iconografia, tanto che avrebbe potuto dire,
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