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ARTURO MARTINI A LUGANO | 25 OTTOBRE - ORE 18

25 ott 2018

Elena Pontiggia sarà ospite della Gipsoteca Gianluigi Giudici di Lugano per presentare la biografia Arturo Martini. La vita in figure.

«Martini è attratto fin dall’infanzia dai racconti. Sarà un segno caratteristico della sua arte e della sua poetica. Nelle sue sculture l’immagine diventa narrazione, trama, mito, fiaba, teatro. Gran parte della sua opera è racconto (non aneddoto, che è altra cosa) e quando gli sembrerà che la scultura non sappia raccontare la accuserà di essere una lingua morta». Così scrive Pontiggia, che ricostruisce il percorso espressivo di Martini dall’infanzia lacerata dalla povertà e dai contrasti familiari in una Treviso ancora medioevale agli studi veneziani con lo scultore Urbano Nono, dal leggendario premio del 1931 alla Quadriennale di Roma all’abiura ormai al vertice della fama, che lo porta a scagliarsi inspiegabilmente contro la scultura.

 

Giovedì 25 ottobre | ore 18.00

Gipsoteca Gianluigi Giudici

Riva Antonio Caccia 1a  Lugano

Per info. +41 091 980 41 41

Scultore prodigioso nel forgiare immagini e narrare miti, Arturo Martini (1889-1947) si è consacrato interamente a quest’arte “misteriosa ed egoista” che sottrae ogni energia a chi la pratica, come lui stesso scrisse. Un’esistenza, se priva di momenti epici, tutta votata alla reinvenzione dell’iconografia, tanto che avrebbe potuto dire, con il poeta Lucio Piccolo, “la vita in figure mi viene”. L’infanzia lacerata dalla povertà e dai contrasti familiari in una Treviso ancora medioevale, il talento precoce nel dar forma alla creta, l’impiego – ancora giovinetto – nella bottega di un orefice, l’insperata borsa di studio che gli consente di studiare a Venezia con lo scultore Urbano Nono, sono i primi passi di un individuo nato “in condizioni disperate” ma destinato a rinnovare le arti plastiche. La sua parabola lo condurrà poi a Monaco nel 1909, tappa disagiata quanto carica di stimoli, e a Parigi nel 1912, mentre è tra i “ribelli” di Ca’ Pesaro e aderisce al Futurismo. Terminata la guerra, Martini ha già trent’anni e, seppur riconosciuto come uno dei migliori interpreti dei nuovi ideali classici incarnati da “Novecento” e Valori Plastici, fatica ancora a mantenere sé e la moglie Brigida. Solo alle soglie dei quaranta arriva per lui la “stagione del canto”, una fase felice accompagnata nel 1930 da un nuovo amore con la giovane Egle e nel 1931 dal leggendario premio di centomila lire alla Quadriennale di Roma. Sono gli anni in cui porta la terracotta a vette monumentali e in cui realizza nuovi capolavori in pietra e in bronzo. La serenità culmina però in un voltafaccia. Ormai all’apice della fama, con un accanimento senza precedenti, Martini si scaglia contro la scultura e la accusa di essere “lingua morta”. A questa inspiegabile abiura si aggiungono, implacabili, la malattia e l’umiliazione di un processo di epurazione nel 1945, che gli mineranno le forze fino a spegnerlo a nemmeno cinquantotto anni. Elena Pontiggia narra le vicende umane e artistiche di Martini con lucidità e chiarezza esemplari, arricchendo il volume di dati inediti che gettano nuova luce sul suo percorso espressivo.
Scopri

Arturo Martini

La vita in figure

Elena Pontiggia

editore: Johan & Levi

pagine: 304 pagine

Scultore prodigioso nel forgiare immagini e narrare miti, Arturo Martini (1889-1947) si è consacrato interamente a quest’arte “misteriosa ed egoista” che sottrae ogni energia a chi la pratica, come lui stesso scrisse. Un’esistenza, se priva di momenti epici, tutta votata alla reinvenzione dell’iconografia, tanto che avrebbe potuto dire,
25,00

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