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SEI LEZIONI DI DISEGNO

23 feb 2016

William Kentridge ha raggiunto la notorietà mondiale grazie alla versatile poetica artistica ‒ immagini in bianco e nero dai forti contrasti che richiamano il nativo Sudafrica ‒, che ha trovato espressione in molti media, dal disegno al cinema, dalla scultura alla serigrafia fino al teatro. Nato dal ciclo di lezioni tenute nel 2012 alla prestigiosa cattedra di poesia Charles Eliot Norton dell’università di Harvard, Sei lezioni di disegno è la testimonianza più completa del suo pensiero sull'arte.

Per Kentridge l’arte è una forma di conoscenza, non una semplice integrazione della realtà, e come tale non può essere compresa appieno seguendo il tradizionale approccio accademico di tipo razionale. Lo studio, in particolare, è luogo prediletto per la creazione di significato, lo spazio dove il pensiero lineare viene abbandonato per lasciare che la vista, la mano, il carboncino e la carta guidino la creatività. Il disegno ha la capacità di farci riflettere sui temi più complessi del nostro tempo, e questo è il vero valore delle “lezioni di disegno”. Alternando disegni e illustrazioni a riflessioni che si muovono liberamente tra il mito della caverna di Platone, il ruolo dell’Illuminismo nell’oppressione coloniale, il tempo, la memoria, la riproduzione degli animali in arte e i concetti di “certezza” e “incertezza”, Kentridge ci rende più consapevoli dei meccanismi, e degli inganni, con i quali diamo significato a ciò che ci circonda.

Durante il mese di aprile William Kentridge sarà in Italia per una serie di eventi che culminerà con la realizzazione sul Tevere a Roma del murale Triumphs and Lament, previsto per il 21 e 22 aprile.

 

Collana: Parole e immagini

ISBN: 978-88-6010-174-7

Pagine: 160

Immagini: 160 colore

Prezzo: 24,00 €

L’arte, dice William Kentridge, è forma di conoscenza di per sé. Non è una semplice integrazione del mondo reale, né la si può considerare solo nei termini razionali delle discipline accademiche classiche. Il perimetro dell’atelier è il luogo cruciale per la produzione del significato: è qui che il pensiero lineare cede il passo a occhio, mano, carta e carboncino, a quei mezzi materiali che danno impulso vitale alla creatività. L’atto di disegnare, lo sporcarsi le mani, ha il potere di introdurci ai temi più complessi del nostro tempo.A Kentridge sta a cuore il modo in cui attribuiamo struttura e senso alla fluidità dell’esperienza: ci sforziamo di intravedere nella forma mutevole delle nuvole una sagoma familiare e assembliamo dei pezzetti di carta per innescare in chi guarda un riconoscimento immediato. Questa forte esigenza di significato – osservare un insieme di frammenti e attribuirvi un valore, prendere i frammenti e comporre un’immagine – è presente non solo nel nostro guardare le ombre delle cose, ma in tutto ciò che vediamo, anche nella nostra lettura della realtà geografica e politica. Per illustrarci i meccanismi – spesso illusori – per mezzo dei quali ricostruiamo il significato del mondo, l’autore usa la lingua e gli strumenti della logica come fossero la carta e il carboncino con cui dare corpo a un’idea.Integrando nozioni pratiche in una libera dissertazione che spazia dalla caverna di Platone al ruolo dell’Illuminismo nell’oppressione coloniale, dal funzionamento degli strumenti ottici al modo in cui vengono raffigurati gli animali, queste Sei lezioni di disegno di Kentridge sono un compendio arguto e insieme scanzonato del suo pensiero sull’arte, sul fare arte e sulla necessità di ritagliare un po’ di spazio per la stupidità. Non per celebrare la stupidità in sé, ma perché può serbare più sorprese che uno studio pieno di buone idee.Acquista la tua copia firmata
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Sei lezioni di disegno

William Kentridge

editore: Johan & Levi

pagine: 160 pagine

L’arte, dice William Kentridge, è forma di conoscenza di per sé. Non è una semplice integrazione del mondo reale, né la si può considerare solo nei termini razionali delle discipline accademiche classiche. Il perimetro dell’atelier è il luogo cruciale per la produzione del significato: è qui che il pensiero lineare cede il passo a occhio
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