ONE DAY WE MUST MEET. LE SFIDE DELL'ARTE E DELL'ARCHITETTURA ITALIANE IN AMERICA (1933-1941)

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ONE DAY WE MUST MEET. LE SFIDE DELL'ARTE E DELL'ARCHITETTURA ITALIANE IN AMERICA (1933-1941)

14 gen 2019

L'arte e l'architettura sono state fin dal Rinascimento armi diplomatiche nelle strategie di affermazione del potere politico e la pratica si è consolidata nel XX secolo sullo sfondo dei conflitti mondiali e dei mutevoli assetti politici.

Affiancandosi al titolo già in catalogo Hitler e il potere dell’estetica, il volume analizza come tra il 1933 e il 1941 – dall'inizio della presidenza di Franklin Delano Roosevelt all'ingresso degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale – l'arte e l'architettura moderne italiane siano state usate come ambasciatrici culturali verso l'opinione pubblica americana al fine di mitigare l'immagine bellicosa del regime fascista.

Mussolini affermò ripetutamente il ruolo dell'arte in ambito politico e, pur in assenza di un programma ufficiale, il governo sostenne e sfruttò pragmaticamente tutte le iniziative che si presentarono, dagli impegni ufficiali in occasione degli eventi fieristici ed espositivi internazionali - la Century of Progress World's Fair di Chicago del 1933-34, la Golden Gate International Exposition di San Francisco del 1939 e la New York World's Fair del 1939-40 - alle iniziative private che facevano capo al gallerista e critico Dario Sabatello, alla collezionista e gallerista Anna Laetitia Pecci Blunt e all'architetto Michele Busiri Vici.

Allo stesso modo i suggestivi padiglioni nazionali italiani eretti alle esposizioni mondiali di Chicago e New York furono una tangibile visualizzazione della grandezza economica e dell'autorità culturale dell'Italia, i cui allestimenti e decorazioni esaltavano le opere sociali e pubbliche del Fascismo agendo con enfasi sulle masse, mentre alle arti figurative fu chiesto di costruire l'immagine della nazione in virtù dell'assunto che tra cultura e politica deve sussistere un'uniformità di intenti.

Frutto di una profonda e attenta ricerca sulle fonti originarie in Italia e oltreoceano, il libro restituisce la genesi e il valore politico delle varie iniziative accanto alla risposta che l’opinione pubblica americana diede, fornendo un quadro dettagliato dal notevole valore storico.

 

Autore: Sergio Cortesini

Collana: Saggistica

ISBN: 978-88-6010-095-5

Pagine: 325

Prezzo: 28,00 €

Ottobre 1937. A suggello di un fruttuoso colloquio alla Casa Bianca, il presidente Roosevelt rivolge a Vittorio Mussolini l’auspicio di incontrare presto suo padre Benito. «One day we must meet»: sono parole incoraggianti per chi, come il figlio del duce, è inebriato dallo scintillante american way of life ed è lì a rappresentare lo spirito più giovanile e modernista del fascismo. Il “grande paese” è in quegli anni sempre più spesso interlocutore privilegiato, al centro delle fitte trame della cosiddetta “diplomazia parallela”. L’arte e l’architettura moderne sono impiegate dal governo fascista come ambasciatrici culturali, in modo pervasivo e tenace, per confezionare miti in grado di sedurre le masse e accattivarsi le simpatie dell’opinione pubblica. Una prassi, questa, che genera occasioni e spazi concreti: da un lato gli imponenti padiglioni nazionali, come quello dell’iconica esposizione internazionale di Chicago del 1933, dall’altro le grandiose mostre dei contemporanei – Casorati, Sironi, Levi, Carrà e de Chirico, tra gli altri – accanto ai celebrati old masters, le cui opere intraprendono avventurose traversate transatlantiche grazie anche all’intraprendenza di personaggi come Dario Sabatello, Mimì Pecci Blunt e Giulio Carlo Argan.Con una felice insistenza sulla ricostruzione dei luoghi e del vivace clima culturale dell’epoca e attingendo a centinaia di documenti d’archivio inediti, Sergio Cortesini ripercorre la parabola dell’arte moderna italiana in America tra il 1933 e il 1941. Dai successi iniziali si assiste così al progressivo deteriorarsi delle relazioni politiche fino al loro definitivo e tragico tramonto, segnato dall’ingresso in guerra dell’Italia. È la fine di tutte le illusioni di grandezza: i padiglioni vengono demoliti e le opere d’arte rinchiuse nei depositi. Per coloro che hanno creduto sinceramente in un italianismo declinabile nelle forme dell’estetica moderna e in una rinnovata potenza comunicativa dell’arte nazionale, la frase di Roosevelt è rimasta una profezia lost in translation.
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One day we must meet

Le sfide dell’arte e dell’architettura italiane in America (1933-1941)

Sergio Cortesini

pagine: 325 pagine

Ottobre 1937. A suggello di un fruttuoso colloquio alla Casa Bianca, il presidente Roosevelt rivolge a Vittorio Mussolini l’auspicio di incontrare presto suo padre Benito. «One day we must meet»: sono parole incoraggianti per chi, come il figlio del duce, è inebriato dallo scintillante american way of life ed è lì a rappresentare lo spirito
28,00

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