ENRICO BAJ. AUTOMITOBIOGRAFIA

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ENRICO BAJ. AUTOMITOBIOGRAFIA

3 ott 2018

In collaborazione con gli eredi di Enrico Baj esce la nuova edizione del volume autobiografico scritto dall’artista nel 1983, con una prefazione di Angela Sanna.

Personaggio eclettico e in contatto con le cerchie culturali europee, Baj sceglie di raccontare la propria vita attraverso una narrazione a ritroso nel tempo, “dai giorni nostri alla nascita”, un percorso che porta il lettore tra i personaggi, artisti e intellettuali, e gli oggetti che hanno segnato la sua vita: da un lato Arturo Schwarz, Man Ray, Marcel Duchamp, Surama, Edoardo Sanguineti, Breton, Man Ray, De Chirico, Jaguer e la duchessa di Beaufort, dall’altro la Macchina Agricola, una moto Kawasaki o un semplice ascensore.

Al centro di tutto la passione e l’impegno di Baj per un rinnovamento dell’arte, e della pittura in particolare, nella forma e nei contenuti, per tornare a quella fusione tra arte e vita teorizzata da Jarry e Breton e meta ultima dell'uomo: l’arte di vivere.

 

Autore: Enrico Baj

Collana: Saggistica

ISBN: 978-88-6010-213-3

Pagine: 224

Prezzo: 23,00 €

Marcel e Suzanne Duchamp, Octavio Paz e Edoardo Sanguineti, Breton e Man Ray, de Chirico e la duchessa di Beaufort sono solo alcuni dei personaggi che compongono la fauna di questo racconto erudito e sagace, a tratti esplosivo, lontano da qualsiasi convenzione autobiografica. Procedendo a ritroso dal 1983, anno in cui viene pubblicata, al 1924, anno di nascita dell’autore, Automitobiografia si configura come un viaggio iperbolico che risale la corrente degli eventi. Un viaggio che ci immerge fin dalle prime pagine nella coeva cultura visiva e che sembra rispondere, attraverso il suo percorso, alle tendenze allora in atto dell’arte “colta” e del citazionismo. Esperienze ben note a Baj, già abile artefice, fin dagli anni sessanta, di rifacimenti ludici delle opere dei grandi maestri, come il ciclo Chez Picasso o composizioni come La cravatta di Jackson Pollock e la Vendetta della Gioconda. Una vocazione che anche nei lavori successivi lo porterà a redimere ‒ insieme a un repertorio di icone, temi e stilemi del passato ‒ uno sgargiante armamentario di brocantes, medaglie, passamanerie, lustrini, scampoli damascati, coccarde e ogni genere di paccottiglia che affolla il suo studio. Questo metodo, volto al costante recupero e all’accumulo, si traduce sul piano della narrazione in un grande assemblage di ricordi, riflessioni e citazioni mutuate da artisti e intellettuali di ogni epoca e origine. A cominciare dal suo geniale mentore Alfred Jarry e dalla Patafisica, la vera “scienza”, baluardo di quell’ironia che irrora l’intero universo culturale di Baj. Fanno capolino, accanto alle innumerevoli personalità, anche oggetti che popolano la vita quotidiana dell’artista, come la Macchina agricola, una moto Kawasaki o un semplice ascensore: splendidi congegni meccanici ed erotici capaci non solo di titillare la curiosità del lettore ma anche di puntellare le convinzioni sociali, scientifiche, filosofiche, sostenute da Baj. Il quale per anni si è battuto non solo per un rinnovamento dell’arte della pittura ma anche per un profetico ritorno alla natura contro le minacce di una tecnologia sempre più totalizzante.
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Automitobiografia

Enrico Baj

pagine: 272 pagine + 12 (inserto)

Marcel e Suzanne Duchamp, Octavio Paz e Edoardo Sanguineti, Breton e Man Ray, de Chirico e la duchessa di Beaufort sono solo alcuni dei personaggi che compongono la fauna di questo racconto erudito e sagace, a tratti esplosivo, lontano da qualsiasi convenzione autobiografica. Procedendo a ritroso dal 1983, anno in cui viene pubblicata, al 1924, ann
23,00

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