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Roberta Valtorta

autore
Johan & Levi
Storica e critica della fotografia, è vicepresidente della SISF (Società Italiana per lo Studio della Fotografia) e membro del comitato scientifico della rivista RSF. Ha progettato il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo-Milano assumendone la direzione scientifica dal 2004 al 2015. È docente di Storia e Teoria della Fotografia CFP Bauer di Milano. Ha curato molte mostre in Italia e in Europa e pubblicato numerosi saggi teorici e storici sulla fotografia come bene culturale, espressione artistica, strumento di lettura del territorio. Tra i suoi libri più recenti, Paolo Monti. Scritti e appunti sulla fotografia (2008), Fotografia e committenza pubblica. Esperienze storiche e contemporanee (2009), Mimmo Jodice (2013), Luogo e identità nella fotografia italiana contemporanea (2013), Paolo Gioli. Transfer di volti dell’arte (2018) e Giostre. Storie immagini giochi (2019).

Libri dell'autore

Joachim Schmid (Balingen, 1955), paradossalmente soprannominato “il fotografo che non fotografa”, lavora con la fotografia dai primi anni ottanta senza produrre alcuna immagine propria. «Nessuna nuovafotografia finché non siano state utilizzate quelle già esistenti!» ha infatti dichiarato nel 1989 in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’invenzione di questo mezzo espressivo, un principio a cui è rimasto fedele fino a oggi.In un’odierna “civiltà dell’immagine” caratterizzata da una crescente proliferazione di fotografie, ai limiti dell’assuefazione e del non-senso, Schmid ha deciso di sospendere la produzione e di limitarsi a cercare, raccogliere e riutilizzare fotografie già esistenti e scattate da altri. Un materiale sconfinato che include anche figurine, inviti di mostre, manifesti, cartoline, immagini trovate ai mercatini delle pulci o negli archivi, immagini scaricate da siti Internet e social network. L’artista tedesco le preleva dal grande flusso della comunicazione contemporanea, le archivia, se ne appropria, le associa tra loro, talvolta manipolandole, in cerca di nuovi possibili significati.Collezionista, entusiasta del riciclaggio, catalogatore ed ecologista piuttosto che fotografo, dunque, Schmid ha lasciato il segno nel dibattito teorico in merito a questo mezzo espressivo fondendo nella sua posizione due temi fondamentali dell’arte contemporanea: da un lato l’idea del readymade duchampiano, dall’altra quella della “morte dell’autore” formulata da Roland Barthes. Avendo indagato tutte le pratiche fotografiche diffuse a livello di massa e tutti i diversi linguaggi a esse connessi, Joachim Schmid è probabilmente la persona che negli ultimi decenni ha visto, ma soprattutto utilizzato, più immagini di ogni altro uomo al mondo. E così il suo nuovo, ironico motto oggi è: «Per favore non smettete di fotografare».
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Joachim Schmid e le fotografie degli altri

editore: Johan & Levi

pagine: 88 pagine

Joachim Schmid (Balingen, 1955), paradossalmente soprannominato “il fotografo che non fotografa”, lavora con la fotografia dai primi anni ottanta senza produrre alcuna immagine propria. «Nessuna nuovafotografia finché non siano state utilizzate quelle già esistenti!» ha infatti dichiarato nel 1989 in occasione del centocinquantesimo anniver
 

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