LEGGERE L'ARTE. BASQUIAT A BOLOGNA | 22 NOVEMBRE - ORE 18.30

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LEGGERE L'ARTE. BASQUIAT A BOLOGNA | 22 NOVEMBRE - ORE 18.30

22 nov 2018

In collaborazione con CorrainiMAMbo artbookshop una serata dedicata al volume Basquiat. La regalità, l'eroismo e la strada di Michel Nuridsany.

Claudio Musso e Moreno Mari rievocano il fermento culturale della New York anni '80 e quel fenomeno di nome Jean-Michel Basquiat, primo pittore nero a raggiungere la fama internazionale, con un passato nei graffiti e una vera dedizione alle droghe. Un artista onnivoro, come una specie di Picasso che, anziché passare da uno stile all’altro, rimesta ogni cosa alla rinfusa sulle sue tele piene di chiazze, di errori, di correzioni, di pennellate arrischiate, di tratti incerti e al tempo stesso maestosi ed eleganti. Un enfant terrible che sceglie la strada, il mondo underground e la musica no wave per dare sfogo alla rabbia che alimenta la sua fame di successo, portandosi dietro tutto il suo malessere, la sua freschezza, la sua vitalità esplosiva.

 

L'incontro prevede l’ascolto di brani musicali anni '80 a cura di Moreno Mari (Morra Mc).

 

Giovedì 22 novembre | ore 18.30

CorrainiMAMbo artbookshop

Via Don Minzoni 14 – Bologna

Info tel. 051 6490791

Ingresso libero fino a esaurimento posti

È il 10 febbraio 1985 e sulla copertina del New York Times Magazine troneggia un Jean-Michel Basquiat in pompa magna, seduto nel suo studio di Great Jones Street. Lo sguardo indolente fissa l’obiettivo mentre la mano impugna il pennello come un’arma. Il piede nudo, poggiato su una seggiola rovesciata che pare una carcassa di animale, spezza la formalità del completo Armani lasciando intravedere l’orlo del pantalone sporco di pittura. Distanze siderali lo separano dai tempi in cui, sottrattosi all’indifferenza borghese del padre e all’instabilità psichica della madre, ha scelto la strada, il mondo underground dei graffiti e della musica no wave, dei club, ma soprattutto i muri di New York per dare sfogo a quell’“ottanta percento di rabbia” che alimenta la sua fame di successo. Dall’anonimato di SAMO – il marchio con cui ha timbrato a fuoco la pelle di una città ancora ostaggio dei problemi razziali e del degrado urbano – nel giro di pochi anni Jean-Michel passa a firmare opere a quattro mani con Andy Warhol.È ormai il più noto pittore nero, il primo a ottenere una fama internazionale. Un traguardo fortemente voluto e raggiunto con caparbietà, ma che non tarda a trasformarsi in un’etichetta da appiccicargli addosso, in una gabbia dorata in cui l’establishment dell’arte sembra averlo rinchiuso e da cui nemmeno gli eccessi e forse l’ultimo, estremo tentativo di fuga – un ritorno alle origini, a quell’Africa meta del biglietto aereo che ha in tasca al momento della prematura morte a ventisette anni – riusciranno a salvarlo. Temperamento contraddittorio in un’epoca di contraddizioni, Basquiat vive sulla propria pelle e nella propria persona un turbinio di stimoli, un groviglio di emozioni che riversa poi sulla tela e su qualsiasi supporto abbia a portata di mano: parole, immagini e suoni si ricompongono magicamente in una forma nuova che fa di lui uno dei maggiori poeti visivi del Novecento.
Scopri

Basquiat

La regalità, l'eroismo e la strada

Michel Nuridsany

pagine: 384 pagine

È il 10 febbraio 1985 e sulla copertina del New York Times Magazine troneggia un Jean-Michel Basquiat in pompa magna, seduto nel suo studio di Great Jones Street. Lo sguardo indolente fissa l’obiettivo mentre la mano impugna il pennello come un’arma. Il piede nudo, poggiato su una seggiola rovesciata che pare una carcassa di animale, spezza la
33,00

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