BASQUIAT AL MUDEC DI MILANO | 8 FEBBRAIO - ORE 18.30

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BASQUIAT AL MUDEC DI MILANO | 8 FEBBRAIO - ORE 18.30

8 feb 2017

A partire dalla biografia Basquiat di Michel Nuridsany, i giornalisti Francesca Amè e Luca Zuccala ricostruiscono passo passo l’odissea di questo artista fenomenale, primo afro-americano a imporsi sul mercato dell’arte, svelando un universo fra i più ricchi e complessi della pittura del XX secolo. «Toccato dalla grazia divina» dirà perfino un amico di Tony Shafrazi, uno dei suoi mercanti newyorkesi. Grazia nel suo modo di camminare, di ballare, di muoversi. Grazia nel tratto della sua matita, dei suoi pastelli, nelle sue pennellate.

 

L'incontro si tiene in concomitanza con la mostra al Mudec Museo delle Culture di Milano.

 

Mercoledì 8 febbraio - ore 18.30

MUDEC

Via Tortona 56 - Milano

Ingresso gratuito su prenotazione

Per info e prenotazioni: 039.9066293 | info@johanandlevi.com

È il 10 febbraio 1985 e sulla copertina del New York Times Magazine troneggia un Jean-Michel Basquiat in pompa magna, seduto nel suo studio di Great Jones Street. Lo sguardo indolente fissa l’obiettivo mentre la mano impugna il pennello come un’arma. Il piede nudo, poggiato su una seggiola rovesciata che pare una carcassa di animale, spezza la formalità del completo Armani lasciando intravedere l’orlo del pantalone sporco di pittura. Distanze siderali lo separano dai tempi in cui, sottrattosi all’indifferenza borghese del padre e all’instabilità psichica della madre, ha scelto la strada, il mondo underground dei graffiti e della musica no wave, dei club, ma soprattutto i muri di New York per dare sfogo a quell’“ottanta percento di rabbia” che alimenta la sua fame di successo. Dall’anonimato di SAMO – il marchio con cui ha timbrato a fuoco la pelle di una città ancora ostaggio dei problemi razziali e del degrado urbano – nel giro di pochi anni Jean-Michel passa a firmare opere a quattro mani con Andy Warhol.È ormai il più noto pittore nero, il primo a ottenere una fama internazionale. Un traguardo fortemente voluto e raggiunto con caparbietà, ma che non tarda a trasformarsi in un’etichetta da appiccicargli addosso, in una gabbia dorata in cui l’establishment dell’arte sembra averlo rinchiuso e da cui nemmeno gli eccessi e forse l’ultimo, estremo tentativo di fuga – un ritorno alle origini, a quell’Africa meta del biglietto aereo che ha in tasca al momento della prematura morte a ventisette anni – riusciranno a salvarlo. Temperamento contraddittorio in un’epoca di contraddizioni, Basquiat vive sulla propria pelle e nella propria persona un turbinio di stimoli, un groviglio di emozioni che riversa poi sulla tela e su qualsiasi supporto abbia a portata di mano: parole, immagini e suoni si ricompongono magicamente in una forma nuova che fa di lui uno dei maggiori poeti visivi del Novecento.
Scopri

Basquiat

La regalità, l'eroismo e la strada

Michel Nuridsany

pagine: 384 pagine

È il 10 febbraio 1985 e sulla copertina del New York Times Magazine troneggia un Jean-Michel Basquiat in pompa magna, seduto nel suo studio di Great Jones Street. Lo sguardo indolente fissa l’obiettivo mentre la mano impugna il pennello come un’arma. Il piede nudo, poggiato su una seggiola rovesciata che pare una carcassa di animale, spezza la
33,00

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