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11.11.2013

Evento

Piero Manzoni - C'è solo da essere c'è solo da vivere

CONVERSAZIONE TRA FLAMINIO GUALDONI, ELENA PONTIGGIA E MASSIMO LEONE.

INTRODUCE DOMENICO PIRAINA, MODERA CLAUDIO MUSSO.

Interverrà per un saluto Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura.

Lunedì 11 novembre – ore 19.00
Palazzo Reale – Sala conferenze
Piazza Duomo 14, 3° piano – Milano
Info: tel 039 73 90 330
Ingresso libero fino ad esaurimento posti


Nell'anno del doppio anniversario di nascita e morte dell'artista, un incontro che prende spunto dalla biografia "Piero Manzoni. Vita d'artista", scritta da Flaminio Gualdoni e pubblicata da Johan & Levi. Ciò che c’è prima, dopo e dietro la Merda d’artista, la figura di un personaggio rimasto fedele alle origini borghesi ma intrinsecamente e fortemente provocatore. Le notti di “dolce vita milanese” e le giovanili scorribande in bicicletta, le prime prove sotto il patrocinio di Fontana alla ricerca di una voce personale, il sodalizio con giovani artisti italiani a lui contemporanei, le collaborazioni con i movimenti d’avanguardia internazionali di cui diventa un esponente ricercato e riconosciuto: tutto scorre velocemente, fino a relegare sempre più sullo sfondo il Manzoni privato e a portare in primo piano il Manzoni artista. Il libro da cui prende spunto l'incontro è anche una panoramica sulla cultura artistica italiana ed europea di quel tempo: da Lucio Fontana a Yves Klein, da Azimut al Gruppo Zero, Gualdoni ricostruisce lo straordinario clima cosmopolita di quel momento attraverso l’attività frenetica e geniale di Manzoni. Manzoni è un personaggio dalle elaborazioni intellettuali profonde e dalle intuizioni fulminanti che comprende, sin da subito, come la pratica artistica nuova non possa che avere per scenario l’Europa cosmopolita della cultura, alla cui edificazione sceglie di contribuire in modo lucido e determinato. Egli comprende inoltre, sulla scorta di ragionamenti allora non consueti su Duchamp, che cruciale è la figura dell’artista in quanto tale, e ogni opera è un segno funzionale all’edificazione della sua identità insieme unitaria e radiante. In conseguenza di ciò, Manzoni attua una sorta di sottrazione fondamentale: annullare il Manzoni “privato” e calarsi totalmente, senza remore e deroghe, nell’opera. Non esiste per lui, in altri termini, una figura pubblica da recitare mondanamente e un’altra, diversa, che abiti il suo vivere ordinario.

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