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Michele Dantini

Macchina e stella

Tre studi su arte, storia dell’arte e clandestinità: Duchamp, Johns, Boetti

  • ISBN: 978-88-6010-111-2
  • Anno: 2014
  • Pagine: 96
  • Formato: 12 x 18 cm
  • Illustrazioni: 7 b/n
  • Prezzo: 9,00 €

A partire dagli emblemi lasciati in eredità da Duchamp alla seconda metà del Novecento, la macchina e la stella, tre minisaggi focalizzati sul tema dell’ispirazione e delle sue intermittenze, un punto cruciale per la tradizione modernista spesso trascurato dagli studiosi. Michele Dantini cerca di gettare nuova luce sulla metafora dell’artista come “macchina”, sul venir meno con i primi readymade (1913 circa) del processo creativo come ordinata routine professionale che aveva tradizionalmente caratterizzato la trasposizione dell’”idea” in immagine. Una svolta per certi versi liberatoria, ma anche foriera di implicazioni allarmanti, sperimentate in tutta la loro urgenza dalla generazione “informale”: come proteggersi dalle discontinuità dell’”ispirazione”, come conferire durata al tempo interiore, se tutto si risolve nell’irripetibile eccezionalità dell’attimo?

Spaziando dai movimenti americani degli anni cinquanta fino alle esperienze concettuali e poveriste, ma concentrando la sua trattazione in tre tappe fondamentali – le “opere-mostro” di Duchamp, per l’appunto; le bandiere e i dispositivi rotanti di Johns; i disegni e i ricami di Boetti –, Michele Dantini analizza passo dopo passo la “reinvenzione” del mestiere di artista: la curiosa adozione di readymade per restituire plausibilità e vigore alle tecniche tradizionali, la dilatazione indefinita dei tempi di esecuzione; la pratica dell’arte della ripetizione e la creazione di appaganti routine (serie, cataloghi o enciclopedie) grazie a procedimenti “automatici”, impersonali e addirittura delegabili. Al “miserabile spettatore” e alla sua acutezza il compito di cogliere nelle opere una continuità nella transizione, di ricostruire le metafore soggiacenti e “interpretare una routine rivelatasi improvvisamente sgombra di tecniche e riferimenti riconoscibili”.

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Laureatosi e perfezionatosi presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e la Eberhard Karls Universität di Tubinga, Michele Dantini insegna Storia dell’arte contemporanea all’università del Piemonte orientale e collabora con i maggiori musei italiani. Studia le retoriche identitarie e il rapporto tra immagine e parola. Tra le sue pubblicazioni: Geopolitiche dell’arte italiana (2012), Arte contemporanea, ecologia e sfera pubblica (2012) e Humanities e innovazione sociale (2012). Scrive per L’Huffington Post, ROARS, Micromega, Doppiozero e il manifesto.

Introduzione
Il motore della stella
Reinventare la routine


Dadamago, dadastella, dadachimera
Perché Tonsure?
Un antimanifesto
L’opera-mostro e il “miserabile spettatore”
Sfingi e chimere
“Inazione” e attesa. Come selezionare un pubblico di affini


Dischi rotanti, calchi, catastrofi e altri dispositivi. Jasper Johns negli anni sessanta
Lingua in guancia
Voci, silenzi, trasformazioni
A occhi chiusi


Le mani possiedono veggenza. Disegno e ricamo in Alighiero Boetti

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