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Arti | Economia
Olav Velthuis

Imaginary Economics

Quando l'arte sfida il capitalismo

  • ISBN: 978-88-6010-048-1
  • Anno: 2009
  • Pagine: 144
  • Formato: 15 x 21 cm
  • Illustrazioni: 58 b/n e colore
  • Prezzo: 19,00 €

Un artista britannico mette in vendita su eBay tutti i propri averi; un collega olandese analizza attraverso le proprie iniziative la business culture; un americano stampa banconote proprie e trova il modo di spenderle; un altro, svizzero, vende l’invito a partecipare a Manifesta. L’idea secondo cui arte ed economia sono incompatibili sembra oggi totalmente superata. Molti artisti contemporanei non solo esprimono sui media opinioni riguardo al mercato e ai risvolti economici dell’arte, ma usano la propria arte per riflettere sui meccanismi economici o per farne la parodia, andando ad affiancarsi ad alcuni mostri sacri dell’arte del xx secolo quali Marcel Duchamp, Yves Klein, Marcel Broodthaers e Joseph Beuys. Nasce così la imaginary economics – termine che indica i paradigmi alternativi a quelli istituzionali della scienza economica – a uso di chi non si accontenta delle risposte reperibili nelle confortevoli stanze del pensiero economico dominante.
All’apparenza il rapporto tra arte ed economia non sembra certo a favore della prima. Da un lato, visti i magri guadagni della maggior parte degli artisti, l’economia potrebbe essere considerata dal loro punto di vista una forza negativa: l’artista è generalmente vittima del sistema economico o, nel migliore dei casi, è costretto a sottomettervisi. Dall’altro, la comunità finanziaria si serve dell’arte come di uno strofinaccio per dare lustro e prestigio culturale a reputazioni aziendali tramite la pratica delle sponsorizzazioni o del collezionismo; la produzione simbolica delle aziende, inoltre, si nutre spesso dell’immaginario degli artisti, le cui opere però non sono protette da copyright.
Olav Velthuis intende qui mostrare che esiste un nuovo equilibrio fra arte ed economia, dove l’arte non è vittima ma diventa un’inconsueta fonte di sapere sull’economia di mercato. Dopo una concisa panoramica storica l’autore anaanalizza le varie posizioni assunte dagli artisti evidenziando come certi si pongano in modo critico riguardo al sistema economico, mentre altri assumono una posizione del tutto affermativa, giungendo infine a quelli che propendono per un atteggiamento ludico. Come a sottintendere che la presunta serietà che circonda il mercato è tutta da ridiscutere.

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Olav Velthuis è Assistant Professor presso la Facoltà di Sociologia e Antropologia dell’Università di Amsterdam e i suoi articoli sono apparsi su autorevoli pubblicazioni tra cui Artforum e Financial Times. Oltre a Imaginary Economics ha pubblicato Talking Prices. Symbolic Meanings of Prices on the Market for Contemporary Art (Princeton University Press, 2005), premiato nel 2006 dall’American Sociological Association come miglior volume di sociologia economica. Ha collaborato per vari anni al quotidiano olandese de Volkskrant.

Introduzione

1. Un’astrazione al posto di un’altra

2. Sfere Ostili

3. Un buon profitto è l’opera d’arte migliore

4. La culturalizzazione dell’economia

5 . Una teoria del gioco

Conclusioni  

Postfazione di Pier Luigi Sacco Kunst=Kapital? Invitation to a pointless investigation

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