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Saggistica

Inside the White Cube

L'ideologia dello spazio espositivo

  • Autore: Brian O'Doherty
  • Anno: 2012
  • Pagine: 146
  • Prezzo: 20,00 €
  • ISBN: 978-88-6010- 006-1
  • Formato: 15,5 x 23 cm
  • Illustrazioni: 51 b/n

C’era una volta il quadro da cavalletto, con una massiccia cornice e un sistema prospettico completo in cui era incassata un’illusione di realtà. Poi, all’orizzonte, spuntano i paesaggi impressionisti e iniziano a dare istruzioni all’osservatore: dove deve stare, qual è la distanza giusta da cui guardare, che atteggiamento assumere. Ma non è finita qui. Le enormi tele degli espressionisti astratti, cariche di tensione vitale, si espandono ancora di più lateralmente e arrivano a sfondare il margine. La cornice, ormai una parentesi, si dissolve liberando l’illusione e come per magia la sua funzione si trasferisce allo spazio espositivo. I tempi sono maturi perché Marcel Duchamp, nel 1938, appenda al soffitto della Galerie Beaux-Arts 1200 sacchi di carbone e i visitatori si ritrovano a testa in giù. Per la prima volta lo spazio espositivo viene trattato come una scatola, una vetrina da manipolare. Con un unico affondo il gesto di Duchamp «sbaraglia il toro della storia dell’arte»: gli anni passano e, come in una camera d’eco, esso apparirà sempre più riuscito.
Il white cube inizia a divorare l’oggetto, il contesto ruba la scena all’opera esposta e diventa una “camera di trasformazione” che rende arte qualunque cosa vi entri. La galleria può anche restare vuota, riempirsi d’immondizia, rimanere chiusa per tutta la mostra, simulare uno spazio della vita reale, essere impacchettata insieme all’intero edificio del museo con incerata e corda, ospitare tableaux vivants o happenings scioccanti. Quelle stesse scene, fuori dal white cube, probabilmente non desterebbero la minima attenzione, ma al suo interno anche la nostra quotidianità – il bar, la camera da letto, la stazione di servizio – diventa arte, un’esperienza che va oltre il guardare.
Come a bordo di un’astronave, scrutando la Terra che si allontana all’orizzonte, Brian O’Doherty ricostruisce una storia dell’arte del Novecento dalla prospettiva dell’evoluzione dello spazio espositivo, da considerare ormai «l’arena incontestata del discorso».

  • Note sull'autore
  • Sommario
  • Rassegna stampa
  • Approfondimenti

Brian O’Doherty è un artista concettuale irlandese. Nato nel 1934 e laureato in medicina, ha lavorato nella ricerca medica prima di dedicarsi totalmente all’arte. Editor per la famosa rivista Art in America e poi critico d’arte per l’emittente radiofonica NBC, è stato per molti anni membro del National Endowment for the Arts, per il quale ha curato trasmissioni televisive di successo dedicate alle arti visive. E’ inoltre autore di numerosi saggi di critica d’arte.

Introduzione

1. Osservazioni sullo spazio espositivo

2. L’Occhio e lo Spettatore

3. Il contesto come contenuto

4. La galleria come gesto

5. Studio e galleria. Il rapporto tra il luogo in cui l’arte si crea e lo spazio in cui viene esposta

Postfazione

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