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Saggistica
Frederic Spotts

Hitler e il potere dell’estetica

  • ISBN: 978-88-6010-036-8
  • Anno: 2012
  • Pagine: 480
  • Formato: 15,5 x 23 cm
  • Illustrazioni: 80 b/n
  • Prezzo: 33,00 €

Su Adolf Hitler sono stati scritti innumerevoli libri. Anni fa, quando la cbs annunciò di voler produrre un film sugli anni della sua gioventù, si sollevò un coro di proteste quasi unanime, riassumibili nella domanda: «Sappiamo chi è e sappiamo che cosa ha combinato, cos’altro c’è da sapere?».
Frederic Spotts apre su Hitler e il Terzo Reich una prospettiva del tutto inedita, offrendoci una sorprendente rivisitazione degli obiettivi del Führer e della grande macchina che allestì intorno a sé. Raramente si è parlato del ruolo della cultura nella sua visione di un Superstato ariano, dove invece aveva un’importanza fondamentale: non era il fine a cui doveva aspirare il potere, ma addirittura il mezzo per conquistarlo.
Dagli spettacolari raduni di partito a Norimberga alle imponenti opere architettoniche, dai festival musicali e il travagliato rapporto con Wagner alle politiche di epurazione, dai suoi stessi acquerelli al sogno di aprire un’enorme galleria d’arte a Linz: così l’artista mancato riuscì a esprimere il proprio talento ipnotizzando la Germania e gran parte dell’Europa. Una volta finito il conflitto, poi, l’unico nemico che Hitler non avrebbe imprigionato ma «lasciato comodamente vivere in una fortezza, con la possibilità di scrivere le sue memorie e di dipingere», sarebbe stato Winston Churchill, ovvero l’ufficiale britannico che durante la Prima guerra mondiale ritraeva le rovine di un villaggio mentre il Führer, sulla sponda opposta del fiume, immortalava una chiesa.
Probabilmente, quindi, aveva ragione Carl Burckhardt, commissario della Lega delle nazioni a Danzica che nel 1939 incontrò il Führer due volte: il dittatore aveva una doppia personalità, da un lato l’«artista ipergentile», dall’altro il «maniaco omicida». Da oltre cinquant’anni a questa parte, per ovvie ragioni, gli scrittori hanno raccontato il maniaco omicida. Spotts, senza voler in alcun modo ignorare il secondo Hitler, ci parla del primo.

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Frederic Spotts, americano classe 1943, ha già scritto altri quattro libri sulle vicende politiche e culturali dell’Europa. Il suo studio sul Festival di Bayreuth (Bayreuth. A History of the Wagner Festival, Yale University Press, 1996) ormai è considerato un classico imprescindibile sull’argomento. Hitler e il potere dell’estetica è stato scritto mentre Spotts era visiting scholar all’Università di Berkeley.

Introduzione

Prefazione

Fonti

Ringraziamenti

Il dittatore riluttante 1. L’esteta boemo 2. Una filosofia della cultura 3. Il grande paradosso

Un leader ad arte 4. L’artista nel ruolo di politico 5. Il politico nel ruolo di artista

L’artista della distruzione 6. La nuova Germania e il nuovo tedesco 7. La purificazione attraverso la morte

Il pittore mancato 8. L’acquerellista in lotta 9. Falsari e collezionisti

Il dittatore dell’arte 10. Il nemico modernista 11. Il fallimento del realismo nazionalsocialista 12. Il collezionista d’arte

Il wagneriano perfetto 13. Il Wagner di Hitler o l’Hitler di Wagner? 14. «Il Führer della Repubblica di Bayreuth»

Il maestro di musica 15. Il ratto di Euterpe 16. Il mecenate della musica 17. Direttori d’orchestra e compositori

Il costruttore 18. L’immortalità attraverso l’architettura 19. Architettura politica 20. Rimodellare la Germania 21. Estetica e trasporti

Postfazione

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