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Natalia Semënova e André Delocque

Sergej Ščukin

Un collezionista visionario nella Russia degli zar

  • ISBN: 978-88-6010-237-9
  • Anno: 2020
  • Pagine: 335
  • Formato: 15,5 x 23 cm
  • Illustrazioni: 44 b/n e colore
  • Prezzo: 32,00 €

Quando nel 1906 si trova faccia a faccia con lo scandaloso Le Bonheur de vivre di Matisse, Sergej Ščukin è colto da un fremito che a stento riesce a controllare. Rampollo di un’illustre famiglia moscovita, a poco più di cinquant’anni Ščukin è un consumato collezionista con un vissuto importante alle spalle. Già da un decennio, dopo aver risollevato le sorti dell’impresa tessile paterna, ha preso a frequentare Parigi dove può ammirare i pittori d’avanguardia esposti ai salon: sono i Monet, i Degas, i Cézanne, i Gauguin e i Van Gogh che vanno via via a rivestire con le loro tinte oltraggiose le pareti di palazzo Trubeckoj.

In quel 1906, dunque, Sergej riconosce l’ondata di emozione che lo travolge quando sente sua un’opera fin dal primo istante. È l’inizio di un legame complice e fecondo con Matisse, grazie a cui nasceranno capolavori come La Danse e La Musique, e che segna il culmine della visione profetica di Ščukin, espressa alla perfezione dal suo monito al pittore francese: «Il pubblico è contro di lei, ma il futuro è dalla sua parte». Qualche anno dopo, a fare ingresso nella sua dimora sarà niente meno che Picasso: accolto inizialmente con quella circospezione che si riserva a un nuovo ospite, finirà per dominare il suo già eclatante corpus di tele. Prende forma così una collezione ineguagliata che, prima ancora di essere requisita dallo Stato in seguito alla Rivoluzione del 1917, sarà regolarmente aperta al pubblico. Di fronte a quel vortice di colori i giovani artisti russi sono investiti da uno choc culturale pari all’euforia per quei bocconi infuocati che ispireranno i lavori delle future generazioni.

Nell’inquadrare le vicende dell’uomo e del mecenate, Semënova e Delocque non possono fare a meno di rievocare anche il destino dei quattro fratelli che hanno giocato un ruolo decisivo nella sua avventura: Nikolaj, Pëtr, Dmitrij e Ivan Ščukin, emblemi dei diversi volti del collezionismo, hanno contribuito con le loro raccolte ad arricchire il patrimonio dei musei russi. Insieme a loro Sergej è protagonista di una saga familiare che intreccia la turbinosa storia della Russia a cavallo tra il XIX e il XX secolo con quella della rivoluzione artistica che negli stessi anni ha sconvolto l’Europa.

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Natalia Semënova è una storica dell’arte, scrittrice e giornalista, specializzata nella saga dei grandi collezionisti russi di arte antica e moderna. Durante la Perestrojka ha fondato una delle prime case editrici indipendenti d’arte. Tra i libri di cui è coautrice, Matisse et la Russie (1993) e Selling Russia’s Treasures. The Soviet Trade in Nationalized Art, 1917-1938 (2014).

 

André Delocque, attivamente impegnato in ambito culturale in qualità di curatore e direttore di diversi musei e istituzioni, è nipote di Sergej Ščukin e custode della sua eredità artistica e morale.

Prefazione. Il palazzo di un ricco mercante

 

I fratelli collezionisti. L’uomo che dormiva sul palco al Bol’šoj – La Bibbia di Lutero – Nikolaj Ščukin e il fantasma del primogenito – Sua Eccellenza Pëtr Ščukin – Dmitrij Ščukin, “l’olandese” – Ivan Ščukin. Ritratto di un dandy parigino

 

Sergej. Un oligarca a Mosca – Tre russi in una galleria. Tre russi sul treno. Un russo scopre l’arte astratta in un covone di fieno – La tempesta – Le Bonheur de vivre – Sulle orme di Mosè – Sic transit gloria mundi – L’Olympia di Tahiti – Armonia in rosso – Le due orfane – Quo vadis? – La Danse e La Musique – La città delle notti bianche – Il capolavoro sconosciuto – Picasso, l’incantatore di serpenti – Ritratto di un patriarca cinese – L’acropoli delle arti – L’esilio – Il primo museo d’arte moderna del mondo – Il tempo ritrovato

 

Appendice. La collezione del futuro

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