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Georgia O’Keeffe

Pioniera della pittura americana

  • Autore: Hunter Drohojowska-Philp
  • Anno: 2010
  • Lingua: italiano
  • Pagine: 544
  • Prezzo: 33,00 €
  • ISBN: 978-88-60100-039-9
  • Formato: 15,5 x 23 cm
  • Illustrazioni: 22 b/n e colore
  • Finitura: Brossura
    Arcoprint Edizioni

Georgia O’Keeffe (Sun Prairie, 1887- Santa Fe, 1986) è una delle artiste statunitensi più innovative degli anni in cui la pittura si affranca dal realismo. Pioniera di un’arte non-oggettiva che miscela chiarezza di visione e urgenza emotiva, sviluppa un punto di vista personale sull’astrattismo ed elabora un metodo compositivo che trova la più fortunata espressione in quei celebri ritratti di fiori dall’intensa carica sensuale.
Il libro intreccia cammino personale e artistico, e accanto alle vicende della protagonista si accalcano personaggi del calibro di Steichen, Strand, Demuth, Dove, Marin, Hartley: uno spezzone altamente rappresentativo dell’espressione artistica del secolo breve d’oltreoceano.
Nata nel Wisconsin, O’Keeffe conosce un’adolescenza segnata da crisi finanziarie e da frequenti sradicamenti. Ventenne è a Chicago, città in cui prosegue gli studi e in cui comincia a operare come illustratrice, e i primi passi nell’universo della creatività avvengono sotto la guida di Arthur Wesley Dow. Poi, a New York, l’incontro con colui che diverrà il suo mentore, il maturo e sposato Alfred Stieglitz, fotografo e gallerista di fama che segnerà profondamente il futuro di O’Keeffe. Sotto l’ala di Stieglitz, nel frattempo divenuto non solo sodale ma compagno di vita, matura come artista e musa. I due ritraggono i medesimi soggetti, si confrontano, si influenzano. La consuetudine con la fotografia permette a O’Keeffe di elaborare uno stile radicato nel realismo – seppure astratto – in virtù di tecniche mutuate dalla camera oscura e dall’obiettivo. S’impone così nella comunità artistica: un risultato senza precedenti per una donna, in un’epoca in cui la pittura è appannaggio quasi esclusivo degli uomini.
Pur insofferente agli obblighi sociali e familiari, difficili da conciliare con un feroce bisogno di solitudine, accetta nel 1924 di sposare Stieglitz. Tre anni dopo è all’apice del proprio rigoglio creativo: risalgono a questo periodo i dipinti floreali e urbani destinati a far scuola nel Novecento americano. Nei lunghi anni newyorkesi, intervallati da soggiorni nella casa estiva di Lake George, si guadagna una solida reputazione.
Quella di O’Keeffe è anche una storia di sofferenze accompagnate da battute d’arresto professionali e affettive. Il successo non la immunizza, infatti, dalle ferite, tanto da sentirsi spesso fraintesa dai suoi più fedeli sostenitori. Avversa alle etichette, ha un rapporto travagliato con la critica maschile: quando la elogiano per lo sfrontato cromatismo, risponde con tonalità sommesse; se invece le ampie volute vengono lette in chiave sessualmente allusiva, replica abbandonando i soggetti più carichi di sentimentalismo per tornare a un repertorio realistico, magari “saccheggiato” ai colleghi maschi.
La fama significa però progressivo distacco da Stieglitz, che non tradisce il suo ruolo di mentore dedicandosi a una nuova creatura da plasmare, la ventunenne Dorothy Norman. O’Keeffe trascorre sempre più tempo nel New Mexico. Si appassiona agli aspri paesaggi del deserto disseminati di teschi sbiancati di animali, che diventano un’ulteriore fonte del suo già ricco repertorio di soggetti pittorici. La morte di Stieglitz sancirà definitivamente il ritiro di O’Keeffe ad Abiquiu.

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Hunter Drohojowska-Philp è giornalista e critico d’arte. Scrive regolarmente per ARTnews e per The Los Angeles Times e ha collaborato con Artforum, Art in America, Art Net e Architectural Digest. Vive a Los Angeles, California.

Libro primo: 1848-1917

Libro secondo: 1918-1946

Libro terzo: 1947-1986

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