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Archivi impossibili

Un'ossessione dell'arte contemporanea

  • Autore: Cristina Baldacci
  • Anno: dicembre 2016
  • Lingua: Italiano
  • Pagine: 224
  • Prezzo: 22,00 €
  • ISBN: 978-88-6010-190-7
  • Formato: 16,5 x 24 cm
  • Illustrazioni: 30 b/n
  • Finitura: Arcoprint extrawhite
    Brossura

Ben prima che la diffusione dei social network e dei mezzi di registrazione ci rendesse tutti potenziali archivisti, gli artisti contemporanei hanno ripensato le forme di catalogazione usando linguaggi e media a loro disposizione, spesso ispirandosi a compendi visivi e “musei portatili” di illustri antecedenti novecenteschi, come il Bilderatlas di Warburg e il museo immaginario di Malraux. Dall’atlante di Gerhard Richter, una collezione di migliaia di immagini utilizzate come fonti iconografiche per la pittura, all’album di Hanne Darboven, una monumentale cosmologia che condensa storia personale e memoria collettiva, al museo di Marcel Broodthaers, un sagace strumento di critica istituzionale, allo schedario di Hans Haacke, un mezzo di indagine e di impegno sociopolitico, il furore archivistico si è ormai impossessato della pratica artistica. Che dietro ogni slancio tassonomico ci sia desiderio di ordine, ricerca identitaria, insofferenza verso la tradizionale organizzazione della conoscenza e del potere o un mero horror vacui che spinge i disposofobici a realizzare dei veri santuari della banalità, alla base c’è sempre il bisogno di restituire una logica più profonda a relitti e tracce: prelevati, assemblati e reimmessi in un nuovo contesto, si caricano di un valore inatteso. Ecco allora che l’archivio non è più solo un cumulo inerte di documenti da cui scaturisce quel turbamento che Derrida associa al processo mnestico, ma diventa, in senso foucaultiano, un dispositivo critico capace di rigenerare le consuete logiche di salvaguardia, utilizzo e diffusione del sapere, di riattivare la memoria e la coscienza politica. In quest’ottica, l’artista diventa attore primario del cambiamento sociale e culturale. Cristina Baldacci ripercorre in questo volume la lunga e articolata storia dell’interesse per la pratica archivistica ricomponendo il ricco mosaico dei ruoli e dei significati che l’archivio ha assunto nel corso del tempo e la sua rilevanza come opera d’arte, quindi come sistema classificatorio atipico e, per certi versi, impossibile.

  • Note sull'autore
  • Sommario
  • Rassegna stampa

Cristina Baldacci (Milano, 1977) è storica e critica dell’arte contemporanea. Dopo il dottorato e due anni di ricerca all’Università iuav di Venezia, è ora fellow all’ici Berlin Institute for Cultural Inquiry. I suoi interessi riguardano soprattutto l’archivio e l’atlante come forme di conoscenza visiva, le strategie del montaggio, la scultura contemporanea, le relazioni tra arte, immagini e nuovi media. All’attività accademica affianca la collaborazione a riviste d’arte e la curatela di mostre.

Introduzione. Perché l’archivio

 

I. Archiviomania

1. Un mosaico teorico

2. Il ritorno all’attitudine enciclopedico-classificatoria

3. Accumulare al posto di selezionare

4. Memorie ritrovate e storie da riscrivere. Il crollo del Muro

e la svolta postcoloniale

 

II. Pratiche d’archivio

5. L’ebbrezza del porre in lista: indici, elenchi, inventari

6. La mostra catalogo, il catalogo mostr. Incertezze critiche

e licenze artistiche

7. Il corpo come deposito vivo. Dal gesto performativo

alla presenza organica

8. Immagini in movimento tra found footage e remix

 

III. Anarchivi, antiarchivi, controarchivi

9. Ripensare il mondo: atlanti e mappe

10. L’atlante nomico di Gerhard Richter

11. Ricomporre l’io: album e diari

12. L’album enciclopedico di Hanne Darboven

13. Rimettere in scena la storia: musei e Wunderkammern

14. Il museo ideale di Marcel Broodthaers

15. Riattivare l’impegno sociopolitico: schedari di carta e database digitali

16. Lo schedario burocratico di Hans Haacke

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