il catalogo - Elenco generale:
Americani per sempre
I pittori di un mondo nuovo: Parigi 1867 - New York 1948
  • AUTORE: Annie Cohen-Solal
  • COLLANA: Saggistica d'arte e cultura
  • ANNO: 2006
  • LINGUA: Italiano
  • ISBN: 88-6010-023-2
  • P.V.P.: 31,00 €
  • Formato: 15,5 x 23cm
  • Pagine: 500

Il libro

Il libro offre un’approfondita e articolata analisi storica e sociale che ripercorre le tappe dell’affrancamento dell’arte americana dal dominio culturale europeo. Annie Cohen-Solal racconta con ricche testimonianze gli ottant’anni di questa epocale transizione: dalla “colonizzazione artistica” dell’America da parte dei pittori europei (Monet, Matisse, Cézanne e Picasso) alla creazione di una scuola americana sostenuta da autori trasferitisi proprio dal Vecchio Continente (Robert Henri, Alfred Stieglitz, Marchel Duchamp); dalla proliferazione dei grandi collezionisti americani, ai finanziamenti governativi, fino all’affermazione di New York quale nuovo centro dell’arte mondiale. E da New York la cultura artistica si estende a tutte le principali città americane dando vita ad una crescente sensibilità per l’arte moderna, sensibilità che richiamerà una moltitudine di artisti europei, in fuga dalla Seconda guerra mondiale: l’arte americana, indipendente e sperimentatrice, si afferma e domina il mondo.
Traduzione di Manuela Bertone

L'autore

Annie Cohen-Solal nasce in Algeria e si laurea in letteratura francese a La Sorbona. Ha insegnato presso le università di New York, Berlino, Gerusalemme e Parigi XIII. Ha lavorato presso l’ambasciata francese negli Stati Uniti come Consigliere Culturale dal 1989 al 1993 ed è attualmente professore alla Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, con un corso sull’arte americana. L’edizione francese di Americani per sempre ha ricevuto il Prix Bernier dall’Académie des Beaux Arts e il suo libro Sartre: A Life è stato un bestseller internazionale tradotto in sedici lingue. Vive tra Parigi e New York.

Dalla copertina

Parigi, il 1° luglio 1867, inaugurazione dell’Esposizione Universale: la Guerra di Secessione è finita, i paesaggisti statunitensi, esponenti della prima autentica scuola americana, ritornano in Europa convinti di meritare elogi, premi,
medaglie. Ma anziché un trionfo li aspetta una cocente sconfitta: la critica francese distrugge il loro sogno di successo stroncando con frecciate sarcastiche e commenti crudeli le grandi tele gremite di cascate maestose, alberi secolari,
orizzonti smisurati, insomma tutto quanto ha di meglio da offrire una nazione che smania di affermarsi nel settore artistico come sta facendo in campo economico.
L’esposizione americana, dicono i francesi, «è indegna dei figli di Washington […] giovane e grezza, in mezzo alle nostre vecchie culture fa l’effetto di un gigante sperduto in una sala da ballo».
L’inattesa umiliazione sfocia anzitutto su un esame di coscienza: perché la patria di Melville e Poe è incapace di generare pittori di forza espressiva pari a quella dei suoi maggiori scrittori?
Che cosa devono fare i pittori di una giovane nazione per farsi rispettare dai paesi del vecchio mondo? È possibile colmare il divario abissale che li separa dall’arte europea? Per il momento, non hanno scelta: sono costretti a piegarsi al gusto dei francesi, perché i maestri francesi sono gli arbitri indiscussi della pittura mondiale. In realtà l’insuccesso parigino del 1867 diventa lo stimolo che condurrà i “figli di Washington” a trasformare in sfida lo scacco patito. A centinaia i pittori americani partono per la Francia, si stabiliscono a Parigi, dove frequentano i corsi di maestri del calibro di Gérôme e Cabanel; poi fondano nuove “colonie” di artisti, come quella di Pont-Aven, in Bretagna, diventata leggendaria. L’affermazione dei più grandi – Whistler, Sargent, la Cassatt – aprirà la strada del successo a una selva di pittori che, nell’arco di due generazioni, sostenuti in patria dalle impressionanti risorse di mecenati e filantropi e da straordinarie strutture espositive (prima fra tutte il MoMa di New York), riusciranno a eclissare Parigi, facendo dell’America
la nuova terra d’elezione dell’arte, il centro pulsante della pittura mondiale che attirerà a sé anche notissimi artisti francesi.
L’epopea dei pittori americani raccontata da Cohen-Solal spazia da Parigi a New York, da Giverny a Chicago, da Pont-Aven a Taos, per approdare alla Biennale di Venezia del 1948, dove vengono esposte per la prima volta in Europa otto tele di un artista ignoto ai più, Jackson Pollock, che di lì a poco verrà celebrato nel mondo intero come primo e assoluto maestro della pittura americana.

 

Sommario

Parte prima
Gli Argonauti e il Vello d’oro. 1855-1900
Prologo. Parigi, 1867: un gigante sperduto in una sala da ballo
1. Un paese senza cattedrali
2. Una generazione di pionieri
3. Il magnifico spettro del genio
4. “I greci del nostro tempo”
5. Pont-Aven, colonia americana
6. Risse, fracasso, schiamazzi
7. Maestri e discepoli: Rembrandt, Rubens, Gérôme
8. New York, “l’avvenimento culturale dell’anno”
9. Con o senza pungiglione: Whistler, la farfalla
10. Due americani “cosmopoliti e colti”
11. Onorificenze, medaglie, menzioni onorevoli
12. Il successo: una nuova scuola “maturata qui da noi”

Parte seconda
Il ritorno dei figlioli prodighi. 1870-1913
1. Un complotto segreto ai danni di Thomas Eakins
2. “Renderemo fertile il terreno degli Stati Uniti…”
3. La “banda Monet”
4. Chicago, 1893
5. La nuova moda americana delle collezioni
6. Dalla “scuola dell’ombra azzurra” al Gruppo dei Dieci
7. La rivincita di Thomas Eakins
8. “Come Take a Ride Underground”
9. La scuola della spazzatura contro l’Accademia
10. Entrano in scena i fotografi
11. Viaggio nel paese dei fauves
12. I modernisti sull’oceano

Parte terza
Da Notre-Dame al ponte di Brooklyn. 1913-1948
1. “Guai a chi muore ricco” ovvero Filantropi per tutti i gusti
2. “Un vento glaciale da Est spirò sui nostri artisti”
3. “Santa Fé è la nostra speranza”
4. 1915: New York capitale mondiale dell’arte
5. “Mecenate”: genere femminile, numero plurale
6. Il “primo museo d’arte moderna del mondo”
7. “Senza quel dannato sapore francese”: il modernismo
degli Stati Uniti
8. “Attenzione! Lavori in corso”
9. Le Demoiselles vanno in America
10. “La febbre del West”: gli europei nel Nuovo Mondo
Finale. La danza eroica di Jackson Pollock
Epilogo. New Mexico, 1998: viaggio a Taos